Glauco (Michel Piccoli) è stufo del suo lavoro, stufo della bella moglie con perenne mal di testa (Anita Pallenberg, ex di Mario Schifano, Brian Jones & Keith Richards), stufo di trombarsi la donna di servizio (una deliziosa Annie Girardot), non riesce a dormire e si mette a cucinare…
Girato nella casa di Mario Schifano (a parte la cucina che è quella della Tognazza di Velletri), un film pessimista sul presente e sul futuro, pur col miraggio della destinazione prediletta di Gaugin. Camei di Carole André e Adriano Aprà.
Pregevole, lo possiedo dall’uscita, il bd CGHV del 2018 che (oltre a perfetti audio e video) dispone di un ottimo comparto extra peraltro curato da Nocturno…
presente su RaiPlay in buona qualità
io l’ho rivisto dopo tantissimi anni e devo dire che è un gran film
i detrattori si basano principalmente sulla sceneggiatura ultra minimale, ma la cosa sorprendente è proprio come un film del genere possa non annoiare affatto grazie soprattutto a un’interpretazione eccezionale di Michel Piccoli
poi sui significati borghesia, alienazione ecc. ognuno può vederla come vuole, sono considerazioni per me secondarie di cui mi frega poco
Film che paradossalmente giunge al suo scopo se riesce ad annoiare lo spettatore.
Ho visto su youtube una bella intervista ad Aprà in merito al film, anche se -per come la vedo io, ovviamente- parlando del finale lo analizza in maniera sin troppo “intellettuale”; però mi ha fatto riflettere che non sarebbe stata una cattiva idea se Ferreri l’avesse lasciato più ambiguo, in anticipo a Taxi Driver (per fare un esempio). Ma, sempre secondo me, Ferreri non era un regista interessato a lanciare significati o metafore da recepire tra le righe: quello che voleva dire te lo sbatteva in faccia.