Due cuori fra le belve o Totò nella fossa dei leoni (Giorgio Simonelli, 1943)

Trattasi di film non troppo riuscito il quinto di Totò diretto per l’unica volta dall’esperto Giorgio Simonelli. Sceneggiato anche da Steno(per la prima volta in un film di Totò) Curiosa la presenza del pugile Primo Carnera.

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Giuseppe De Santis, Cinema, VIII, 169, Roma, IO luglio 1943
«Totò è un grande mimo, e varrebbe davvero la pena che un regista intelligente si prendesse la briga di dirigerlo con serietà, cercando anche di trattenere certe sue eccessive baldanze frenetiche. A nessuno più di lui si addice alla perfezione quel famoso dialogo di Heinrich Kleist sulle marionette. Sembra svitabile come Pinocchio, puoi gettarlo in aria e lasciarlo cadere per terra, senza misericordia, tanto fa l’impressione di essere protetto da tutti gli acciacchi. Sorprendente è anche la estrema mobilità del suo viso oblungo, non so se cavallino o conigliesco; ma certo è indiscutibile una sua parentela con certi animali domestici, così come non è lontano dalla struttura fisica di Buster Keaton, del quale, altresì, conserva quella spiccata malinconia nei grandi occhi rotondi con in più una aggraziata aria istrionesca. E se non fosse per l’interesse che possono suscitare alcune sue smorfie, credo che difficilmente perdoneremmo a questo Due cuori far le belve tanta sciatteria e mestierantismo».

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