Il film che fece conoscere Weir e Williams al grande pubblico, che praticamente lanciò Ethan Hawke, epocale e generazionale, e o lo si odia moltissimo o lo si considera un totem da venerare, un faro, una stella polare che indica la rotta (presente!). Ovvio che poi lo sbrodolo di magliette & co. “Carpe Diem” ha fracassato i maroni all’umanità, ma il messaggio rimane, potente, dall’inizio quanto il prof. mostra le foto dei vecchi alunni, al finale fuori prospettiva. Il brivido è stato farlo vedere alla figlia adolescente e vedere le reazioni. Mi sa che devo prestarle l’antologia di Whitman che comprai all’epoca.
È proprio uno di quei film stile “marmite”, nel senso che lo si odia o lo si ama, e proprio come la marmite ci sono dei periodi in cui l’ho odiato profondamente e periodi in cui l’ho molto apprezzato. Resta il fatto che Dead Poets Society è un film profondamente pericoloso, nel senso che ha un messaggio molto forte e sufficientemente ambiguo per essere usato come giustificazione per i peggiori comportamenti da testa di cazzo, e d’altra parte, se il tuo messaggio di fondo può essere stampato su magliette&co per il mercato di massa, significa che è quel giusto mix di nazionalpopolarità e profondità di facciata che diventa fastidioso in fretta e che genera reazioni altrettanto da testa di cazzo. Cosa voglio dire con questo? Che il “carpe diem” e il cantare fuori dal coro che a una prima e superficiale lettura possono sembrare messaggi universalmente positivi, senza una vera bussola morale possono essere facilmente dirottati verso quello che Banfield chiamava il familismo amorale, l’arraffonismo solipsista per cui l’incel medio che posta su 4chan chiama il resto del mondo “NPC”, ovvero “non-playing characters”, come se fossero personaggi di videogioco senza personalità né “agency” (nel senso di capacità dell’individuo di determinare e dare un significato al proprio ambiente attraverso la coscienza intenzionale e l’azione riflessiva e creativa). Insomma prendi il messaggio che nasce come critica al reaganismo appena terminato e con un facile accartocciamento lo fai diventare il manifesto di un rugged individualism che nel giro di qualche decennio sarà fatto di conformismo di cappellini rossi, AR-15 e prodotti rigorosamente anti-woke.
È emblematico di questa stortura l’adattamento italiano della poesia di Frost The road not taken in cui la voce sempre sull’orlo delle lacrime di Carlo Valli dice:
“Due strade trovai nel bosco e io, | io scelsi quella meno battuta. | Ed è per questo che sono diverso.”
Nell’originale “Ed è per questo che sono diverso” è and that has made all the difference. e non serve un master in letteratura angloamericana per capire che il significato è completamente stravolto: il messaggio qui che lancia Keating è sul dover essere diversi quasi per il gusto di esserlo, il significato originale (Frost non è che sia particolarmente esplicito) è più qualcosa di introspettivo, che lascia intendere l’idea che qualunque sia la strada che prendi alla fine avrai sempre un certo rimpianto per le cose che probabilmente ti sei perso. Non a caso, i versi precedenti alla frase citata dicono “Lo dirò con un sospiro a anni e anni di distanza”.
Sto diventando noioso e potrei andare avanti per ore ma poi a fare post troppo lunghi durante le cacate mattutine ti viene il formicolio alle gambe e non va bene, se posso concludere con una facile sintesi di stampo hegeliano l’o si odia o l’o si ama menzionato giustamente da @almayer, diciamo che tendo a detestare la lettura superficiale che tende a generare l’atteggiamento bastiancontrarista da bambini mai cresciuti che cercano l’attenzione urlando “CAZZOFIGACULOTETTE”, apprezzo molto di più la spinta a una lettura più profonda anche delle sorgenti rapidamente citate e spesso adattate maluccio (ma d’altra parte anche il doppiaggio ha le sue esigenze!), e magari non c’entra tantissimo ma una libertà molto sottovalutata è quella di cambiare idea, no?
