Tempo fa era disponibile alla visione su Prime, ora non più.
Comunque in qualità SD

8 anni fa, chiedevo, o forse temevo , l’uscita in dvd. Dato che negli ultimi anni, invece, è davvero uscito di tutto, ovviamente in br esteri, non mi sento di escludere una versione HD. Per i francesi, o i tedeschi. In Gran Bretagna, vedo bene la 88 Films a editarlo. E negli States, sarebbe “tipico” per l’ormai fidata Vinegar Syndrome. Restiamo in attesa. Non trepidante, sia chiaro… ![]()
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…il riportone di Dino Strano non sarà quello di Lino Caruana ma di per sé solo rende il film un must see
Riporto di capelli unti, per la precisione…![]()
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Per il riporto OSCENO del protagonista, suppongo…![]()
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Il suo nome non veniva però “riportato” sulla locandina.
Hai ragione. Mi viene da dire, con sublime cattiveria, che Strano faceva così schifo, che perfino i distributori, erano in imbarazzo per la sua presenza. Del resto, come dar loro torto… ![]()
Ricordo ancora quando lo beccai a notte fonda su una TV satellitare tra uno spot 899 e l’altro.
Ho ancora in mente il cruscotto di una fiat 1500 dal quale veniva estratta la suddetta magnum…
Povero Dino Strano… Ormai defunto il genere western, al termine della carriera venne paracadutato in uno sgangherato hard di Bruno Vani, TERESA ALTRI DESIDERI, dove faceva quasi tenerezza interpretando - quasi autobiograficamente - un vecchio attore western, e dove veniva controfigurato nell’hard (doppia onta, sia perché ridotto a interpretare un hard, sia perché controfigurato nelle scene esplicite - proprio lui che era stato la controfigura di vari attori in alcuni western, ma si sa che l’hard è un’altra cosa…).
applausi.
d’altronde, nomen omen
in quanto tale, estromesso.
privato comunque della propria pistola. una finaccia.
A una più attenta analisi lo “Strano” non è “riportato” ma sfoggia parrucchini da far invidia a Pippo Baudo e a Francesco Mandelli (il vecchio dei due idioti) messi insieme. Da urlo la “Fiat 1500 4 posti” cosa pagherei per averla! A ciò aggiungiamo un doppiaggio totalmente fuori sincrono col labiale. Erna Shurer sembra che parli dei casi suoi (rigorosamente con la esse) dato che non credo che la recitazione fosse stata in inglese.
Comunque e al di là di tutto un caposaldo per chi volesse approfondire la figura del Pinzauti, in quanto contiene non pochi elementi autobiografici. Non disponendo nè di Alain Delon nè di Marlon Brando, fa interpretare allo Strano-Stratford uno scrittore fallito (ricordo che il Pinzauti proveniva dalla narrativa per adulti). Interpellato su cosa scrivesse risponde emblematico: “…merda scrivo solo merda!”.
Personaggio dal pugno facile (ricordo altresì che il Pinzauti a detta sua sostenne in gioventù alcuni incontri di pugilato per placare un carattere impulsivo e sanguigno e aggiungo io per racimolate qualche lira) e, pur non essendo bello (e lo Strano-Stratford avrebbe al riguardo un perfetto phisique du rôle) dispone di un quid che manda le donne su di giri (Shurer dixit), elemento sul quale non disponiamo ahinoi di maggiori riscontri.
Mi sia consentito un piccolo contributo per un film fondamentale per la figura di questo “Alfiere dell’Ultrapoveristico”, come ho già detto non scevro di elementi autobiografici
Caposaldo della filmografia di Mario Pinzauti, autentico alfiere dell’ultrapoveristico (da non confondere con l’omonimo direttore di GR3), già autore sotto svariati e fantasiosi pseudonimi anglofoni di alcuni romanzi vergati per la rivistella per adulti “I Raconti di Dracula”, acquistabili in un tempo ormai remoto nelle edicole per poche centinaia di lire.
Grazie ai buoni uffici di Aldo Crudo, sceneggiatore di lungo corso del nostro cinema minore (suoi i copioni della famigerata pentalogia fantascientifica a firma di Alfonso Brescia con il suo delirante epilogo hard), il nostro abbandonò i miserrimi guadagni ottenuti dall’editoria catapultandosi nel dorato mondo della celluloide. Trovandosi a dirigere in prima persona una manciata di poverissimi films di genere, dovette suo malgrado scoprire che i “lauti” compensi promessi venivano il più delle volte corrisposti (sono parole sue) in cambiali insolute.
In questo pseudo-noir non scevro di spunti autobiografici, il Pinzauti ci propone la storia di uno scrittore fallito a nome Franco Palermo (ogni riferimento a fatti o persone non è puramente casuale), già al soldo del potente boss mafioso Zio Calogero. Girovagando nottetempo pei viali della capitale a bordo di una scassatissima “Fiat 1500”, unico catorcio messo a disposizione dalla sgangherata produzione organizzata dal famigerato Candido Simeone, il nostro ritrova all’ombra di un platano e alla luce di un falò la sua ex stenografa Silvia a svolger la professione più antica del mondo assai più remunerativa della precedente. Liberata dal giogo del suo violento protettore Piero Turchi, più volte allontanato a suon di sberle, Franco finirà invischiato in un giro che vedrà coinvolti esponenti della malavita romana, nonchè alcuni notabili dei cosiddetti ambienti “bene” della città.
