Blackenstein (W. A. Levey, 1973)


Secondo gli addetti ai lavori della gloriosa HomeMovies il blaxploitaion in Italia non vende, è un genere di nicchia. Sulla carta tutti interessati, ma alla fine le uscite restano invendute. Bè, questo Blackenstein è proprio la nicchia della nicchia. Se studio universal e addirittura la Rai hanno portato in Italia e in italiano un buon numero di pellicole di questo sottogenere, se Blacula si può considerare addirittura un cult anche qui da noi…purtroppo questo Frankenstein di colore non ha avuto stessa fortuna.
E ribadisco purtroppo perchè il film è dignitosissimo e se si fosse premuto un po’ di più su sangue e gore, il Frankenstein nero sarebbe da annoverare sicuramente nell’olimpo dei mostri alternativi del cinema, al pari del Dracula afro.
La storia è stravolta quanto basta da quella classicissima. Una dottoressa si presenta al castello del Dr Stein per diventarne assistente e salvare il fidanzato rimasto un tronco umano in vietnam. L’assistente del dottore (l’Igor della situazione, qui un torcione afro per nulla deforme), respinto dalla bella dottoressa, per ripicca e gelosia saboterà le cure del professore, trasformando il fidanzato (da poco trapiantato) in un pazzo maniaco affetto da gigantismo che va in giro di notte ad uccidere.
Niente creazioni in laboratorio con parti di cadaveri quindi, bensì dei più normali trapianti miracolosi di arti su un paziente saltato su una mina in vietnam. Il trucco del mostro riprende quello classico dei film della universal con il nostro gigante macrocefalo con tanto di calotta cranica squadrata e cubica.
Anche le musiche variano dal funky e r’n’b d’ordinanza a parti orchestrali che non mi stupirei siano state prese in prestito da qualche horror anni 30-40
Il film ha intenti serissimi, non è una trashata alla troma e se qualche risata la strappa è assolutamente involontaria.
Peccato davvero per i troppi omicidi fuori campo, per alcune scene che sembrano essere tagliate con l’accetta in modo sospetto, ma c’è da dire che io ho visto la versione standard da 79 minuti (l’unica che sia stata sottotitolata in italiano) e che quella extended potrebbe contenere più sangue e frattaglie
Ma anche così resta un film assolutamente molto godibile e vale la visione già solo per curiosità

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