The Lost City

Il film di Andy Garcia è piuttosto bruttino. Troppo, troppo lungo e in diversi tratti noioso. Andy cerca di fare tesoro delle prestigiose esperienze che ha avuto in passato, penso agli Intoccabili e al Padrino III ma ovviamente non ci riesce. A volte l’inutilità delle scene più lente è esasperante. E non sono questi gli unici difetti.
Detto questo rimane la storia che è interessante, tratta dal libro di Cabrera Infante Guillermo e che narra le vicende di una famiglia benestante di L’Avana nel perido a cavallo tra le dittature di Batista e di Castro. 3 fratelli di cui 2 aderiscono alla rivoluzione e uno se ne tiene fuori disprezzando sia Batista che, in seguito Castro ed infine sceglie di abbandonare la sua terra e ricominciare da zero a new york.
Se fatto bene poteva essere un film che poteva alimentare il dibattito sul regime cubano ma probabilmente passerà inosservato. In effetti in pochi sono a conoscenza delle porcate e delle ingiustizie perpetrate dai rivoluzionari nei confronti di tantissima gente innocente.
Sia chiaro che nel film parla malissimo anche di Batista e mostra che la speranza dei cubani era quella di liberarsi di lui per dare spazio ad una repubblica democratica, cosa che Castro promise ma come sappiamo non mantenne. Purtroppo tra i difetti del film ci sono le rappresentazioni un po’ troppo sopra le righe e caricaturate sia di Batista che del Che e dei rivoluzionari. Da segnalare il cast: Tomas Milian il più bravo, Dustin Hoffman presente solo per un totale di circa 5 minuti, Bill Murray brillante ma penalizzato da una sceneggiatura scarsa, Ines Sastre bellissima e lo stesso Andy Garcia troppo presente e troppo ingessato, lontano anni luce dal suo modello di riferimento, molto esplicito, l’Humphrey Bogart di Casablanca.

I giudizi, per parafrase una celebre frase di Clint Eastwood, sono come il bucodelculo: ognuno ha il suo.
“The Lost City”, nonostante duri quasi due ore e mezzo, non è per niente un film noioso, neppure a tratti, bensì un vigoroso affresco delle vicissitudini di una famiglia borghese cubana travolta dagli eventi della Storia.
Se il giudizio che esce fuori dall’opera prima di Andy Garcia sull’operato del grottesco politicante Batista è di totale condanna, non meno duro, anzi ancora più duro se è possibile, è il giudizio sulla sanguinosa e criminale dittatura imposta a Cuba da Fidel Castro e dai suoi accoliti (in primis un Che Guevara descritto, alla faccia di tutte le compiacenti oleografie, come un fanatico sanguinario).
Il fatto che “The Lost City” sia stato quasi totalmente ignorato, o liquidato in poche righe (vedi “Ciak”, ad esempio), la dice lunga sulla pervicace esistenza anche nel nostro paese dei cultori dei presepi cubani alla Gianni Minà.

ma io concordo con te sulla necessità di fare e far vedere film su questi argomenti e soprattutto trattati in questo modo, con un’ottica non convenzionale (purtroppo) perchè siamo ahimè abituati ad una visione “romantica” delle varie rivoluzioni e delle varie lotte e resistenze. Non riterrei azzardato paragonare questo argomento con l’argomento dell’ultimo discusso libro di Pansa. Fa bene questo dibattito (non su questo thread ovviamente e nemmeno su questo forum) perchè da’ una scossa a molti che hanno ricevuto una educazione univoca, non sbagliata a priori ma censuratoria su molti altri punti. Non sono un esperto del personaggio, ma far vedere che Che Guevara non è SOLAMENTE quello dei diari della motocicletta ma ANCHE questo tipo di personaggio mostrato da Garcia è fondamentale.
Però il mio giudizio sull’aspetto meramente filmico di The Lost City rimane negativo. Sono certo che in mano ad altri avrebbe reso molto di più e sarebbe diventato un film importante. Penso a film di grandi registi e a come vengono rappresentati i potenti e i cattivi e certe scene cruente e noto enormi differenze. Poi ognuno ha reazioni differenti davanti ai film però a me questo non ha dato nessuna tensione o emozione durante la visione.

Questione di gusti e di conoscenze personali, clintestwoodianamente parlando: a me il film di Garcia è piaciuto, e molto. Magari ad Hollywood tornassero a produrre, anziché le solite mulate imbottite di effetti speciali e digitali, film come “The Lost City”.
D’accordo, invece, su tutto il resto: è ora di rimettere in discussione santini e santoni. E quelli cubani, tra i tanti, sono i più esiziali e falsi.

Ma è già uscito? Qui a Torino non lo vedo segnalato da nessuna parte…

A dicembre già esce in dvd…

Ma quand’è uscito in sala?!?

Lo scorso fine-settimana,con incassi miserrimi:meno di 70mila euro…

Una settimana fa circa…:wink:

Qui a Torino i casi son due: o l’hanno tolto dalle sale senza neanche aspettare che passasse una settimana, o non l’hanno distribuito affatto. Propenderei per la prima ipotesi, ma che tristezza…!

Parafrasando il grande Aldo Fabrizi: ma c’avete fatto caso che quelli che proclamavano tronfi “noi Tomas Milian qua”, “noi Tomas Milian là”, non hanno scritto neppure mezza riga su questo film e sulla magistrale interpretazione dell’attore cubano? Fine di un amore e, di conseguenza, delle impegnative audiotrascrizioni?

Eeeh, che ci vuoi fare… l’editoria è un mondo spietato. Quanti libri non usciranno mai (biografici e non), decretando l’oblio nei confronti di artisti famosi. Magari non li pubblicano perchè “è finita un’epoca”, com’è accaduto per la mai apparsa biografia cool di un noto regista italico incompreso.

Fosse il classico caso di “dio li fa e poi li accoppa”, per citare una folgorante battuta del grande Gianni Boncompagni?