A come Alice (Giancarlo Nanni e Paolo Gioli, 1972)

Mi accosto a questa bizzarra produzione televisiva realizzata dalla sezione Programmi Sperimentali della RAI senza sapere nulla dello spettacolo teatrale da cui è tratta, senza sapere nulla del suo autore e del percorso di teatro avanguardistico che sta mettendo in atto in italia (qualcosa di parallelo a quello che poteva essere il Living Theatre in america): tutto questo lo scoprirò solo successivamente, informandomi.

Lo guardo attendendomi qualcosa di strambo e lisergico e vengo effettivamente stordito da ciò che mi trovo davanti: fricchettoni stralunati abbigliati in modi bizzarri che con recitazione alienata declamano passaggi del libro di Carroll, personaggi rivisitati in modo grottesco, amatorialità mista ad audacia, costumi e scenografie pacchiane ed artigianali, libertà creativa totale, sregolatezza ed improvvisazione.

Il film prosegue senza soluzione di continuità, saltando di palo in frasca da una sequenza all’altra, continuamente sopra le righe e pacchiano, divertente ed assurdo.

La cosa che più mi ha colpito, oltre alla bellezza del trucco e dei costumi degli artistoidi alternativi degli anni '70, è la scelta di location suggestive ed evocative, dalle onnipresenti cascate di Monte Gelato al litorale laziale, dal girdino dei mostri di Bomarzo (azzeccatissimo luogo dove far interagire tra loro una serie di personaggi così strampalati!) ad antichi borghi medievali a strapiombo su vallate incontaminate.

Un film senza capo né coda, ma dannatamente suggestivo!

Linko qui una bella introduzione, trovata SUL WEB, allo spirito che avevano queste produzioni dei Programmi Sperimentali della RAI:

(riporto il testo per i posteri, in caso la pagina originaria sparisse in futuro):

Qui in fondo un fotogramma della sequenza alle cascate di Monte Gelato, a disposizione degli amici del davinotti in caso volessero inserirla nel loro speciale dedicato a questa location.

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