Dark Bar

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Anno: [/b][/i]1990
Regia: Stelio Fiorenza
Con: Marina Suma, Richard Hatch, Barbara Cupisti, Alessandra Stordy, Vincent Regina, Patrizia Bettini
Musiche: Carlo Siliotto

In un locale notturno molto in voga si spaccia e si consuma droga…

http://www.film.tv.it/scheda.php/film/9584/dark-bar/
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=6950
http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp?codice=26321&completa=si
http://www.imdb.com/title/tt0094949/

in onda su sanmarinortv il 18 marzo alle ore 22:30:):slight_smile:

Dvd in uscita a dicembre:

http://www.videociak.net/customer/product.php?productid=20990&cat=&page=

Il Velluto Blu de’ noantri… :shock:

No no, non scherziamo, questa è una boiata orrida di proporzioni abominevoli. Mal girato, mal montato, pessimamente recitato, velleitario, sconsclusionato e sciancato come poche altre pelicole mi sia capitato di vedere. Addirittura ci sono scene raccordate ad minchiam, del tipo, Marina Suma inseguita in un parco, è notte, ma girato l’angolo è pieno giorno, nel film però sono passati si e no 5 secondi…

Il Dark Bar è il locale attorno al quale ruota la vicenda (nelle intenzioni del regista, perché poi, a livello di sceneggiatura, ha un peso molto relativo), geniale la sua rappresentazione super kitsch: descritto più volte dai protagonisti come un locale ambiguo e sinistro, popolato da strane creature, praticamente si risolve in un videoclip dei Duran Duran, con gente truccata di giallo o di verde, costumi pseudo punk ma anche fashion-chic, e cocktail che sembrano una spremuta di liquame ectoplasmatico alla Ghostbusters.

I dialoghi, e le conseguenti azioni che ne scaturiscono, sono senza né capo né coda. Nesssuna cognizione di ritmo cinematografico, si passa dall’estenuante spinto al non-sense totale. Tolti i due protagonisti principali (la Suma e Richard Hatch), la maggior parte dei personaggi non ha ragion d’essere, appare e scompare senza nessi logici, né beneficia di alcuna introduzione allo spettatore.
Aggiungeteci che nel dvd della AVO gli ultimi 20 minuti sono bellamente fuori sincrono, con i labiali che arrivano a circa 2 secondi dal sonoro dei dialoghi, puro “effetto estraniamento” brechtiano.
Meravigliosa la colonna sonora “d’autore”, una litania insopportabile, una voce femminile, senza accompagnamento strumentale, che canta alla Marlene Dietrich der Tufello, praticamente un incudine fisso, inamovibile, sull’inguine.

Abbondantemente oltre i confini del trash.