Dillinger è morto (Marco Ferreri, 1968)

Glauco (Michel Piccoli) è stufo del suo lavoro, stufo della bella moglie con perenne mal di testa (Anita Pallenberg, ex di Mario Schifano, Brian Jones & Keith Richards), stufo di trombarsi la donna di servizio (una deliziosa Annie Girardot), non riesce a dormire e si mette a cucinare…

Girato nella casa di Mario Schifano (a parte la cucina che è quella della Tognazza di Velletri), un film pessimista sul presente e sul futuro, pur col miraggio della destinazione prediletta di Gaugin. Camei di Carole André e Adriano Aprà.

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Pregevole, lo possiedo dall’uscita, il bd CGHV del 2018 che (oltre a perfetti audio e video) dispone di un ottimo comparto extra peraltro curato da Nocturno… :writing_hand:

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presente su RaiPlay in buona qualità
io l’ho rivisto dopo tantissimi anni e devo dire che è un gran film
i detrattori si basano principalmente sulla sceneggiatura ultra minimale, ma la cosa sorprendente è proprio come un film del genere possa non annoiare affatto grazie soprattutto a un’interpretazione eccezionale di Michel Piccoli
poi sui significati borghesia, alienazione ecc. ognuno può vederla come vuole, sono considerazioni per me secondarie di cui mi frega poco

da recuperare, l’occasione RaiPlay è buona

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Film che paradossalmente giunge al suo scopo se riesce ad annoiare lo spettatore.
Ho visto su youtube una bella intervista ad Aprà in merito al film, anche se -per come la vedo io, ovviamente- parlando del finale lo analizza in maniera sin troppo “intellettuale”; però mi ha fatto riflettere che non sarebbe stata una cattiva idea se Ferreri l’avesse lasciato più ambiguo, in anticipo a Taxi Driver (per fare un esempio). Ma, sempre secondo me, Ferreri non era un regista interessato a lanciare significati o metafore da recepire tra le righe: quello che voleva dire te lo sbatteva in faccia.

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