E per finire in bellezza dopo Fashion movie, Il grande momento e Triangolo erotico completiamo la quadrilogia con una perlona di quelle più uniche che rare. Un film porno sì, ma così folle da richiamare un’attenzione ad ampio raggio finendo consequenzialmente per essere conosciuto anche da chi è difficoltosamente accostabile ai videoamatori di questo genere. È una grande fortuna per le attuali e future generazioni che sia disponibile on line, edito in VHS dalla Video80 di proprietà dello stesso regista, ristampato da BL Comm è assolutamente introvabile anche nella versione aggiornata in DVD pubblicata da quest’ultima label, segno che è andato nel corso dei decenni sempre a ruba, diventando da subito articolo da collezione. Stesso dicasi per la locandina.
Come sapete adoro giocare a fare l’anti-critico raccontando un po’ la storia e tagliando proprio sul finale per spronare il lettore a vederlo, commentando qua e là quest’attrice o quella scena con fare divertito, mi piace aggiungerci le mie battute da bar, in fin dei conti spararci su qualche cazzata in amicizia, ma qui non ce ne sarebbe davvero bisogno, rischiamo l’overhumorism sommandola alla mole inimmaginabile di cavolate smitragliate a tutto spiano. Adorabile, mirabolante, bisogna scomodare il “migliore” Alan W Cools di Biancaneve e co., ma che dico?! Bisogna stanare L’infermiera di campagna per tentare di arrivare a 'sti livelli. È un fiore nel deserto… sì, un cactus… proprio un film del cactus! Lo dico subito apertamente: secondo me il responsabile ha avuto l’illuminazione e soprattutto l’ha messa in pratica di ritorno da un’indianata di quelle ignoranti fra vecchi amici. Accetto obiezioni solo se motivate da concreta ipotesi alternativa ma credo non ci sia altra spiegazione, e comunque nessuna attenuante. Neppure generica.
Dalla prima nota della travolgente sigla di testa scommetteresti casa e auto di proprietà che è l’Ubaldo del cinema “caldo”, Bath-man/Shanon arriva in bici, tranne il costume tutto sommato a norma è la stessa sequenza de La dottoressa di campagna, ma qui ci si spinge “ancora più giù, più giù, più giù e ancora più giù, più giù, più giù” (cit.). Occhio alla postura, imperdibile ogni entrata in scena del protagonista, peggiorata da un comportamento da vero imbecille. Incoscientemente la voce off vorrebbe convincerci che siamo negli Stati Uniti e per aiutare l’immaginazione - ma qui credo che non funzionerebbe neppure il più potente fra i funghi allucinogeni - vengono usate solo un paio di bandiere a stelle e strisce ubicate ora qui ora là spostandole di scena in scena. Altro che Arancia meccanica, Curia e la sua banda sono vestiti come i New York Dolls! E come se non bastasse sono capitanati da una sciagurata checca in frac che naturalmente fa riferimento al Pinguino, lo storico nemico di Batman. A dispetto dei santi si volle infilare pure uno spunto di fantascienza con alieni dipinti d’argento e scenografie di domopak. Potremmo già fermarci qui ma devo a tutti i costi citare il Poker - invece del Joker! - con costume da giullareee… sì, scusate, avete ragione… da buffone (visto il tenore è più appropriato) e le sue Pussy-girls in tuta tigrata. Sul versante hardistico con Bennet sei sempre in una botte di ferro, stavolta vuota perché il contenuto se l’è bevuto tutto lui, non rinuncia ad aggiungere una pennellata di idiozia neppure alle scene spinte, vedi il finale dello stupro di Sabrina e quello della doppia penetrazione subita da Guia. L’unica della sua carriera, da porno-attrice navigata la caliente moretta capisce di essere stata ingaggiata per un ruolo di spessore in una pellicola di un certo livello e alloraaa… arriva a centrare l’interpretazione più incisiva del suo percorso artistico.
Se il mix vi gusta salite pure a bordo, attenzione però non c’è contraddittorio nel dire che siamo davvero nelle mani non dico di un pazzo, ma di un uomo libero da ogni ragionevole remora sì! È un viaggio di sola andata, lo spettatore rimane di sale, come attraversato da un’illuminazione improvvisa che innesca un circuito segreto si costituisce senza condizioni all’insensatezza, avvolto da quella incredulità che piace è incapace di reagire davanti ai “poteri” di Bath-man - “Per il bene dell’America!” e parla in romanesco - e dei suoi implacabili nemici - “Entriamo dalla finestra”, “Ma se c’è la porta aperta!”, “Sul copione è scritto entriamo dalla finestra”.
