Gustavo è stato un cartone animato davvero unico e ricco di significati.
È sorprendente che un personaggio nato in Ungheria sia riuscito a conquistare il cuore dei bambini italiani nati come me verso la fine degli anni sessanta e visti in tv tra il 1976 e il 1978.
Quando le trasmissioni sul primo canale nazionale si interrompevano all’improvviso, si ricorreva a lui, oppure mandavano in onda 3*4 episodi nella fascia pomeridiana dopo il telegiornale delle 17.00 spesso letto Vittorio Citterich, Bianca Maria Piccinino o Giuseppe Vannucchi.
Mi colpiva allora che la serie non avesse veri e propri dialoghi, ma solo dei brontolii, lagne e lametele.
Ogni episodio raccontava una storia a sè.
Nella maggior parte dei casi Gustavo era un impiegato pubblico statale, a volte era sposato, altre volte scapolo.
Vi era però un elemento costante: tutte le donne che compaiono nella serie hanno delle tette enormi, cosa che piace molto al nostro eroe, un particolare davvero singolare visto l’orario che era dedicato ai bambini, venivano mandati in onda in un Italia ancora fin troppo bacchettona.
Disinteressato al proprio aspetto fisico (probabilmente non è mai stato in una palestra, né tanto meno ha praticato jogging né altre attività sportive), Gustavo si scontra con i suoi oppositori in diverse situazioni, in cui finisce per trovarsi in situazioni spiacevoli senza volerlo.
Si confronta così con il playboy seduttore, l’ubriacone presente al bar, l’automobilista bloccato dal traffico del dopo lavoro costantemente nervoso e str…, il vicino di casa più logorroico di lui.
Ma nella sua assoluta quotidianeità, Gustavo era invidioso, geloso, diffidente, asociale e spesso egoista.
Talvolta, però, sapeva mostrare altruismo e simpatia verso chi era più debole e vulnerabile conquistando anche una briciola di simpatia in più.
E’ probabilmente questa umanità imperfetta e contraddittoria a renderlo ancora oggi così riconoscibile: non era un eroe, ma un uomo comune alle prese con una società più grande, più assurda e più ostile di lui.
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Gustavo lo ricordo fin dagli inizi dei ‘70. Era uno dei personaggi di quel contenitore chiamato “Oggi Cartoni Animati” che facevano il martedì alle 13:00 sul primo canale. Andavo alle elementari e mi facevo portare di corsa a casa appena uscito da scuola per non perdere il programma. A me è sempre piaciuto nonostante fosse trasmesso insieme ai “solari” cartoni di Hanna e Barbera.
Rivedendo questi episodi a colori, la magia un po’ si perde. Il bianco e nero esaltava la povertà del cartone ed il suo animo “sovietico”, così distante dal modello culturale italiano dell’epoca.
A mio avviso, anche con gli occhi di un adulto, resta un bel prodotto.
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