So che non è in linea con la policy del forum e rischio il ban, questa volta non su base volontaria, ma la lettura di @CUG del “carpe diem” non merita un semplice cuoricino:
![]()
E’ stato il primo film che ho avuto la fortuna di guardare in un cinema di prima visione, mi ero appena trasferito a Torino. Mi piacque, commovente e spassoso in egual misura; mi irritavano i commenti idioti di qualche spettatore che non lo apprezzava, evidentemente la divisione fra estimatori e detrattori era già cominciata. A distanza di anni, non ho una gran voglia di riguardarlo: diciamo la verità, era tanto brillante quanto ingenuo e truffaldino nell’idealizzare la figura dell’insegnante, il desiderio degli allievi di realizzarsi e ribellarsi al conformismo borghese loro imposto. Credo che alcuni lo odino perché smercia illusioni, altri lo amino perché vorrebbero tanto che fossero reali. Un po’ come Rambo: quanti di quelli che fanno il tifo per lui guardando il film nella realtà lo bollerebbero come delinquente e vagabondo da sbattere al gabbio?
ps. Mi complimento con Cuc per l’interpretazione/ traduzione della poesia di Frost, che mi ha lasciato il dubbio se attribuire la versione italiana ad approssimazione (capita spesso) o a un disegno politico ben preciso.
La parola giusta, che nel mio precedente post non mi era inspiegabilmente venuta, è “Paraculo”
Be’, sì. Un po’ come l’insegnante idealista interpretato da Michele Placido in Mery per sempre, anche se lì il contesto era molto diverso e il messaggio che trasmetteva una denuncia sociale condivisibile. In DPS, è tutto un inneggiare all’anticonformismo ma con un docente carismatico che trovi appunto nei film, un gruppo di ragazzi idealisti (fatta eccezione per il lecchino fetentone che viene sputtanato sul finale) e naturalmente un rettore arcigno che incarna la Reazione. Troppo bello per essere vero, pure lo stereotipo degli adulti che non comprendono le aspirazioni dei loro pargoli è stantio.
Bello vedere un thread in cui si parla del film che si ha visto, e non sul perché uno non lo vuole andare a vedere. È indubbiamente paraculo rivisto con i nostri occhi ormai occhialuti, e concordo che poi purtroppo il messaggio è stato ripreso dai soliti mentecatti che lo usano per giustificare i loro sproloqui. Ma ho visto l’effetto sulla figlia 13enne, che ancora ha fiducia nel futuro, e ritengo sia comunque necessario, pur col suo messaggio paraculo.
Beh, diciamo che negli ani 50 e 60 non lo era, facevi quello che decidevano i genitori e punto. E in molte famiglie, soprattutto se bene abbienti, rimane lo standard.
Non saprei dire se sia necessario, come dicevamo il rischio è che la percezione della sua paraculaggine finisca con l’inacidire ancora di più gli scettici. A 13 anni si è così innocenti da non fare testo, bisogna convenire su questo; però, come dicevo sopra a me era piaciuto, lo vedevo bene che era una ruffianata ma a livello emotivo mi prendeva. E’ una bella fiaba, alla fine idealizzare il mondo che ci circonda e desiderare un miglioramento è umano. E un prof come Keating l’avrei voluto anch’io.
Mica tutti gli adulti sono conformisti e incapaci di cogliere le aspirazioni dei figli. E mica la frustrazione dei figli si traduce sempre in comportamenti nobili o poetici. I ragazzi son tutti sensibili e aperti alla sperimentazione, con l’eccezione del lecchino che è ottuso e fetente come da copione. Ripeto, molto fittizio… ma va bene così, è un film e non pretendevo verismo assoluto.
Assolutamente. E proseguendo negli studi qualcheduno l’ho pure trovato. La potenza della scena finale rimane intatta a distanza di anni.
