Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte - Il Nastro Bianco (M. Haneke, 2009)

http://www.imdb.com/title/tt1149362/

Visto ieri sera in dvd, non so, a mio avviso l’anno scorso a Cannes si son fumati il cervello. Girato in un magnifico bianco e nero, interpretato in maniera impeccabile, eppure a mio avviso assolutamente carente di ritmo, una noia mortale, la cecagna era in agguato continuamente. Haneke vuole fare Bergman, ma a mio avviso ne copia solo i lati peggiori. Capisco il suo punto di vista:

According to Haneke, the film is about "the origin of every type of terrorism, be it of political or religious nature.

ed in effetti il film è spesso inquietante, disturbante, ma una mezz’ora in meno avrebbe allievato le sofferenze dello spettatore, a tutto vantaggio del ritmo. Una delusione.

Non è che “si son fumati il cervello”: è che la Huppert, a capo della giuria, DOVEVA in qualche modo ringraziare Haneke, che le fece vincere il premio come miglior attrice nel 2001 per “La pianista”. “Dimenticando” così “Bastardi senza gloria” e “Il profeta”…
P.S. Se come ringraziamento gli faceva un bocchino, era molto meglio. Per Haneke, e soprattutto per noi cinefili…

Incollo quanto scrissi all’uscita del cinema ad ottobre 2009:

Visto stasera al cinema (tutto esaurito, per altro…).

Film meraviglioso, per quello che mi riguarda Haneke si conferma come il più grande regista vivente, il più lucido e il più ferocemente rigoroso nel rappresentare l’umanità.
È un film molto lungo (due ore e mezza) e non è certo un film facile e leggero quindi non è certo per tutti ma solo per spettatori preparati.
Tecnicamente è, come sempre, straordinario. Il bianco e nero è splendido e quasi doloroso per la bellezza struggente di certe composizioni. Come sempre nel cinema di Haneke ci sono lunghi silenzi, lunghi piani sequenza, interminabili inquadrature a camera fissa… Attori tutti bravissimi (soprattutto perché ben diretti) e storia davvero forte e drammatica, ricca di simbolismi, allegorie e metafore. A suo modo è un film molto disturbante.

Non è il mio Haneke preferito (che rimane Il Settimo Continente) ma si tratta comunque di un film bellissimo ed estremamente potente.
Da vedere (ma non è per tutti).

L’ho trovato molto impegnativo ma bellissimo. Non è una visione facile per la lentezza e la durata ma alla fine della visione ero pienamente consapevole di aver visto un gran pezzo di cinema.
E’ un thriller ben nascosto sotto una cappa rigida di timori, paure e rigore morale, glie eventi che sconvolgono il villaggio passano in secondo piano per raccontare ed illustrare le inquietudini che animano i suoi abitanti.
L’ho trovato debitore a Bergman, “La fontana della vergine” per la purezza della ragazza del maestro e soprattutto “Luci d’inverno”, la dichiarazione di disprezzo del prete all’insegnante ha molte similitudine con quello che si crea tra il medico e la sua infermiera.

La visita del contadino alla salma della moglie ripresa da lontano mi ha ricordato molto la distanza densa di pudore in bianco e nero di Bela Tarr.

Bello, blu-ray italiano molto buono.