Toxic: A Fairytale for Grown-Ups (Geethu Mohandas, 2026)

https://www.imdb.com/title/tt27530512/

Probabilmente il film più costoso dell’anno in India, con una data di uscita più volte riprogrammata, quello che riunisce il maggior numero di star femminili e con un protagonista assente da qualche anno dopo i successi clamorosi dei due K.G.F, uno dei maggiori incassi della prima giornata e… un vertiginoso calo del 92% al box-office il giorno successivo: segno che gli spettatori si sono resi conto immediatamente di cosa si trovavano di fronte!

Cresciuto nei bassifondi insieme alla sorella (povera Nayanthara, altrove notevole), Raya, impersonato dal monolitico Sly indiano Yash, scala la gerarchia della mafia portoghese locale in quel di Goa grazie alla sua rabbiosa e sanguinaria determinazione, nonché a una serie di matrimoni giusti per gli affari ma decisamente sbagliati per i sentimenti. Finirà infatti per sacrificare il suo vero amore per una circense (che si esibisce, tra le altre cose, sguazzando in un gigantesco bicchiere da cocktail :thinking:) e il figlio avuto clandestinamente da lei. Ovviamente, quest’ultimo tornerà per vendicarsi.

Il sottobosco mafioso portoghese in India, l’intrusione nel microcosmo circense e una mano femminile alla regia, che lasciava presagire uno sguardo nuovo sul genere, sarebbero potute essere ottime premesse. Nei fatti, però, assistiamo nella prima parte a una sorta di videogioco girato a velocità folle, nel quale compaiono e scompaiono una quantità spropositata di personaggi appena abbozzati, capitanati da un protagonista che sembra un sadico Elvis Presley; nella seconda parte, a un melodrammone in cui il nostro, in versione hippie, si esporta pure all’estero e cerca di sopravvivere al lutto per il suo amore in maniera molto patetica, riproponendo qualcosa che Animal (2023) aveva fatto molto, ma molto meglio; e infine arriviamo alla parte conclusiva, che meriterebbe un articolo intero a sé stante.

Per intenderci: ho visionato il film insieme a una folla di spettatori che erano lì soltanto per deriderlo. Ogni volta che sullo schermo appariva un dialogo pomposo o una scena assurda già diventata meme sui social, partivano le risate. Una cosa in sé piuttosto fastidiosa, ma negli ultimi 30/40 minuti è calato il silenzio più totale, tanto il livello raggiunto era inimmaginabile.

Yash sbrocca completamente, convinto di essere il protagonista di una tragedia shakespeariana, mentre il figlio, mezzo Joker mezzo Art the Clown, lo asseconda in questa follia. Il tutto si svolge in un’imprecisata foresta innevata e sfocia in un finale che non stonerebbe nei recenti Mission: Impossible. E poi è quasi inutile precisare oltre, perché succede letteralmente di tutto, ma nulla di minimamente razionale!

Attualmente su IMDb questa meraviglia raccoglie un misero 3,7/10, che a dire il vero pare persino generoso. Siamo davanti a uno scherzo mal riuscito, un blockbuster che scopiazza un po’ ovunque — The Usual Suspects, Sin City, The Town (mio Dio, che scena questa!) — e che stordisce lo spettatore con tutti i mezzi possibili, finendo per regalarci uno dei film più kitsch degli ultimi anni. Da gustarsi per quello che è: un film ambiziosissimo che, dopo aver promesso di essere il nuovo grande kolossal del cinema indiano, si è sgonfiato come un palloncino alla festa di compleanno di una classe di marmocchi.

Unici punti positivi se proprio vogliamo: una colonna sonora discreta, il tentativo di introdurre una componente sensuale, quasi del tutto assente nel cinema virilista indiano — anche se, avendo a disposizione un immenso palazzo, viene da chiedersi perché ci siano così tante scene di sesso in automobile — e, infine, la scena del cimitero, già abbondantemente sbandierata nel trailer, che nonostante tutto riesce a essere piuttosto divertente, e quella della presentazione del figlio adulto sotto acido: non si risparmia nemmeno Apocalypse Now!

1 Mi Piace