E' morto Candido Cannavo'

Visto che era molto apprezzato anche dagli altri forumisti e che tutti noi abbiamo un aneddoto da condividere:

MILANO - L’ex direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavo’, 78 anni, e’ morto questa mattina alle 8.45 nella clinica Santa Rita di Milano dove era ricoverato da giovedi’ scorso per una emorragia cerebrale. Lo rende noto la stessa clinica.

Candido Cannavò era in coma da giovedì scorso, quando aveva accusato un malore mentre era in redazione. Le sue condizioni erano subito apparse gravissime. Durante la scorsa notte Cannavò ha avuto una grave crisi ipotensiva con scompenso cardiocircolatorio e oscillazione dei parametri vitali. Questa mattina è sopraggiunta la morte per arresto cardiocircolatorio.

‘‘Era un grande lottatore e pensava di farcela anche questa volta’’: sono le parole che Alessandro Cannavo’ ripete a giornalisti e amici accorsi davanti alla clinica milanese Santa Rita dove si e’ spento il padre Candido. ‘‘Mio papa’ ha dato un grandissimo contributo in termini di umanita’ e altruismo - ha detto Alessandro, uno dei tre figli l’ex direttore della Gazzetta dello Sport - e abbiamo ricevuto straordinarie manifestazioni di affetto, anche da chi non lo aveva mai conosciuto’’.

Oltre a cronisti, operatori e fotografi, tra i primi ad arrivare alla clinica, il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, il direttore delle carceri lombarde, Luigi Pagano, e Gianfelice Facchetti.

Il momento più brutto della sua carriera di giornalista, raccontava Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport scomparso oggi all’età di 78 anni, era stato la notte dell’Heysel del 29 maggio 1985, con i 39 morti tra i tifosi riuniti allo stadio per Juve-Liverpool. “Quella sera, davanti all’immane tragedia, a me, ai miei colleghi, è venuta la voglia di lasciare tutto, di andare via. Poi è prevalsa l’altra voglia, quella di raccontare, anche di capire”. Quella voglia che lo aveva spinto a 19 anni a lasciare gli studi di medicina e a sposare la vocazione di giornalista, seguendo un percorso che lo avrebbe portato a girare per il mondo, seguendo fatti, incontrando uomini, facendo esperienze irripetibili.

“Non sapremo mai ciò che la medicina ha perso - disse Gianni Agnelli - visto che il giovane Cannavò ha deciso di diventare giornalista, ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport e noi con lui”. Nato a Catania nel novembre 1930, orfano di padre dall’età di cinque anni, Cannavò ha mosso i primi passi nel mondo del giornalismo nel 1949 nel quotidiano della sua città, La Sicilia, occupandosi di sport ma anche di importanti temi sociali e di costume. Nel 1955 è entrato alla Gazzetta come corrispondente; nel 1981 ne è diventato vicedirettore, poi condirettore e nel 1983 ha preso il posto di Gino Palumbo alla scrivania di direttore. Ci è rimasto per 19 anni, fino al 2002, facendo diventare la ‘Rosea’ il più diffuso quotidiano sportivo d’Europa e restandone poi tra gli editorialisti più amati.

Nel luglio del 2005 ha festeggiato il 50/mo anniversario della sua prima firma sul giornale per il quale ha seguito i maggiori eventi sportivi mondiali e undici Olimpiadi. Un itinerario che ha raccontato nella sua autobiografia, Una vita in rosa, pubblicata da Rizzoli nel 2002 (e vincitrice del premio Chianciano nel 2003), che si apre con la guerra e le bombe su Catania e arriva fino ai giorni nostri. Una galoppata nella quale si possono incontrare Maradona e Gino Bartali (uno dei suoi campioni preferiti, insieme con Giacinto Facchetti), Carlo Azeglio Ciampi e Pelé, Saddam Hussein e Stalin, Helenio Herrera e Fulvio Bernardini, Gianni Brera e Indro Montanelli. Ma ci sono anche le notti insonni della Coppa America, le sfide della Formula 1, le partite di un calcio in continua evoluzione, nel bene e nel male.

Alla passione per lo sport Cannavò ha sempre accompagnato l’interesse per i temi sociali e di costume, come testimoniano i tre saggi usciti negli ultimi anni sempre per Rizzoli: Libertà dietro le sbarre (2004, riconoscimento speciale nell’ambito del premio Ernest Hemingway), E li chiamano disabili (2005, un successo da undici edizioni) e Pretacci - Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede (2008, premio Fregene). In Libertà dietro le sbarre è entrato a San Vittore con l’umiltà del cronista, a taccuino aperto: “Viaggiando nel piccolo carcere delle donne e in quello, enorme e intasato, degli uomini - spiegò - ho raccolto storie di tenacia, di intelligenza, di fantasia, di speranza infinita e anche d’amore”.
fonte libero

Ma parla per te scusa

sicuramente non da me

Men che meno da me, un servo del potere tra i più abietti e striscianti

Dio ce ne scampi. Un demagogo di prim’ordine.

Eretici!

Meno male che quell’anima candida di Bianic non può leggervi! :smiley:

Ci lascia uno che sapeva come leccare il culo. Intere generazioni di sicofanti lo prenderanno a esempio.

Amo molto questi topic ricchi di stima :smiley: