Anda Muchacho, Spara (Aldo Florio, 1971)

Su Sky CinemaClassic, martedì 14/02 ore 08

ANDA MUCHACHO, SPARA di Aldo Florio (1972)

con:
Fabio Testi, Eduardo Fajardo, Massimo Serato, Luciano Pigozzi, Daniel Martín

Registrate mi raccomando!

edit: FILM COMPLETO

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E’ già tutto programmato…:wink:

Consigliatissimo. Molte situazioni, come potrete notate, sono riprese dai primì due titoli della cosidetta “trilogia del dollaro” leoniana.

Registrato tempo fa da Sky ma non ancora visto…è con Fabio Testi,nevvero?

Ottimo master nel corretto formato cinematografico: ottimo per il mio dvd recorder :slight_smile:

Non è uno dei miei western preferiti. La trama si perde un po’ tra il tema del carico d’oro e la figura della “schiava-prostituta”…e a tratti l’avevo trovato un po’ noioso.
Fabio Testi poi è un po’ troppo “leccato”, a me intrigano di più i personaggi trasandati e sporchi alla Django, o folli alla Klaus Kinski.

Per rendere bene l’idea, Massimiglian, dovevi citare un celeberrimo titolo: preferisci “Quei disperati che puzzando di sudore e morte”…

Domani, 25 marzo, alle 09:50 su FX

Mercoledì prossimo in edicola per la Fabbri

Master spettacolare veramente,preso oggi il dvd Fabbri in edicola.

Appena finito di vedere,confermo l’ottimo master,salvo nei titoli iniziali che presenta qualche piccola sporcatura e per la sequenza finale (ultimi 30 sec) dove l’immagine cambia di definizione e colore(sembra quasi sfuocata).
Il film è carino niente di strabiliante ma si lascia guardare,inoltre a me piace molto Testi e quindi la pellicola ne guadagna.
Tantissime le analogie con i film di Sergio Leone,dal personaggio principale che ricorda molto Eastwood a tantissime sequenze nel film che riportano alla memoria i capolavori Leoniani.Consigliato.

Il dvd presenta sottotitoli in Italiano e una galleria fotografica come extra,inoltre l’intera filmografia di Testi.
Musiche: Bruno Nicolai
Durata:100’ min (ma in verità 99’)
video 2,35:1 16\9 wide colore
audio: dual mono2.0

Ecco il commento contenuto nel libretto della Fabbri: «…A prima vista la sceneggiatura sembra richiamare in modo quasi calligrafico alcune suggestioni narrative e visuali sperimentate da Sergio Leone in Per un pugno di dollari. Effettivamente i punti di contatto sono troppi per essere casuali. Il personaggio di Joselito pare ritagliato sul Silvanito del film di Leone e il vecchio telegrafista richiama nei modi e nelle battute il becchino Piripero dello stesso lungometraggio. Come accade al pistolero senza nome interpretato da Clint Eastwood, poi, entrambi sono gli unici alleati su cui Roy può contare in una situazione in cui tutti gli altri personaggi sono carnefici e complici o pavidi e sottomessi. La stessa collocazione del villaggio vicino alla frontiera messicana o le cure prestate di nascosto da Joselito a Roy dopo il pestaggio rimandano al film di Leone. La citazione diventa addirittura esplicita nelle sequenze che aprono la scena del duello finale, quando il protagonista emerge da una nuvola di polvere provocata dal vento nello stesso modo in cui Clint Eastwood sbucava dal fumo dell’esplosione da lui provocata. Tutte queste osservazioni non devono però trarre in inganno. Anda muchacho, spara! non è una sorta di riscrittura di Per un pugno di dollari. Le citazioni rappresentano una sorta di punto di riferimento per un film che introduce una serie di forzature decisamente interessanti allo schema del primo film di Leone e, in genere, della trilogia del dollaro. La prima è che l’antieroe interpretato da Fabio Testi pur non essendo all’inizio guidato da particolari inclinazioni filantropiche come il pistolero senza nome di leoniana memoria, perde progressivamente l’indifferenza nei confronti del mondo che lo circonda. Quando arriva nel villaggio la sua unica intenzione è quella di riuscire a mettere le mani sull’oro di cui gli ha parlato Emiliano e nulla più. Non è troppo interessato alle condizioni dei minatori messicani e Redfield e compagni gli sono nemici soltanto perchè possiedono l’oro che gli interessa. Con il procedere degli eventi però il taglio della narrazione cambia registro in modo inaspettato. I dialoghi e le situazioni evolvono progressivamente, introducendo prima una denuncia antirazzista molto vicina a quella del Django di Sergio Corbucci e poi una severa critica all’accumulazione capitalistica simile a quella mossa dallo stesso Corbucci in Gli specialisti o di Giulio Questi in Se sei vivo spara. I due concetti hanno sviluppi diversi. Se la critica al razzismo diventa rapidamente esplicita con la rappresentazione dell’inumana riduzione in schiavitù dei minatori messicani e delle violenze sessuali su Jessica, quella all’accumulazione capitalistica si sviluppa attraverso un processo più lento. La svolta è nella scelta di non tenere l’oro per sé, come inizialmente progettato, ma di restituirlo ai legittimi proprietari, cioè i minatori che l’hanno estratto con il loro lavoro, non senza metterli in guardia sul fatto che la libertà ritrovata vale più di qualsiasi tesoro. Alla fine la consapevolezza è chiara ed esplicita: l’oro corrompe la coscienza. Per questo decide di lasciare la città insieme a Jessica. L’eccessiva ricchezza è un rischio anche per lui: «Me ne vado prima di avere qualche tentazione di troppo…»…»

