È stato il figlio (Daniele Ciprì, 2012)


IMDb Wikipedia

Anno: 2012
Regia: Daniele Ciprì
Con: Toni Servillo, Giselda Volodi, Fabrizio Falco, Aurora Quattrocchi, Benedetto Raneli, Piero Misuraca, Alfredo Castro, Giacomo Civiletti, Pier Giorgio Bellocchio

Film in cui si possono ritrovare tutti gli elementi e le situazioni grottesche tipici del cinema di Ciprì (e Maresco) dove ci sono gli immancabili pancioni, l’uomo (col bambino) fermo sempre nello stesso punto, l’ avvocato strabico e inforforato e l’auto bruciata davanti al piazzale. Probabilmente chi non ha mai visto un film del regista rimarrà spiazzato dalle tante situazioni drammatiche trasformate quasi in una barzelletta, bravissimo Toni Servillo come riesce a calarsi benissimo nei panni del personaggio, curiosa ad esempio la sua camminata quasi claudicante e bravi anche gli altri personaggi, la moglie (Giselda Volodi) molto “morticia” e il figlio dalla faccia stralunata intento a guardare la televisione senza antenna.
Il film girato tra Brindisi e Taranto ambientato però in Sicilia ha avuto una “puntata” anche nel mio paese, precisamente l’esterno del cinema “Ariston”

Film TERRONISSIMO
Girato con filtri ultra solarizzati, si pigia parecchio sul pedale del grottesco ma sotto sotto trovi gli elementi di una società malata senza valori se non quello del denaro, o meglio, dell’ostentare il lusso anche se vivi nella miseria più nera. Come? Con una MERCIEDES nuova di zecca che tutti ti invidiano.
Si sorride spesso a denti stretti, ci sono situazioni che posso assicurare che pur nei suoi estremismi sono piuttosto reali.
Parte importante anche per Alfredo Castro, credevo in una forte somiglianza ma alla fine si trattava proprio dell’attore cileno che chi ha visto ed apprezzato i films di Pablo Larrain conosce bene.

Da wikipedia: Il costo del film è stimato in 2.100.000 euro. Il film, nelle sale dal 14 settembre 2012, è distribuito da Fandango. In Italia ha incassato 875.084 euro

ed intanto Zalone incassa 10 volte di più…

Molto bello e molto più drammatico di quanto pensassi (secondo me la locandina e il font del titolo sono un po’ fuorvianti e fuori luogo).;
C’è tanto Larrain in questo film e infatti la scelta di Castro nel cast non mi è certo sembrata casuale.
C’è un rigore doloroso nel raccontare un orrore quotidiano tanto grottesco quanto autentico, un’umanità orribile destinata a vivere sulle spalle dei più deboli.

Visivamente è molto curato e ha alcuni momenti di rara bellezza, gli attori funzionano tutti, compreso Servillo alle prese con un accento non suo e un ruolo fin troppo sopra le righe (ma alla fine quello che resta più impresso è il terribile discorso della nonna).