De Hollywood à Tamanrasset (Mahmoud Zemmouri, 1990)

Film algerino che, in farsa, denuncia la perdita dell’identità culturale del paese, a causa dell’invasione di massa della cultura pop statunitense, dovuta alla diffusione delle antenne paraboliche. Una seconda colonizzazione, dopo quella avvenuta ad opera dei francesi, che rischia di cancellare le radici culturali del popolo algerino.
Questa in soldoni la tesi del film, sostenuta con registro umoristico e costantemente sopra le righe.

La trama è semplice. Nella città di Tamanrasset ormai si sta diffondendo a macchia d’olio la mania per la televisione americana, e i protagonisti dell’intreccio sono una serie di personaggi che scimmiottano nel vestiario e negli atteggiamenti le varie star del piccolo schermo made in USA: JR e Sue Ellen di Dallas, Kojak, Colombo, Baretta (questo non lo conoscevo!), ma anche Clint Eastwood, Rambo, Spock, …
La recitazione è davvero a livelli mediocri, in alcuni casi da recita parrocchiale; la trama è un canovaccio giallo volutamente sciocco, che deve venire risolto dal trio Kojak-Colombo-Baretta. Dopo un po’ però l’aspetto goliardico/parodistico perde di interesse, la vicenda inizia ad essere ripetitiva ed annoiare. Probabilmente chi appartiene a quella cultura continua a divertirsi per tutto il film, vedendosi riflesso nello specchio deformante della parodia; per tutti gli altri spettatori (me compreso) la noia fa capolino dopo una mezz’oretta buona ed arrivare alla fine della pellicola diventa un po’ pesantuccio.

Per togliersi lo sfizio suggerisco di guardare almeno i titoli di testa.

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