Sai che su questo sono d’accordissimo e penso che contribuire a instillare l’idea che una vita migliore sia possibile (idea che è anche collegata alla ragione per cui non sopporto un buon 90% dei tifosi della mia squadra del cuore) compensi a tutti i facili paraculismi di cui questo film può essere accusato. Certo, i semi vanno sempre gettati sul terreno fertile, altrimenti diventano sporcizia.
Io invece ricordo di averlo detestato da ragazzo; per anni ne ho avuto un ricordo pessimo, mi sembrava particolarmente banale nel messaggio e nell’esposizione dello stesso.
Poi, francamente, ricordo tra i miei coetanei (a scuola e non) una pioggia di carpediem e capitanomiocapitano, a sproposito*, che veramente dopo un po’ non se ne poteva più.
Invece rivedendolo molti anni dopo lo rivalutai - è meno paraculo di quel che può sembrare; forse la parte finale è troppo compiaciuta e scontata, però capisco le esigenze hollywoodiane e vabbè dai, pazienza.
Secondo me il film fa venire voglia di dedicarsi all’insegnamento, più che di avere un insegnante come Keating.
Qualcuno sa quando passò in prima TV in Italia? Non trovo questa informazione.
*Indice comunque della popolarità del film e della sua influenza mediatica.
Ottobre o novembre 1991, prima TV su RAI1. Era un lunedì.
Quando lo vidi in TV mi piacque parecchio ma confesso che non utilizzai un occhio critico e mi abbandonai all’emotività stimolata da quel bel racconto. A mente fredda posso condividere il fatto che sia abbastanza paraculesco e costruito freddamente a tavolino dalla solita Hollywood, senza particolari velleità autoriali. Tuttavia all’epoca il film per me funzionò, sia per la monumentale prova di Robin Williams sia per la bella regia di Weir. Ogni tanto, vivaddio, si può lasciar via libera ai sentimenti senza troppi approfondimenti. Dovrei però rivederlo, magari con la vecchiaia mi sono inaridito…
Williams tra l’ altro stava messo male causa divorzio, pare che sul set, contrariamente al solito, stesse sulle sue. (E fanculo alla consecutio)
Del film ricordo poco se non qualche flash e ovviamente il finale, perchè lo vidi solo l’anno della sua uscita o forse quello dopo, poi mai più riguardato.
Il fatto interessante è che ce lo fece vedere a scuola non mi ricordo quale prof delle medie, un operazione che ripensandoci oggi da adulto non riesco a vedere di buon occhio.
Il messaggio appare a caldo positivo, stimolante e “rivoluzionario” ma in realtà è fortemente ambiguo visto in un’ottica educativa, e forse potenzialmente pericoloso se non affiancato e controbilanciato da una serie di input che lo contestualizzano in un’ottica di libertà si, ma rispettosa di quella del prossimo. Come hanno già scritto cug et altri.
E questo tipo di contesto secondo me è uno di quelli che deve arrivare dai genitori, non da altre figure tipo professori che vogliono fare loro stessi gli pseudo rivoluzionari, ecc.
Comunque il fatto che dopo tutti questi anni ne parliamo ancora così, testimonia in un certo senso l’importanza del film (qualunque essa sia) ![]()
Non capisco perché tale messaggio proveniente da qualcuno interno all’istituzione scolastica potrebbe essere controproducente o addirittura pericoloso.
Argomenta se ti va.
In linea di massima, chiunque si occupi d’educazione in senso ampio (e sappia lavorare in modo efficace) ti insegna in primis che la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri. Questo è il primo step per poi riuscire a spronarti ad essere veramente te stesso. Forse a te è capitata un’esperienza negativa in tal senso?
Qui si scoperchia un vaso di Pandora che meriterebbe un topic educativo apposta…
Concordo, poi io in quegli anni ero al liceo, magari aver avuto un’insegnante come Keating, le insegnanti che avevo erano quanto di più fossile ci possa essere. Secondo me il messaggio era positivo e potente, a prescindere dagli usi e soprattutto abusi fatti successivamente.