Baseynat aka The Swimming Pool (Binka Zhelyazkova, 1977)

Bela, adolescente in conflitto con la madre giornalista allineata ai valori della società, perde il suo tempo in una piscina fino all’incontro con Apostol, architetto dai progetti utopisti sempre scartati dalla pubblica amministrazione, vedovo che non ha ancora superato la morte della moglie e la cui tristezza contribuisce al suo fascino. L’essere ai margini li unisce e le discussioni diventano infine più profonde o almeno frizzanti. Un terzetto a volte é meglio di un duo e la nuova aggiunta é Buffo, un esuberante clown / artista surrealista che contribuisce briosamente alla caotica frequentazione.

Verboso fino allo sfinimento, il film è saturo di riflessioni, riminiscenze, rumori, eppure paradossalmente attraversato da un’incredibile indagine di strada sul significato del silenzio. È proprio in questa contraddizione che risiede una delle sue intuizioni più affascinanti, non lontana dallo spirito de L’uomo dei cinque palloni, in cui l’accumulo ossessivo (di parole, di idee, di simboli) diventa un dispositivo per interrogare il vuoto, l’impossibilità di una comunicazione autentica e il fallimento delle utopie individuali.

Intriso fino al midollo di storia e cultura locali, che si fanno metafora e simbolo non sempre immediatamente decifrabili da un pubblico centro-europeo, il film è surrealista, ermetico, scostante: molti aggettivi per un’opera impegnativa che meriterebbe senza dubbio almeno una seconda visione, se non per comprenderla del tutto, almeno per lasciarsi nuovamente travolgere dal suo flusso.

La regista bulgara sembra alternare opere radicalmente uniche nel loro genere, come l’incredibile The Tied-Up Balloon a film più narrativi e storici come We Were Young o Life Flows Quietly By…. Inoltre, pare nutrire una vera passione per i palloncini, che assumono valenze simboliche inaspettate e che tornano con forza anche qui così come nel suo film più celebre del 1967.

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