The Hurricane (N. Jewison, 1999)


http://www.imdb.it/title/tt0174856/

Here comes the story of the Hurricane
The man the authorities came to blame
For something that he never done
Put him in a prison cell but one time he could-a been
The champion of the world

È il primo ritornello della celebre (almeno per me) canzone di Bob Dylan dedicata a Rubin “Hurricane” Carter, pugile nero dei primi anni '60 che venne ingiustamente arrestato all’apice della sua carriera (sarebbe potuto diventare campione del mondo) e condannato a tre ergastoli per tre omicidi che non aveva commesso. Passò 20 anni in carcere per poi venire liberato perché, dopo il terzo processo, fu riconosciuto innocente.
Il caso fece molto scalpore anche perché c’era un’evidente (e terribile) ombra di razzismo sulla prima condanna.
Il film di Norman Jewison racconta la sua storia ispirandosi a due libri sulla vicenda (uno scritto dallo stesso Carter in prigione) e assume un inevitabile carattere agiografico prendendosi anche molte libertà (decisamente discutibili) dalla vera storia.
In ogni caso il film è appassionante e ha il merito di coinvolgere ed indignare, raccontando una storia di ordinaria ingiustizia.
Denzel Washington interpreta Carter e la sua è davvero una grande interpretazione, è persino anche abbastanza convincente nelle brevi parti sul ring.
Buon anche il cast di contorno (con Clancy Brown secondino e il grande Rod Steiger che fa il giudice) e bello l’uso del pezzo di Bob Dylan (che non viene mai fatto sentire per intero, anche perché dura oltre 8 minuti).

Un bel film, non fa pesare la sua lunga durata ma ha il difetto (che per me è molto sgradevole) di modificare alcuni fatti per evitare ombre su Carter. È un peccato perché lui ha comunque fatto vent’anni in galera ingiustamente, non era necessario dipingerlo come un santo.

L’ho visto dall’ottimo HDDVD, grande qualità tecnica e molto buono anche il documentario negli extra.

Film solo parzialmente riuscito a mio parere. Ha alcuni dei tipici difetti dei film biografici, con la storia che salta qua e là nel tempo, specie nella prima metà, e il tono agiografico/enfatico è a tratti quasi insopportabile.

Resta da dire che Washington è davvero bravissimo e regge il film alla grande. La cosa che mi è piaciuta di più è la spiegazione di come Carter in prigione avesse un certo punto allontanato tutti per crearsi una specie di gabbia personale nella quale soffriva di meno. Bellissima la lettera che scrive ai suoi nuovi amici in Canada dicendo loro, più o meno, “il vostro amore non me lo posso permettere, mi fa stare troppo male”. E’ un aspetto della storia molto bello, molto umano. Come le scene di Carter che parla da solo nella cella di isolamento, con 3 diverse personalità.

Ridicole invece le parti col vecchio detective che minaccia i 4 amici e la scena del ciocco in macchina.