non ho mai granché digerito alcunché della cine-parabola di korine ed ero indeciso se inforcarlo perché prevenutissimo. qui invece fa il botto. la fa finita con ogni discorso sul disagio adolescenziale, sull’adelescenza e in un più di un senso anche col cinema in quanto formato. più che vedere, lo si deve subire/cavalcare: non è un film bensì un esperimento estetico alieno che dice addio a ogni certezza formale, testuale e mediale dove tron e max headroom, videoarte malata e mitopoiesi dark web, babygang e neopsichedelia, homeinvasion sintetica e livestreaming interattivo pov, tecnoraving e lewis carroll scardinano ogni percezione di realtà, cinema e gioco. a mali estreaming, estrema ludopsicopatia. in una sola parola: ipertrip. chi ha il bernoccolo dello stato alterato di coscienza vi si butti senza rete.
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