Aspettando il Sole - Ago Panini, 2008

Titolo: Aspettando il Sole
Regia: Ago Panini
Anno: 2008
Durata: 96 minuti
Genere: grottesco
Paese: Italia
Cast: Raoul Bova, Giuseppe Cederna, Vanessa Incontrada, Gabriel Garko, Raiz, Claudia Gerini, Claudio Santamaria, Bebo Storti
Produzione: laCasa Film

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Film italiano abbastanza poco “italiano” come concezione e montaggio, riferendosi al cinema degli ultmi 20 anni in Italia. Difficile persino classificarlo, in bilico tra noir, grottesco, surreale, paradossale, e umor nero. Il tutto è ambientato in una notte italiana del 1982, “da qualche parte”, ed ha come centro nevralgico un albergo, il Bellevue, gestito da Giuseppe Cederna. In ogni camera del Bellevue c’è una storia che viene raccontata, inframezzata dalle altre, in una continua frammentazione che smonta e rimonta il film. Le singole vicende si intrecciano e in qualche misura si disintegrano l’un l’altra; come non bastasse, oltre al tono marcatamente “sopra le righe” delle storie e delle interpretazioni degli attori, Panini si diverte pure a bombardare lo spettatore con continui insert tra fotogramma e fotogramma, spesso concretizzando ciò che metaforicamente il protagonista sta dicendo, pensando o immaginando. Quasi immagini subliminali, che esemplificano l’astrazione in oggetto.

Tutto questo guazzabuglio rende naturalmente assai particolare e coraggioso il film, e potrebbe pure essere intrigante, laddove però le singole storie avessere corpo e spessore. Nella maggior parte dei casi i racconti sono talmente “minimi” e concentrati da lasciar appena afferrare qualcosa dei personaggi, che rimangono figurine, magari simpatiche, ma esigue. Buffi i personaggi, ma alla fine ti chiedi…perché? Cosa? Dove? Quando? Il finale non aiuta, buttandola sul grottesco, e lavandosi le mani di tutti i protagonisti della vicenda.

C’è chi ha definito l’intreccio vagamente altmaniano (io dico pure un po’ tarantiniano), il che è abbastanza vero, il resto lo farebbe il taglio sarcastico e pungente della narrazione, abbastanza atipico; altrettanto vero pure questo, però Aspettando Il Sole vive quasi unicamente di forma, delle sue atmosfere surreali; le storie sono funzionali alla “grotesquerie” e non viceversa, nonostante il buon cast assemblato. Alla fine non si ha la minima idea di dove si è andati a parare e si rimane solo con quel sapore nero pece in bocca, magari divertente, ma fine a se stesso, a mio parere.

Molto ben riuscite secondo me le caratterizzazioni dei personaggi e dei vari episodi…simpatico ben fatto , non banale, ma in quanti l’avranno visto???

Visto ieri sera in dvd, a me è piaciuto molto, belle caratterizzazioni, bei personaggi, bell’atmosfera. Il problema è che un film del genere, che altrove verrebbe apprezzato normalmente, da noi venga considerato come “difficile” semplicemente data l’assenza di buonismi o finali consolatori. In un certo senso mi ha ricordato un mio film culto, L’Ultimo Capodanno, apprezzato altrove e massacrato in Italia, anche qui diverse storie che s’intrecciano, tra il grottesco e il caricaturale, fino ad una ben strana agnizione finale. Nel cast una menzione speciale per Vanessa Incontrada, Bebo Storti, Giuseppe Cederna e Michele Venitucci. E complimenti alla Gerini per il corpo sfoggiato. DVD dal master travagliato, la compressione è evidente in certi punti, extra corposi (backstage di 48 minuti, scene tagliate per 18 minuti, più altro).

Ho lavorato diverse volte con il regista su spot commerciali (per esempio questo) e una decina di anni fa mi capitò di leggere la sceneggiatura di questo film, dato che la società in cui lavoravo si sarebbe dovuta occupare degli effetti visivi, soprattutto nelle inquadrature con la colonia di termiti che pian mano divorano l’albergo fino al crollo finale.
Come spesso accade alla fine non se ne fece niente e sinceramente neanche ricordavo che poi il film fosse stato realizzato. Non so neanche se nel film ci siano le scene in questione.

Allora comunque il titolo era “12 scimmie in una scatola” e l’ambientazione era americana. Per esempio, il tizio che sta al telefono con la ex fumando una sigaretta dietro l’altra era un uomo nero di mezza età, mentre qui mi pare sia interpretato da Raoul Bova, e tanto basta.

Alla fin fine le impressioni che si ricavavano dalla lettura erano molto simili a quelle descritte da D-Fens, compresi i riferimenti cinematografici, visto che dieci anni fa eravamo in piena era Tarantino/Fincher (alcune scene erano descritte nello stile acrobatico di Fight Club e Panic Room).

Ora mi avete fatto tornare la curiosità e vedrò di rimediarlo.

Alla fine è sempre coperto dal telefono, ho capito che era lui solo controllando su Cinematografo.it.