Una ragazza di una famiglia ricchissima perde uno dopo l’altro i familiari, brutalmente assassinati. La polizia sospetta che dietro gli omicidi ci sia lei per una questione di eredità, ma la ragazza sostiene che il colpevole è una persona identica a lei, un doppelganger: nel folklore, questi è la parte malvagia dello spirito che si scinde dal corpo, prende forma identica all’originale e perpetra atti malvagi. Il suo coinquilino, uno studente di sceneggiatura invaghito di lei, investiga per scoprire la verità.
IMHO il film è brutto ma dagli ingredienti interessanti: il setting anni 90, lo spirito indie di quegli anni, con dei giovani sceneggiatori che cercano di sfondare, tra feste, conoscenze e pranzi in tavole calde. Una scena in una zona degradata popolata di senza tetto, IMHO una location vera, testimonianza della contraddittoria way of life Americana. L’assurdo doppio finale: nel primo, la soluzione è ancorata alla realtà ma risibilmente improbabile (l’assassino indossava delle maschere per prendere le sembianze delle altre persone); il secondo finale è una interessante e inaspettata incursione nel soprannaturale della storia e nel genere body horror del film, non sostenuta appieno IMHO dagli SFX della KNB che mettono in opera una trasformazione poco convincente (Drew Barrymore, traumatizzata dalla rivelazione dell’assassino, lascia che la sua parte malvagia si stacchi dal suo corpo, creando un doppelganger malvagio e mostruoso).