Facciamo paradiso (Mario Monicelli, 1995)

Tremendo, imbarazzante, inopportuno…santa madre! questo non è il classico “scivolone”! È un lancio senza paracadute da 1000mt di altezza: sfracello!

Non si salva praticamente niente da questa orrenda trasposizione tratta da una simpatica raccolta di biografie inventate da Giuseppe Pontiggia (“Vite di uomini non illustri”…uomini e donne, per la precisione).
Se è vero che c’era a disposizione un breve canovaccio da cui partire, la pur breve biografia necessitava ovviamente d’essere ingrossata: tragedia! Tutto ciò che viene aggiunto in fase di sceneggiatura è a dir poco terrificante! E dire che ci si sono messi in 4 a sceneggiarlo: Monicelli, De Bernardi, Cecchi D’Amico e Leo Benvenuti! Nemmeno gli ultimi degli stronxxi, insomma…eppure…
È un’opera che trasuda da ogni singolo frame l’atmosfera di pessimo film tv da replica su RaiPremium alla domenica mattina. La pessima idea di voler raccontare un pezzo d’Italia (dagli anni '60 al 2011) unendolo al romanzo di formazione della protagonista fallisce sotto ogni punto di vista: alcuni eventi sono passati in rassegna tramite immagini di repertorio, altri allungati oltremisura tipo il '68 ed il femminismo (ai quali ovviamente Monicelli non riserva un bel trattamento) ed inseriti forzatamente (forse pensando che nei '90 queste tematiche interessassero ancora) a rimarcare l’idea nata già vecchia in partenza (per me).
Perché voler tentare un “c’eravamo tanto amati” di serie Z (magari chissà, ispirati a “E la vita continua” di Risi)? Poteva e doveva restare dalle parti di un “Ovosodo” (per dare un’idea) ma anche su quel lato manca totalmente la verve, il ritmo ed il piglio comico che contraddistingue il film di Virzì. È veramente una pellicola senza arte né parte, allo sbando, che affastella situazioni in senso disorganico.

Capitolo Buy. A me personalmente non è mai piaciuta come attrice se non molto raramente ed a piccole dosi. Detto ciò, qui è totalmente fuori parte: non mi è proprio parsa a suo agio con questo personaggio che fa tante cose ma alla fine viene descritta in maniera molto monodimensionale e con poca convinzione. Certo un attore/attrice dovrebbe essere in grado di elevare e far brillare qualsiasi personaggio si trovi ad interpretare (pure il più banale) ma tant’è…così non è stato. In compenso, per i voyeur come me, Margherita ci dona un bel nudo frontale niente male.

Lello Arena, povero lui, ha la parte peggiore: gli è toccato l’irrilevante cliché dell’amico/zerbino che torna e ritorna, sempre pronto a fare da scendiletto, a far favori all’amichetta pur di poterle stare accanto. Veramente qui c’è da stendere il classico velo pietoso (tra l’altro è un personaggio inventato di sana pianta non presente nel cartaceo).

Anche a Moni Ovadia (che ogni tanto confondo con Maurizio Donadoni) non va tanto meglio nei panni di un ciarlatano/imbonitore wannabeguru tutto chiacchiere e poca sostanza ma ha comunque qualche buona battuta che riesce a mandare a segno. Anche lui è -per me- troppo ingessato e poco al servizio d’una sottile satira che doveva invece deriderlo maggiormente (secondo me). La domanda è: ma che ci fa un tizio così in discoteca? Boh.

La coppia francese Noiret & Clément di per sé non serve a nulla se non per il richiamo dato dalla caratura dei nomi. Nonostante tutto, la Clément -a mio gusto- lascia maggiormente il segno con poche ma simpatiche battute di fronte agli eventi sempre -ahilei- inaspettati e sconfortanti (il bambino nero, Ovadia ebreo, il simbolo femminista)

Qualche nota a margine:

  • la musica nella discoteca anni '80, a naso, è totalmente sballata in quanto a sonorità del periodo (sembra una base presa da una tastiera Bontempi…agghiacciante)

  • l’investigatore privato alla Sordi di “io so che tu sai…” mostra dei filmati (ripresi dall’esterno) di persone all’interno di una casa, con finestra chiusa, e nonostante ciò ne sentiamo i dialoghi…

  • montaggio di Mastroianni che ogni tanto fa magie (un tizio sull’uscio sparisce da un’inquadratura all’altra ed altri stacchi con l’accetta)

  • si dice ci sia Stefano Accorsi non accreditato: ho scandagliato in lungo&largo la pellicola coi miei proverbiali occhi di falco e non l’ho trovato. In compenso c’è Tatti Sanguineti n.c.

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Ricordo la gravidanza della protagonista lunga 12 mesi e il fatto che la fanno morire a soli 62 anni.

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Io invece, ogni volta che penso al fatto che la Buy abbia vinto 7 David di Donatello (finora) , mi viene l’ulcera… :skull:

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