Bianco Rosso e Verdone (Carlo Verdone, 1981)

All’ennesima visione del film, che per me comunque rimane un capolavoro ed un must assoluto, ho notato alcune incongruenze legate al “sacchetto delle medicine” della nonna di Mimmo. In particolare nella scena in cui Mimmo va a prendere la nonna (Sora Lella) mette la lista delle medicine che gli dà sua zia dentro il sacchetto (lo si vede chiaramente) e poi ripone in maniera disattenta il sacchetto stesso sul tetto dell’auto poichè si deve smontare il sedile anteriore del passeggero per far sedere più comodamente la nonna di Mimmo affetta da dolori alle gambe. Questa lista però compare inspiegabilmente nelle tasche di Mimmo quando deve recarsi a comprare le medicine in farmacia nel momento in cui credono di aver dimenticato a Verona o smarrito il sacchetto. Tanto che la “riapparizione” miracolosa è accompagnata dalla frase di Mimmo che dice: “Menomale che me so tenuto sta lista!”. Anche il sacchetto sul tetto dell’auto appare e riappare a piacimento. Infatti una volta messo sul tettuccio dell’auto, non è visibile nella scena immediatamente successiva (di cui allego lo screenshot) in cui si vede l’auto ripresa da dietro, per poi riapparire incredibilmente legato al sedile nelle scene in cui nonna e nipote si appropinquano a recarsi in farmacia.

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Er principe e Raoul

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Direttamente dalla pagina Facebbok “Carlo Verdone Fans” ecco di seguito il testo del monologo finale in dialetto lucano di Pasquale Amitrano.

<<E io volev’ dì adess sultant’ ‘na cosa ce devo dicere! Io ‘ndat Germani busc’ de cul, va bin’? Attempo’ aiu scificatu! I’ ppart’ di German, cue sciuft’el. Arriv’ o Pass’ d’o Brenner’, cett’e cose, ‘a… ‘a rad’ cu i cassett’… jet afferit’. Arriv’ pan’ata cos’, ariprende n’ariglione, arisciutu tuttuquandericose eccet d’e cose… tuttu quand’: ‘e borchie? Nun fa’ gnent puru quell! Arijut ‘nd’a machin’a icciut tuttuquandcose eccetuttuquancettdquandquaricose e cettuttuquandquaricosevote aiui d’i pacch’, pacchett’ d’u sup’rmarket ehh… gnend, arrivatngerdpunt ngerpiddì. Ariparingend ariv’ ad Orvieto, ariccose, iliò, ‘u sedil’anderior’ ecceter, vabbè, u parabrezznderior, i tergicristalli, termnand’ u fanalin’. A po pssand ghieat’ cosìccet’ ce po’ fa’ pur’io chi c’è nu pover’ disgraziat’ ca nunpotinegarinneniend, e unzipotiredigar, - no io so stat’ sfortunato eccitpadcos. E allora voi nun me potete fare niende, eccet, sapete che vi dico? Sapete che vi dico? Che andate a pijiare tutti quandi inder culo. Va bene ??

Arivederci!>>

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Ultimi suggerimenti a Raoul a Piazza Pantanella…

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So che è in arrivo un’aria depressionaria di 982 millibar…

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E la risposta fu un poco professionale, però indubbiamente sincero “Ma va a cagher!!”…:pig_face::joy::nerd_face:

Acronimo ACI..
Ammappalo che ignorante.
:rofl::rofl::rofl::rofl::rofl::rofl::rofl:

Disponibile su YouTube qui:

rivisto ieri sera su Cine34, sempre con piacere.

Per me il monologo finale di Pasquale con l’unica battuta intellegibile che pronuncia, è la chiosa perfetta di tutto il film, sopratutto dopo il malinconico e cinico finale dell’episodio precedente.

Però la maglietta di Mimmo con la scritta Mimmo fa tanta tenerezza e anche un pò di pietà… chissà se all’epoca ne stamparono qualcuna per il lancio pubblicitario.

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Vedi @bastardnasum posso dirti che, anche se era la moda del momento, farsi stampare le tshirt personalizzate con il nome e pupazzi, cartoon, la famosa lingua dei Rolling Stones, di locandine dei film ne esistevano veramente poche e questo di Verdone non esisteva proprio.
Gli unici film “stampati” erano The wall, la Febbre del Sabato sera, Grease e Rocky
Ahimè ne avevo anche io, pensa che gusto barbaro, scelsi una verde pistacchio con il “pupazzo” del Cavallino Michele, celebre mascotte del programma di Mike Bongiorno, Scommettiamo.

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https://youtube.com/shorts/OinhTf4KIZY?is=xmy3BSibP4iQJdw0

La maglia “mimmo” era il tipico souvenir da riviera romagnola (e non) praticamente sfogliavi un catalogo con vari trasferibili, personaggi di cartoni animati soprattutto, e le letterine, venivano poi incollate a caldo sulla maglietta con una pressa a caldo.
Dalle mie parti si vedevano tantissimo negli anni '80 solitamente erano t-shirt bianche con nome in rosso.
Sicuramente ne avevano una anche @cug e @Lollauser che ricorderanno il chioschetto che le faceva.

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Le facevano anche a Roma ma erano un po’ diverse. Magari c’era sopra una pessima fotografia quasi sempre di San Pietro (ma con incongruamente scritto sopra Rome, scritto proprio così) perché era quella che diciamo così fotograficamente si stagliava meglio rispetto al Colosseo e potevi fare aggiungere il tuo nome. E manco te le regalavano. Costavano tipo, certo sono passati tantissimi anni, sulle 10-11.000 lire che nella prima metà degli anni 80 per una maglietta di scarsissima qualità era una bella cifra. Ovviamente i romani se ne guardavano bene dal comprarle.

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