Avevo scritto un post lunghissimo ed approfondito su questo film cult che mi ha davvero colpito con la sua estetica vaudeville/glamour/pop/kitsch/camp/slapstick/cartoon/espressionista e la sua componente musicale altrettanto estrosa ed eterogenea. Un’opera che concentra l’anima e la creatività esplosiva del gruppo teatrale musicale The Mystic Knights of the Oingo Boingo, sotto l’egida dai fratelli Richard e Danny Elfman.
La pagina in cui stavo scrivendo però è crashata, una rabbia cieca e distruttiva si è impossessata di me, non ce la faccio a rimettermi a scrivere tutto quanto, sostenetemi voi contribuendo a indicare che cosa di questa fantastica opera più vi ha colpito.
Pur essendo davvero un caposaldo del cinema non so in quanti l’abbiano visto, dato che non esiste una versione italiana. Sicuramente però l’ha guardato @Alzheimer_TV , che ne ha parlato in un altro topic.
Secondo me un film che merita una visione imprescindibile per gli amanti del cinema artistico, del cinema bizzarro, del cinema autoriale, per tutti i riferimenti che contiene al suo interno e per tutta la creatività che ribolle in questa sovrabbondante follia.
Una buona notizia: è in preproduzione un seguito, per la regia dello stess Richard Elfman!
Ora vi saluto e vado a sfogare la mia rabbia gridando a squarciagola fuori dalla finestra finché la raucedine non sopraggiunge.
Mi ha entusiasmato molto scoprire che la sigla del cartone Filmation Ghostbusters, durante la quale i protagonisti passano attraverso un complesso ed arzigogolato congegno per mettersi “in divisa” per partire in missione, è una citazione a questo film: infatti per accedere alla forbidden zone si deve varcare una porta nascosta e attraversare un lungo percorso che è simile in tutto e per tutto a quello seguito dagli acchiappafantasmi pasticcioni!
Da segnalare anche la partecipazione di Joe Spinell nei panni di un marinaio, quella del nano Hervé Villechaize nei panni del re sessuomane della forbidden zone e di Susan Tyrrell che interpreta la sua obesa regina queer (grazie @Zardoz ), quella di Danny Elfman che, oltre ad essere autore delle musiche, ricopre anche il ruolo di Satana in persona, cimentandosi in un divertentissimo monologo cantato. Tra i vari personaggi assurdi troviamo uno stuolo di zombies/famigli poco svegli, una banda di gangsters studenti liceali, un servitore con la testa da rana di cartapesta, molti personaggi bizzarri ed ambigui sessualmente e via dicendo, chi più ne ha più ne metta.
La colonna sonora, spaziando da sonorità prog alla Gong a composizioni dixieland estremamente catchy, è estremamente creativa, andando ad abbracciare i generi più disparati. L’opera el suo complesso ha un ritmo al fulmicotone e non c’è mai un attimo di tregua. È da questo strano oggetto cinematografico che parte veramente la carriera hollywoodiana di Danny Elfman, che da allora non ha mai smesso di creare accompagnamenti sonori per i film degli autori più personali dell’establishment, contribuendo alla creazione di mondi fantastici come quelli di Tim Burton o Sam Raimi.
Il film, originariamente girato in b/n, come le più celebri opere degli inizi del '900 è uscito successivamente anche in una versione ricolorata, che a mio modo di vedere trasmette ancora più vividamente il fascino dell’operazione di recupero e trasfigurazione dei vecchi codici visivi messa in atto dagli autori.