Un normale giorno di violenza (Giorgio Francesco Rizzini, 1971?)

soggetto e sceneggiatura: G. F. Rizzini; interpreti: Mario Bajo, Giselda Castrini, Alarico Salarolli, Elsa Asteggiano

censura:65420 del 05-11-1974

«La vicenda del film è immaginaria, ma diversi fatti e persone rappresentati sono realmente esistiti. L’azione ha luogo a Milano il 19 novembre 1969»

E’ la giornata dello sciopero generale e la storia dell’operaio Sartori si alterna alle immagini di repertorio della manifestazione milanese: a causa di un infortunio sul lavoro perde il posto e diventa anarchico- maoista (forse un rimando alla di poco successiva strage di Piazza Fontana e le relative dichiarazioni di Andreola), quindi decide di vendicarsi sabotando la sua ex fabbrica.

Dialoghi politicizzati da manifesto studentesco. Prostituzione minorile a sottolineare il degrado urbano (il protagonista vive alle cascine Martesana).
Cienematograficaqmente impalpabile ma ottimo documento storico.
Girato in 16mm (b
).

Breve partecipazione di Ricky Gianco: è un idraulico iin mutuandoni e canottiera.
Cura anche la colonna sonora.

L’articolo del Corriere sul ritrovamento del film:

http://archiviostorico.corriere.it/2007/gennaio/28/1969_film_ritrovato_co_7_070128038.shtml

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Speriamo che per miracolo esca in dvd. Sarebbe veramente interessante vedere questo film documento storico.

Interessante dal punto di vista visivo (alcune immagini degli scontri del 1969, sgomberi di case occupate, un incendio in uno stabilimento in periferia), ma non mi sentirei neanche di definirlo un film. Per arrivare in fondo mi sono armato di santa pazienza…

A me invece il film ha acchiappato abbastanza, vi sono pellicole con le quali ho fatto ben più fatica per giungere al termine.

La vicenda raccontata dal film è piuttosto semplice e lineare, viene narrata però mediante l’utilizzo di materiali eterogenei che rendono disomogeneo il procedere del racconto, connotato da alcune parti più fluide e da altre più pesanti e macchinose.

Alle immagini della grande manifestazione del 19 novembre a Milano si alternano le storie di alcuni personaggi dell’ecosistema della sinistra proletaria ed extraparlamentare: un ex operaio anarchico-maoista che dopo un incidente in fabbrica diventa invalido e perde il lavoro; la moglie, sola e triste, che vive in una dimensione di incomunicabilità e fatica, trascurata da un marito che in testa ha ormai solo la sua ossessione contro il sistema capitalista; uno studente universitario che fa l’attivista politico e riesce a restare in relazione sia con gli anarchici che coi marxisti; i compagni marxisti, che cercano di promuovere il diritto alla casa mediante strumenti di propaganda ideologica come il cinegiornale e coi soliti discorsi caratterizzati dalla retorica altisonante e farraginosa; i disperati proletari che vivono alle cascine sulla Martesana, in condizioni d estrema miseria e necessità economica.

Due sono le cose che mi hanno colpito di più:

  • La prima è il cinegiornale sugli sgomberi e le occupazioni, in cui vediamo all’opera ingenti quantitativi di poliziotti in tenuta antisommossa che non sono altro che imberbi ragazzini con gli occhi sgranati, che schierati lungo le scale degli edifici assistono sbigottiti alle scene di dolore e di miseria in cui si trovano catapultati, con donne disperate che piangono e si stracciano le vesti mentre vengono sgomberate per l’ennesima volta, bambini in lacrime, una situazione di dolore e sofferenza estreme che vengono testimoniate dalle cineprese
  • La seconda è il coraggio e l’incrollabile fiducia nei propri ideali che avevano queste persone che lottavano disperatamente per le cause in cui credevano: il rischio a cui si espone il protagonista con il suo sodale per sabotare la fabbrica, una situazione di tensione e paura estremi senza che possa venirgli in tasca nessuna contropartita concreta a livello personale, solo per mettere in atto qualcosa che possa contribuire alla realizzazione di un ideale.

Le musiche sono presenti in modo disomogeneo ma sono molto buone, in particolare ci sono due o tre pezzi da poliziesco all’italiana davvero potenti.

Nei primi minuti si vede un cameo del regista Rizzini, nei panni di un proletario che, lasciando per un attimo da parte la lotta di classe, si avventa su un flipper.

Le sequenze più difficili da sostenere sono quelle in cui i compagni marxisti parlano di politica, ancora mi stupisco di come si potesse usare quel linguaggio pesante ed estremamente macchinoso (ed in fin dei conti vacuo) tra persone comuni, tra amici. Come se non si potesse parlare dei propri valori ed ideali in modo più spontaneo ed autentico. Ogni volta che mi guardo questi film militanti sessantottini mi viene in mente la bella canzone di Maolucci Al limite cioè:

Per quanto tu possa condividere visione e valori è difficile non finire con l’addormentarsi di fronte a certi discorsi!

Ecco alcune pagine tratta dai giornali del periodo, che fanno percepire come l’evento storico che fa da sfondo alla vicenda del film fosse stato davvero un momento caldo ed altamente significativo dell’attualità politica e sociale.

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