American guinea pig 2: bloodshock (2015, M. Koch)

sorta di symbol pornture, rito satanico eseguito da mengele via barker o viceversa (ogni ordine dei nomi è assolutamente centrato), setticemico incubo art-house con soluzioni di altissima macelleria che stanno tra le cose più malsane e perverse mai esperite, il mad-doctormovie più malato e disturbantissimo di sempre, iskanov e mou mandati a raccogliere pomidors nei campi salentini e una trama della stessa natura del sogno all’insegna del perché sì! che non offre un millimetro di spazio a madama spiegoni. se proprio si vuole isolare un episodio dal brand e definirlo capolavoro, è qui che ha senso farlo e occorre puntare ogni avere. splatterpunk che nulla fa per ammortizzare o sublimare il disagio, anzi è tutto un massimizzare gli esponenti fino all’allucinantissimo quarto d’ora finale, che vorrebbe a suo modo essere liberatorio e diciamo così solare, ed è davvero qualcosa che fa implorare pietà. stordente fino all’insostenibilità assoluta, come un noè fuori giri mentre balla la lambada con spasojevic, una delle sequenze più devastantissime di tutto il cinema horror. al termine ci si ritrovano addosso due dita di strati di napalm e non basta una tanica di passiflora per riaversi.
astenersi impressionabili e schizzinosi, si, ma quale orgasmo..!!

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