Fabrizio De Andrè e PFM - Il concerto ritrovato (Walter Veltroni, 2020)

Con i miei 13 anni mi fu regalato il mio primo giradischi stereo, completo di due casse acustiche per sostituire il fanciullesco mangiadischi “Pepito”. Mia madre mi accompagnò quindi al negozio di dischi per comperare qualcosa da suonare sul giradischi e io scelsi due dischi, un Greatest Hits di Cat Stevens e il live di Fabrizio De André e la PFM. Non navigavamo in acque particolarmente floride e per lungo tempo furono gli unici LP che mi potei permettere, li macinai quindi all’esaurimento immaginando, specie per il Live di Faber, ogni attimo e ogni cosa potesse succedere su quel palco. Si capisce quindi che non potevo davvero mancare la proiezione di questo documento storico di assoluto valore che, seppure con un video decisamente monocorde (una sola camera fissa fu concessa al fortunato operatore) anche se di qualità decisamente accettabile, rende davvero giustizia ad un evento straordinario per la storia della musica italiana (volendosi fermare a quella). Comunque emozione e lucciconi a parte, il documentario parte con una mezz’ora introduttiva in cui PFM, Dori Ghezzi e David Riondino rievocano atmosfere e qualche aneddoto di quella fortunata quanto contrastata turnè. Ci sono anche il fotografo ufficiale del tour Guido Harari, e un fortunato partecipante del concerto di Genova (il disco fu tratto invece dalle registrazioni di Firenze e Bologna se non ricordo male). Niente di clamoroso, ma sicuramente testimonianze interessanti, con il Walter Veltroni regista un po’ invadente volendo a tutti costi buttarci dentro un paio di cose che ha imparato da Leone e Tarantino, ma va bene così.
Arrivano poi i 90 minuti circa del concerto e lì l’emozione è incontenibile. Nonostante le immagini non rendano giustizia, e tutto ruoti attorno alla figura seduta e illuminata da una lampadina di Fabrizio, si vede chiaramente nelle inquadrature dedicate ai membri della PFM la gioia e la soddisfazione nel dare una nuova vita a brani già di per se immortali, un gruppo di virtuosi degli strumenti che si mettono al servizio delle parole di un poeta. Non riesco davvero a ricordare un connubio più azzeccato di questo nella storia della musica italiana, mi tocca tirare in ballo Bob Dylan e The Band senza per altro provare eccessiva riverenza. Walterone condisce le immagini con parte dei testi scritti a forma di karaoke sulle immagini, scelta discutibile se vogliamo, ma che in qualche modo mette in risalto e fissa nella memoria le poesie in musica di De André. Da La canzone di Marinella a Bocca di Rosa, da Via del Campo alla Guerra di Piero passando da Il testamento di Tito e Amico Fragile, Andrea, Rimini e Avventura a Durango, insomma si finisce che si vorrebbe molto molto altro ancora.

Il documentario inizia con un piccolo aneddoto raccontato da Dori Ghezzi sul rapporto di Fabrizio con il cellulare che ovviamente lui rifiutava ma che gli fu imposto per poterlo sentire durante i suoi tour. Dopo la prima bolletta di non so più quanti milioni (glielo avevano clonato), decise di seppellirlo, con tanto di cerimonia funebre, sotto un ulivo nel giardino della loro casa sarda. Il documentario si chiude con il rinvenimento di quel telefonino.

In realtà le camere per filmare il concerto erano due ma non si capisce per quale motivo non è stata usata anche l’altra, che era a mano e avrebbe dato un minimo di dinamismo in più alle riprese del concerto che, anche se autorizzate, sono davvero di qualità modesta. Addirittura alcune canzoni sono state tagliate fuori dal video del concerto perché la qualità delle riprese era inqualificabile.
Io personalmente sono rimasto parecchio deluso, devo dire la verità.

Sarà che odio visceralmente il Veltroni regista (inspiegabile davvero perché continuino a fargli fare film e documentari… - ovviamente “inspiegabile” va inteso in senso ironico) ma tutta la parte con le interviste l’ho trovata sgradevole per il tono enfatico appesantito dalla mano del regista che ho trovato assolutamente invadente.
Tanto per dire, lo speciale di Sky Arte su Le Nuvole (uscito proprio l’altro giorno) è immensamente superiore a livello di informazioni e di approccio registico (lo consiglio caldamente, lo trovate su Sky On Demand). Ma pure a livello stilistico è anni luce migliore.
Qui c’è Veltroni che deve a tutti costi far sapere che lui c’è e che si crede un grande regista. Mah…

Il concerto per me è visivamente orrendo, riprese sgraziate e poco affascinanti. Per assurdo trovo sensata la scelta di accompagnare parte delle canzoni con in sovrimpressione i testi (provenienti da alcuni manoscritti dello stesso De Andrè, quindi scritti proprio di suo pugno) perché almeno distraggono dallo squallore e dalla modestia delle riprese.
Poi vabbeh, era un concerto di De Andrè, mica dei Kiss, e quindi non ci si doveva certo aspettare effetti speciali e fuochi d’artificio ma il modo spesso ai limiti dell’amatorialità con cui sono state effettuate le riprese non è qualcosa che, almeno per i miei gusti, può funzionare al cinema. Sembra davvero di vedere un bootleg e i bootleg si vedono a casa, non in sala.

Probabilmente se mai lo recupererò in blu ray (skippando ovviamente le stucchevoli interviste) lo apprezzerò di più.

AHAHHAHAH sei davvero senza cuore… Sì vabbè certo che fanno cagare, ma io ti dico la verità, me ne sono accorto poi ripensandoci a mente fredda, al momento non ho avuto tutto questo fastidio, per me valeva molto di più la magia che nonostante tutto sono riuscito a percepire, forse me lo sono imposto per motivi affettivi, non dico di no, ma non rimpiango di averlo visto anche al cinema, che poi per motivi miei mi emoziono sempre di più al cinema che a casa. Però va bene anche il tuo approccio un po’ talebano, è la giusta “altra parte della medaglia” più realista e meno emozionale.

Boh, sarò senza cuore ma per me l’uscita in sala (anche se solo per 3 giorni) di questa specie di bootleg era esagerata. Per me aveva più senso farlo uscire in tv o in blu ray.

Tra l’altro al cinema mi dava fastidio la gente che cantava, ma questo è probabilmente un problema solo mio.

Che poi questa storia del concerto “ritrovato” è una balla perché il tipo ha sempre avuto tutto il girato della serata, l’ha sempre conservato e l’ha tirato fuori solo recentemente, ma non c’è stato nessun ritrovamento.

No vabbè, io ci sono andato ieri alle 17:30 ed eravamo in pochi e ben educati, non avrei sopportato diversamente

Io alle 20.10 l’altra sera e l’effetto karaoke era davvero atroce per la mia misantropia…
Cinema comunque pienissimo.