Convinto che l’aneddoto della scrivania si trovasse su Nocturno n 195 di marzo 2019 all’interno dell’intervista al compositore Giuliano Sorgini realizzata da P. De Sanctis e E. Ercolani, mi sbagliavo. Comunque di battute su Pannaccio ne spara parecchie (intervista interessantissima), descrivendolo quasi alla stregua di un maniaco sessuale, “uno che improvvisava senza una vera organizzazione”, ma preparato, esperto nel suo lavoro, determinato, non stava mai fermo. Allego piccola parte:
da “Luce rossa”:
Segnaliamo che il cognome del cineasta è registrato all’anagrafe senza l’accento sulla ‘o’ finale, e che talora risulta ortografato con questa modalità anche in alcuni documenti delle Camere di Commercio e nei titoli di testa di qualche film (…). Le persone che gli sono state a lungo vicino sciolgono l’enigma: «Si chiamava proprio Pannacciò», ci dice il suo ex collaboratore Stefano Zito, «gli avevano cambiato il nome all’anagrafe, semplicemente perché si dimenticarono l’accento. Poteva pure succedere, perché allora le comunicazioni arrivavano a mano». «L’accento c’era, non so se lo cambiò lui», conferma la sua ex-compagna Elena Fusco Sicilia, madre dell’unico figlio del regista. «Ecco cosa mi disse: che aveva fatto delle modifiche sul suo stato anagrafico, probabilmente per un fallimento che aveva avuto. Era del 1923, ma aveva modificato la sua data di nascita, per accelerare un fallimento. Mi ricordo questo particolare dell’età, che aveva fatto una modifica, probabilmente sia della data che dell’accento» (dichiarazioni raccolte da F.Grattarola nel corso di incontri avvenuti in luoghi e tempi diversi durante l’autunno 2007).
beh che uno possa recarsi a un ufficio anagrafico chiedendo di cambiare l’anni di nascita per accellerare un fallimento me par na s…ata…salvo che non abbia unto pesantemente chi di dovere
E dove sta scritto che andò all’ufficio anagrafe a manomettere i documenti originali?
e allora come li ha manomessi?ergo erano dei falsi scritti su un pizzino?