Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale

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Regia: Gian Vittorio Baldi
Con: Riccardo Cucciolla, Lino Capolicchio, Delia Boccardo, Luca Bonicalzi, Laura Betti, John Steiner, Lou Castel,Lidia Biondi, Giovannella Grifeo.
Produzione: Scale Film / IDI Cinematografica - contributo: Ministero del Turismo e dello Spettacolo
Data di uscita: 13/03/1975

Domenica 8 Giugno ore 20.15 Telepuglia 9

La trama si svolge per buona parte su di un autobus, che viene sequestrato da tre repubblichini fanatici (John Steiner, Lino Capolicchio e Macha Meril).
Capolicchio, fanatico fascista ma anche ignorante, è affascinato dalla cultura dello studente Athos (Luca Bonicalzi) che appunto prende il bus per recarsi all’ultimo giorno di scuola.
Macha Meril anche qui dimostra (come già in L’ultimo treno della notte) di essere portata all’interpretazione di donne sadiche…
Film di una noia abbastanza mortale, seppure con diversi spunti di interesse.
Cucciolla interpreta l’autista dell’autobus.
Il finale è tragico, muiono tutti trucidati dai tre…
Passato su ABchannel qualche mese fa.

Ha tutta l’aria di essere nato come film “di partito” per educare sugli orrori della guerra civile, ma visto oggi assume un certo potenziale stracult.

La povertà della messa in scena, la cinepresa a mano, l’assenza delle musiche lo rendono praticamente un film Dogma.

Capolicchio, fascista semi-deficiente, ha uno dei ruoli più imbarazzanti della sua carriera. Macha Meril sebra uscita da un nazi-porno. Cucciolla ha un ruolo breve ma è bravo anche in una produzione minore come questa. In generale incombe un’atmosfera plumbea e truculenta.

Le corriere a carbonella non sapevo proprio che esistessero, nonostante abbia sentito molti racconti su quel periodo…

Perchè “di partito”?
Esistevano auto, autocarri e autobus a “gasogeno”, alimentate a carbonella.

C’è davvero bisogno di spiegarlo? Molti nostri registi, da quelli famosi ai semi-sconosciuti come senz’altro quello di questo film erano simpatizzanti del PCI. Oggi sembra andare di moda stigmatizzare questo fatto come qualcosa di disdicevole: attitudine stupida, come se si potesse giudicare la storia con il senno del poi. Io non ci vedo nulla di strano: naturalmente i risultati sono andati dall’eccellente all’imbarazzante. E se ci sono stati pochi registi (e ancora meno capolavori) “dall’altra parte”, è un problema loro.

Esistevano auto, autocarri e autobus a “gasogeno”, alimentate a carbonella.

Interessante… speriamo di non essere costretti a ripristinarli …

Quello l’avevo capito così come condivido il tuo ragionamento. Il gruppo dei simpatizzanti era nutrito e andava da Pasolini a Vivarelli con tutte le sfaccettature e le differenze che ci possono essere. È l’utilizzo del termine “di partito” che mi sembra sbagliato perchè sembra quasi indicare una “linea” dettata da altri al regista. Siccome in quel periodo ci sono stati i film “di partito” veri e propri, cioè prodotti direttamente dai partiti (non solo il PCI), questo non mi sembra attribuibile a quel filone. Tutto qui e senza nessuna polemica.

Domanda: secondo voi questo e un film di guerra? Perché nella stanza Eroi all'inferno l'abbiamo così catalogato, e cosi lo considera Cinematografo. Io non l’ho visto, voi che ne pensate?

io lo vedo meglio come film drammatico, il filone è quello de La lunga notte del 43 (fatte le debite differenze stilistiche e di risultato ovviamente)

Penso anch’io, leggendo la trama. Altrimenti dovremo considerare film di guerra anche, che so, Salò…