registrato da FX e visto oggi

un western veramente godibile
Fabio Testi interpreta un ottimo personaggio e la parte finale è molto emozionante

Una bella sorpresa.
Confezione di lusso, nonostante non si tratta di sicuro di una grossa produzione. Molto belle in particolare la fotografia luminosa e le musiche malinconiche di Nicolai. Nonostante il film sia del 1971 (Giusti lo dice girato addirittura nel 1970 e uscito due anni dopo), tira già quell’aria strana e crepuscolare, “post”, di un po’ tutti i western (non comici) degli anni ‘70. C’è quella certa atmosfera triste tipica del decennio, gli ideali terzomondisti, l’andamento ondivago e sfocato della trama, l’aria un po’ troppo cappellona delle comparse, numerose scene di nudo e soprattutto l’uso insistente e ossessivo dei flashback che svelano pian piano le motivazioni dei personaggi… quest’ultimo elemento un filo rosso che lega molti degli ultimi veri spaghetti, da “Il grande duello” a “Keoma”.

Secondo ed ultimo western di Aldo Florio(che nel cinema ha fatto poco ma bene)è un buon omaggio a “Per un pugno di dollari”(le location sono quasi le stesse)con un grande colonna sonora di Bruno Nicolai e una regia di livello.Tra i primi ruoli da protagonista per Fabio Testi(in un ruolo alla Clint Eastwood)ma i migliori sono Josè Calvo(che riprende quasi lo stesso ruolo del primo western di Leone)ed Eduardo Fajardo in una parte alla Klaus Kinski.Più bella che brava Charo Lopez mentre Massimo Serato si vede solo in alcuni piccolo flashback
Alcune voci del doppiaggio
Fabio Testi:Michele Kalamera
Eduardo Fajardo:Virginio Gazzolo
Romano Puppo:Giancarlo Maestri
Ps:come è il dvd “IIF home video”?

Di questo film esiste anche il dvd tedesco della rainbow collection della Koch Media con audio italiano e un ottimo master.
Contiene anche una mia lunga featurette con il regista Aldo Florio (qui la scheda sul mio sito)

Anche stavolta, per mettere a tacere i soliti cialtroni, ci tengo a precisare che non mi entra in tasca nulla dalle vendite del dvd, io sono già stato pagato.

gran film!! non conoscevo questo regista, davvero una bellissima sorpresa
oltretutto Florio nell’intervista brassiana del dvd Koch (master strepitoso) si dimostra umilissimo e critico verso il film ma personalmente l’ho trovato ottimo, soprattutto per come è girato, l’atmosfera di tensione, l’azione, gli attori, e anche la musica

La colonna sonora di Nicolai è, per me, la cosa più bella del film (che comunque considero molto molto molto buono). Musiche davvero straordinarie.

Marco Giusti ha annunciato la scomparsa del regista Aldo Florio.

Per ricordare Aldo Florio lascio pubblica per qualche giorno la mia featurette con lui su questo film.

Il bel ricordo di Ernesto Gastaldi per l’amico Aldo Florio:

Oggi è morto il bravo regista Aldo Florio. Grande uomo, un mio amico da 60 anni, l’uomo che al mio arrivo a Roma mi aiutò come fossero stati grandi amici, ma l’avevo incontrato nel 1953 per pochi minuti da Ferrua, in un bar di Biella, mi offrì un Punt & Mes, e , sapendo che avevo intenzione di fare cinema mi diede il suo indirizzo di casa, pensando che non sarei mai venuto a Roma. Invece andai a suonare alla sua porta nel 1955 insieme a Peppo Sacchi, quello avrebbe fatto cadere il monopolio della RAI fondando Telebiella: allora eravamo entrambi ragazzotti senza arte né parte, solo con la voglia di fare cinema. Ci accolse a casa, ci sfamò, ci cerco una stanza e ci trovò lavoro come comparse in Guerra e pace, a Cinecittà, e ci diede una mano per entrare al Centro Sperimentale di Roma. Da allora, 60 anni di amicizia. Ho bevuto unPunt & Mes, come facevamo da 60 anni ogni volta che ci incontravamo. Era il mio ultimo grande amico romano, dopo la scomparsa di due mesi fa di Tonino Valerii. Ho bevuto un Punt & Mes, l’ultimo, alla memoria. Non resta che piangere