Sparpagliò le carte in tavola, anche chi era avvezzo (in quanto ci lavorava dentro) alle porcate andò in tilt, non bastava Sharon sulle pagine di Video X che si va a sognare la presenza della cara zia svedese, ci si mette pure anonimo recensore su Turbo del marzo ‘87 aggiungendo come rafforzativo “alcuni succulenti primi piani di Marina Lotar tratti da Klito-Bell”. E ci schiaffa qualche aspiratutto frajesiano rubato da Bocca bianca bocca nera (sic!)…
Eeeh… magari, magari! Mentre giravano avrò avuto 6/7 anni, fossi stato già maggiorenne sarei stato disposto a rischiare il tutto per tutto entrando in società a livello produttivo con Bennet pur di vedere la mia adorata valchiria all’interno di questo abominio. Una montagna di panzane tali da renderlo dispeptico anche per il carnalmente spietato consumatore-tipo del porno, infatti il povero Rocco D’Amato a scopo precauzionale è costretto ad aggiungere una paginetta al suo DizionHard nell’irrealizzabile intento di introdurlo, di poterlo spiegare a chi non aveva avuto ancora la fortuna di vederlo. “Trash, Scult, Zeta, e chi più ne ha più ne metta…”, neppure Andrea Napoli riesce a trovare le giuste parole per definirlo nel Nocturno Dossier numero 72, ci prova anche Franco Grattarola su Luce rossa (“Sapidissimo pornofumetto”). Marco Giusti, Manlio Gomarasca, Antonio Tentori, travolge proprio tutti, anche Magni non rinuncia ad inserirlo in Contaminations - guida al fantacinema italiano anni 80. Patrizia, la figlia del responsabile, non ha scampo, non può esimersi dall’impilarlo fra i titoli indimenticabili sul Dizionario del cinema hard scritto assieme a Vanni Buttasi, ma non trova il coraggio di allargarsi nel rilasciare commenti.
"E’ probabilmente il più grande porno trash italiano del decennio", anche al di là delle Alpi il giudizio è univoco, Delirium gli dedica mezza pagina perché al solito “Comment” accoda inaspettatamente una “Second Opinion” (!) di una ventina di righe, un rosario di insulti col coltello fra i denti. In tempi recenti sembrerebbe essere stato accluso all’irrintracciabile “Pack Batsploitation vol. 1 (las copias mas bizarras de Batman)”, applaudito senza riserve lì in Spagna dove decenni prima riuscì ad approdare nei cinema, “Questa è senza dubbio la versione più folle e spassosa. Anche se non ha nemmeno i sottotitoli ed è tagliato abbiamo riso a crepapelle per quello che abbiamo visto. Gli italiani si aggiudicano il premio” (Katanas y colegialas).
Smaltita non senza una certa fatica la particolare alterazione dello stato mentale subita l’unica domanda intelligente che ci si può porre davanti a questo accumulo di demenzialità demente è: ma secondo voi si rendevano conto di cosa stavano combinando?
Bennet tocca qui il cielo con un dito, o se preferite infila il braccio grufolando nel tombino, niente può fermarlo, rivela una sovrumana intraprendenza, un sangue freddo che manco Rambo, il vero eroe per acclamazione del film è lui, osa a tal punto da accettare il rischio di essere trascinato per capelli da Warner Bros. e DC Comics in tribunale (ed uscirne in mutande restando in siffata mise per il resto dei suoi giorni). Gli è andata bene forse perché solo sugli affissi nei cinema italiani leggiamo Bath-man dal pianeta Eros, in video è sempre uscito come Klito Bell - con o senza trattino al centro - altrettanto sui titoli di testa, e non ci sono prove schiaccianti ma un alibi di ferro, nelle immagini sulle cover o leggendo la trama sul retro, niente, non compare neanche lontanamente “Bath-man”, nè per iscritto nè in presenza fra le foto.
Che cos’altro si può aggiungere in casi di siffatto anarchico libertinaggio? Quale insegnamento fattivo tramandare ai posteri? Potrei sgattaiolare via avvalendomi dell’aiuto di un grande sentenziando “Un giorno senza sorriso è un giorno perso”… ma giustamente qualcuno potrebbe indispettirsi e allora andiamo di nazionalpopolare che è meglio, davanti a un film così a cuor contento mi sento di dire: GRAZIE DI ESISTERE!!!