Non disponendo nè di Alain Delon, nè tantomeno di Al Pacino o Marlon Brando, il Pinzauti deve accontentarsi per il ruolo del protagonista, del catanese Dino (all’anagrafe Agatino) Strano, soprannominato il Dean Stratford (così amava firmarsi) di Centocelle, prendendo spunto dal quartiere romano nel quale probabilmente abitava. Perennemente agghindato con parrucchini talmente improponibili da far invidia a Pippo Baudo e Francesco Mandelli (il vecchio dei “Due Soliti Idioti”) messi insieme, il nostro conchiuse la sua miseranda carriera come hardista per caso per il gran maestro del trash Renato Polselli e la sua allegra brigata, controfigurato per ironia della sorte (proprio lui che aveva iniziato come controfigura) nelle squallide scene esplicite che lo vedranno coinvolto.
A fianco del nostro cane sciolto dal pugno facile, consapevole di non essere un genio letterario ma di scrivere “merda…soltanto merda” (e anche qui, aggiungerei, il riferimento a fatti o persone potrebbe non essere puramente casuale), si muovono alcuni buoni caratteristi del nostrano cinema d’azione: la finta teutonica ma napoletana verace Erna Schurer (al secolo Emma Costantino) nel ruolo di un’ambigua e viziosa pittrice; un impareggiabile Guido Leontini nella parte di “Sergio Er Piattola”, viscido esattore della malavita romana e nelle vesti della prostituta Silvia quell’Ofelia (qui Anna Maria) Meyer che conosceremo meglio nel contrabbandiere fulciano dove si farà arder la guancia con la fiamma ossidrica per aver tentato di gabbare la pericolosa banda di spacciatori capitanata dal cinico Marcel Bozzuffi.
Tornando a noi, non possiamo non citare, nella parte di un cinico picchiatore, il gargantuesco culturista iraniano Iloosh Khoshabe, noto a Cinecittà per aver interpretato alcuni Maciste a basso budget e presentato nei titoli di testa come “il ritorno di Richard Lloyd” (sai che roba!); l’efficace magnaccia Gianni Musy; l’incontrastato monarca della nostrana serie Z Gordon Mitchell (altro immancabile cattivo) e un malcapitato Luigi Pistilli in parte del solito commissario che, non cavando un ragno dal buco, fa doppiamente una trista figura in sì scalcinata produzione.
Glissando su miserabili figuranti raccattati là per là essendosi probabilmente esaurito tutto il budget (i due picciotti sono qualcosa di impareggiabile); sul doppiaggio fuori sincrono, nonchè sulla colonna sonora di Bruno Nicolai spudoratamente riciclata da altre pellicole, il Pinzauti, forte della sua esperienza di narratore per noi lettori di poche pretese, si dimostra in grado di elevare una vicenda altrimenti inverosimile e campata per aria a un rango di colpevole godibilità, anche e soprattutto per la presenza di soluzioni ad altissima gradazione di trash: la testè citata “Fiat 1500”; i criminali sghignazzanti nel sogno del protagonista truccati e deformati in maniera talmente maldestra da sembrare, più che figure inquietanti, ridicoli pagliacci da circo; il finale a sorpresa con i mandanti dell’organizzazione, che, una volta scoperti, invitano il nostro eroe a non giungere a soluzioni affrettate (cosa???), il tutto corroborato da atmosfere malsane quasi “alla Di Leo” (il fumoso night club con bisca organizzata nel retrobottega; il fatiscente sfasciacarrozze; le trattorie covi della criminalità). A ciò aggiungiamo alcuni apprezzabili inseguimenti in auto (realizzati come si può) e numerosi pestaggi intrisi di quella gratuita e ottusa violenza squisitamente settantiana e da noi tanto amata. Poche le situazioni erotiche (forse complice la bruttezza del protagonista ma comunque in grado, a detta della Schurer, di mandare le donne “su di giri” (altro riferimento autobiografico???) e parimenti pochi i nudi femminili con la sola medesima Schurer a esibir un paio di tettine a onor del vero un po’ miserelle.
visto ieri su yt ,quindi tagliato nelle scene di sesso presumo,devo dire che nella sua poverta’ mi è piaciuto molto,perfetto Dino strano mel suo ruolo di perdente ma tutto d’un pezzo,realistica la ricostruzione di un sottobosco criminale romano,bravo leontini nel suo solito ruolo viscidone ,pistilli deambula un po per dovere invece ,i pestaggi sono realistici e Strano si sapeva muovere bene nelle scene d action,a dispetto di un fisico non scultoreo…cè pure gordon mitchell ,e salvatore carrara e bruno vani come segretario e ispettore di produzione rispettivamente del film…insomma il solito giro fantastico nostrano…e a proposito di riciclaggi di musiche,potrebbero trattarsi di quelle di Casa di appuntamento di merighi?
A questo punto, auspico davvero un’uscita in br. Non per rivalutare il film, ma per “ammirare” al meglio la sua bruttezza. E la bruttezza di Strano, naturalmente…![]()
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se lo guardi senza capelli a me un po ricorda gigi d’alessio,comunque io propendo per la tesi capelli suoi con mega riporto,non parrucchino
Attenzione, non andiamo OT. Parliamo del film, non della (scarsa) chioma di Strano. Che magari meriterebbe un thread tutto suo, certo…![]()
Lo ha già:
Non mi sono spiegato bene, Frank. Intendevo che il thread lo meriterebbe proprio la CHIOMA, del signor Strano.![]()
Lui, in sé e per sé, insomma…![]()
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