DRIM (Gianni Boncompagni 1981)

Il 21 dicembre del 1980 sulla Rete 2, dopo il consueto appuntamento con Domenica sprint va in onda la prima puntata di Drim.
Il titolo del programma nasce da una storpiatura ironica e italianizzata del termine inglese “Dream” che il regista Gianni Boncompagni, noto per il suo spirito goliardico e burlone, lo scelse esattamente come si pronuncia in italiano
Questa scelta rifletteva perfettamente l’identità del programma: un varietà leggero (anche troppo) scanzonato ed evocativo, che giocava con il concetto del “sogno” televisivo tipico di quegli anni bui per il varietà televisivo.
La forza del programma era basata sulla comicità trascinante della storica coppia siciliana formata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. I due attori si esibivano in storici sketch e parodie teatrali, affiancati dalla giovane Barbara Boncompagni nel ruolo di co-conduttrice.
La parte coreografica era affidata ai balletti della ballerina classica Oriella Dorella e del coreografo Enzo Paolo Turchi.
Se il programma viene ricordato ancora oggi dagli appassionati della televisione d’epoca si deve principalmente per:
° le scarsissime “trovate comiche” da parte degli autori, visto che hanno permesso di riproporre per l’ennesima volta “scenette” del duo comico proposte in tutte le salse con annesse e connesse le solite finte o presunte litigate che non facevano ridere nessuno e avevano veramente stufato.
°A cosa servivano in platea tutte quelle comparse addobbate da capi di stato, generali, re e regine, cardinali e vescovi e altre personalità: il tutto credetemi è assolutamente fuori luogo e fortemente disturbante all’insegna del trash più assoluto.
°Le sigle: quelli dei titoli di testa e di chiusura per noi ragazzini dell’epoca sono rimaste indelebili.
Rimanemmo affascinati di quell’effetto visivo dove la figlia del “capo” passeggiava non solo sul pavimento, ma anche sul soffitto.
Naturalmente non si trattava di un effetto digitale (lontano anni luce), ma di un ingegnoso trucco scenografico e meccanico realizzato negli studi cinematografici Dear in Via Ettore Romagnoli a Roma.
Venne costruita la camera da letto della fanciulla (era l’arredamento dell’epoca, chi non aveva i poster attaccati alle pareti, i volumi dell’enciclopedia I Quindici, la Matriosca, la chitarra fissata con la sua tracolla, il bidone in latta portaoggetti che faceva da sgabello…)
La telecamera al centro della scena ruotava con la struttura, regalando quell’effetto “con i piedi all’insù” che ammettiamolo qualcuno di noi ci ha provato (anche il sottoscritto, lasciando come prova l’effetto della fetta (suola) delle Mecap spiaccicata sulla parete del muro.
Nonostante la grande popolarità televisiva la canzone non riuscì a entrare nella prestigiosa Top 10 dei 45 giri più venduti d’Italia e non tutti sanno che uno degli autori è stato Jimmy Fontana (grazie alla vecchia amicizia che lo legava a Gianni Boncompagni)
Per la sigla finale “E mi pareva strano”, nessun effetto speciale.
Telecamera fissa sui comici con tanto di trucco (un po’ troppo pesante) interpretato con il solito sarcasmo e le tastiere elettriche e di Paolo Ormi, che nel prosieguo degli anni diventarono un marchio di garanzia per i programmi di Boncompagni.
Il caso volle che questa “canzoncina” fu utilizzata anche dalla Bic per promuovere i suoi rasoi; non ricordo il passaggio televisivo nei vari spazi pubblicitari dell’epoca ma lo vidi al cinema, poco prima della proiezione del film “Il bisbetico domato”.
Insomma questo varietà come per altri che racconterò prossimamente, hanno segnato momenti negativi per la nostra amata televisione pubblica, favorendo con idee e personaggi noti, nuovi programmi all’avanguardia trasmessi da quella commerciale.








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Programma che ebbe il merito storico di ricostituire in maniera non estemporanea la coppia. Non lo vidi all’epoca (sono del '79) ma dagli stralci visti anni fa su Rai 3 e da quelli visti sul tubo molti sketch non erano affatto male (anche se non ci giurerei che venissero da Drim quanto piuttosto dal programma gemello Patatrac).

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Non mi ricordo se era per questo spettacolo o per il successivo Patatrac, ma Luciana Turina ricordò che il primo giorno di lavorazione Franco Franchi guardò il copione senza esserne soddisfatto e girandosi verso l’attrice mantovana le disse ‘improvvisiamo’. Non ricordavo assolutamente la presenza di Marina Frajese, che comunque avrà fatto una parte minima tanto per cambiare, in una delle rarissime occasioni in cui si poté sentire la voce reale dell’attrice svedese. .

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Assolutamente dimenticabile, per non dire irritante, la presenza della “soubrette in miniatura” Barbara Boncompagni, antesignana delle meteore ultraraccomandate e incapaci che ahinoi invaderanno presto i nostri teleschermi. A dimostrazione di ciò mi pare che finita la trasmissione sparì dalla circolazione.

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No, fece anche una trasmissione pomeridiana chiamata Tre per tre e addirittura un Sanremo tra i big con un brano chiamato Notte e giorno. Dopodiché in effetti si ritirò.

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Poi passeranno un paio di anni dopo a Mediaset allora fininvest

https://youtube.com/shorts/B2LsCNUKa78?is=AfA7If2WPttHDGbc

https://youtube.com/shorts/uHlcl6fMT2o?is=s6rke28cVjZSVgG6

La stessa cosa la raccontò Daniele Formica. Dopo una sola trasmissione pur avendo un contratto ancora in corso e pur pagandolo non lo fece più lavorare. Perciò si ritrovò bloccato. Certo Formica non è mai stato importante come Franco e Ciccio ma era il modo di agire di Berlusconi. Lo fece addirittura con Mike Bongiorno e una cosa del genere accade anche ad Enrico Papi. Fatto sta che l’ultima trasmissione che Franco e Ciccio fecero, quella del Franco dovette lasciare perché troppo malato, la fecero in RAI.

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Non ero a conoscenza di queste “perle” della sua successiva fulgida carriera. A Sanremo non poteva gareggiare che tra i “big” senza rischiare come del resto avrebbe meritato la defenesrrazione già in prima serata. Non a caso nel 1982 il grande Claudio Villa, in aperta polemica con gli organizzatori della manifestazione decise di gareggiare come giovane proposta venendo poi eliminato, a mio giudizio ingiustamente. La sua “Facciamo la pace” non era malissimo e comunque meglio di tante altre.

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Qui Formica intervista Bene bel duetto :wink:

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