Exit 8 - Hachiban Deguchi (Genki Kawamura, 2025)

https://www.imdb.com/title/tt35222590/

In metropolitana nel vagone stracolmo di gente un giovanotto sta recandosi al lavoro e vede una povera ragazza con neonato piangente che viene sgridata da un impiegato alienato, come tutti lì intorno concentrati sul telefonino, stanco degli urli del piccolo senza che nessuno intervenga in difesa della ragazza. Anche lui decide di fare finta di niente ed esce dal vagone, ma gli arriva una chiamata dalla sua appena lasciata fidanzata di cui, forse, è ancora innamorato, che gli comunica essere incinta di lui. Inizialmente dubbioso, decide, poi, di raggiungerla nell’ospedale in cui ha fatto la visita per prendersi le sue responsabilità. Ma si ritrova in un cerchio temporale che trasforma il corridoio per l’uscita 8 in un percorso infinito. Per uscire dovrà seguire alcune regole scritte su un cartello tra cui notare delle anomalie che, però, non sarà sempre facile riconoscere e non è che l’inizio.

Tratto da un ‘famosissimo’ videogioco (di cui fino a oggi neanche sapevo l’esistenza) è un fanta/psico/horror che alla fine promette più di quello che mantiene. Allora sono andato vedere un filmato in cui vengono illustrati tutti i finali e tutte le anomalie così per farmi un’idea di cosa si tratta. Dal videogioco l’unico personaggio trasposto nel film è quello dell’impiegato con camicia bianca, pantaloni neri e borsa da ufficio che si vede passare in continuazione. Gli altri non sono stati inseriti. In compenso ne sono stati aggiunti altri che, però, non rivelo anche se si possono vedere già nel prossimamente (che vi consiglio di evitare visto che racconta mezzo film).

Forse per un mediometraggio andava bene, ma seppur non molto lungo (circa un’ora e trentaquattro minuti) in alcuni momenti si trascina seppure un paio di momenti ad effetto non mancano.

In Italia dal 23 aprile, vabbè.

Non ho capito se l’hai visto oppure no, o se per ora è visibile solo il trailer.

Si. L’ho visto stasera. Già gira, anche perché in Giappone è uscito lo scorso 29 agosto.

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il titolo semanticamente entry level parte con autospoiler incorporato: un’uscita numerata col nastro di moebius e col simbolo verticalizzato dell’infinito e sai già che stanno tornando in auge i mindfuck-movies a tutto looptravel che fecero il botto con timecrimes e triangle. a ciò aggiungiamo che esattamente come in backrooms il rischio della psicoallegoria che tutto spiega e riordina fa la voce un po’ troppo grossa (ahimé anche più che nel parsons project) e la voglia di sfanculare tutto la si mette in preventivo dai primi minuti. quel che fa deguchi però ha del sorprendente: sterza sbanda o frena sempre prima del riflesso confizionato, con idee e soluzioni figurative e concettuali che avercene a container anche solo per l’inquietudine che riescono a ingenerare. non esiste una sola scena che si è in grado di anticipare, e anche laddove credi di averlo fatto il film è sempre otto corridoi avanti a te e ti lascia inebetito ad autowhattefuckarti da solo. la sola cosa forse un po’ ovvia (quanto meno per i più sgamati che i looptime/space movies se li sono spizzati tutti da vigalondo a oggi) ma comunque sorprendente è l’impressione di una perfetta palindromia narrativa una volta arrivati alla fine. e per capire se è solo un’impressione o se kawamura ha fatto tanto di miracolo, occorre rivedere il film. facciamo almeno altre 7 volte?!

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