Baby invasion (Harmony Korine, 2024)

Un ennesimo esperimento sul linguaggio audiovisivo ad opera di Harmony Korine, che è transitato anche sugli schermi del festival di Venezia.

Un videogioco iperealistico viene diffuso sul dark web, degli individui vestiti di nero, armati fino ai denti e che indossano della maschere da neonato fanno irruzione nelle lussose ville dei ricchi, uccidono, portano via soldi e oggetti di valore e se ne vanno. Il videogioco dà dipendenza e crea confusione nella testa dei giocatori, che iniziano a non percepire più il confine tra finzione e realtà.
Squadre di streamers armati di tutto punto si organizzano e trasformano il virtuale in reale, facendo vere incursioni nelle case dei milionari, godendosi i lussi, spassandosela in piscina o nelle terrazze panoramiche, ammazzando senza alcuna remora gli abitanti e diffondendo il tutto tramite delle live sul darkweb.

Non è un film come propriamente lo intendiamo, è più che altro un’esperienza audiovisiva, strutturata su un costante frenetico sottofondo di musica techno che ritma le immagini; a livello visivo ci troviamo davanti a una stranissima commistione tra animazione 3D, riprese dal vero ed immagini generate dall’AI, il tutto incorniciato da una grafica da videogame e accompagnato da interazioni e commenti tipici delle piattaforme di stream.

Non c’è dialogo, non c’è psicologia dei personaggi, solo azione e dinamiche tipiche dei videogiochi, a dipingere l’affresco di questa gioventù totalmente priva di morale e di riferimenti valoriali, il cui unico credo è denaro + divertimento + sballo.

Del film esistono due versioni, una “solo musica” e l’altra, quella passata a Venezia, nella quale una voce femminile in stile vocalist da discoteca dice frasi suggestive che commentano vagamente quello che sta avvenendo (c’è tutta una metafora relativa ai conigli che non vi sto a spiegare perché non l’ho capita neppure io :rofl: )

L’esperienza della visione è sicuramente affascinante, merito della continua ricerca e voglia di sperimentazione dell’autore.

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non ho mai granché digerito alcunché della cine-parabola di korine ed ero indeciso se inforcarlo perché prevenutissimo. qui invece fa il botto. la fa finita con ogni discorso sul disagio adolescenziale, sull’adelescenza e in un più di un senso anche col cinema in quanto formato. più che vedere, lo si deve subire/cavalcare: non è un film bensì un esperimento estetico alieno che dice addio a ogni certezza formale, testuale e mediale dove tron e max headroom, videoarte malata e mitopoiesi dark web, babygang e neopsichedelia, homeinvasion sintetica e livestreaming interattivo pov, tecnoraving e lewis carroll scardinano ogni percezione di realtà, cinema e gioco. a mali estreaming, estrema ludopsicopatia. in una sola parola: ipertrip. chi ha il bernoccolo dello stato alterato di coscienza vi si butti senza rete.

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