Cleopatra (Joseph L. Mankiewicz, 1963)

Nove nomination, quattro Oscar conquistati (ma non come miglior film né per la miglior attrice protagonista), 44 milioni di dollari di esborso (pari a circa 300 attuali) che mandarono la 20th Century Fox sull’orlo del fallimento. Il secondo film più costoso di sempre della storia del cinema americano. 6 ore di durata iniziali poi ridotte a 4 e a 3. 65 costumi per Liz Taylor, compreso un abito a 24 carati. Set “faraonici” (è il caso di dirlo) addirittura costruiti due volte, a Londra e Roma, poiché Liz si ammalò di polmonite, venne ricoverata in ospedale e subì addirittura una tracheotomia d’urgenza, quindi per la convalescenza fu consigliabile il clima romano anziché quello anglosassone. Mankiewicz venne licenziato e ri-assunto perché nessuno aveva il coraggio di accollarsi una tale patata bollente. Oltre all’esoso budget sforato, si potrebbero scrivere libri con l’aneddotica riguardante il film, dalle gelosie tra Rex Harrison e Richard Burton, alla passione adulterina scoppiata proprio tra Burton e la Taylor, o agli attori sostituiti all’ultimo tuffo (al posto della Taylor si era pensato anche a Joan Collins e Audrey Hepburn…Audrey Hepburn!!!).

Nonostante tutto e nonostante le tante critiche tiepide e negative ricevute all’uscita, questo kolossal rimane magnifico a mio parere. Riempie gli occhi. Tante sono state le pellicole su Cleopatra ma questo è diventato IL Film su Cleopatra, ovviamente anche grazie alla Taylor, che qui è davvero una delle cose più belle mai viste su un grande schermo dai fratelli Lumiere ad oggi. Il film è un monumento al coraggio, all’ambizione e all’ostinazione, basti pensare che nel 1963 non c’era CG che tenesse, scenari, comparse, costumi eccetera erano tutti veri, giusto l’ausilio di qualche fondale dipinto a impreziosire. Le dimensioni sono megalomani, gargantuesche, tutto è enorme, maestoso, immenso, a perdita d’occhio. A fronte di momenti meno riusciti, che non mancano, ci sono veri e propri vertici di cinema meraviglia (i bagni di Cleopatra, gli interni del palazzo di Alessandria, l’entrata di Cleopatra a Roma, la sua morte).Spesso i battibecchi tra Cleopatra/Taylor e Marco Antonio/Burton sembrano proprio dei litigi tra moglie e marito, così come le loro riappacificazioni e civetterie romantiche. La rappresentazione che Hollywood dà del periodo storico è alquanto posticcia e superficiale; dialoghi, espressioni, recitazione corporea, semplificazione estrema delle dinamiche e dei rapporti sa più dell’America dei tempi di Liz e Dick che del 50 avanti Cristo. Rex Harrison gigioneggia vistosamente, mentre Burton dà vita ad un maschio “alfa” tutto virilità e testosterone, anche se col procedere della storia vira platealmente sul patetico. Menzione d’onore anche per Martin Landau e per Roddy McDowall (anche se il suo Ottaviano sembra uscito da una di quelle pellicole bizzarre e caricaturali sui vari Nerone e Caligola). Sui personaggi ci sarebbe molto da dire l’eunuco che pare Lady Gaga o Calpurnia, la moglie romana di Cesare, che pare la Pina di Fantozzi (soprattutto rispetto alla bellezza abbacinante della Taylor). Io ho il dvd doppio disco della Fox (zero extra), per la durata di 244 minuti, la più lunga esistente. In alcuni passaggi il doppiaggio cambia poiché si tratta delle scene inegrate rispetto alla versione di 3 ore e dunque ridoppiate appositamente. Un film immenso, assolutamente da godere.

Debbo dire che mi è sempre mancato il coraggio di affrontare questo film, come del resto lo stesso Spartacus di Kubrick e altri polpettoni storici del periodo. Chiaramente sono lacune che prima o poi dovrò colmare.

Per chiudere in bellezza dovete vedere l’imprescindibile film Cleopazza, con i mitici Don Backy e Ave Ninchi.