Frankenstein (Guillermo Del toro, 2025)

E’ disponibile su Netflix, dopo il rapido passaggio in sala, questa ennesima rivisitazione del mito del moderno Prometeo operata da Guillermo Del Toro. Avevo letto commenti poco entusiastici che parlavano di un’opera minore del regista messicano. Io però che non ci capisco molto di cinema sono rimasto affascinato dalla visione di questo film.

Dal punto di vista estetico è imponente, una gioia per gli occhi che avrebbe meritato di essere visto al cinema. Un trionfo di colori, scenografie mirabolanti ed una fotografia accattivante ma non ruffiana.

Il cast funziona perfettamente, senza overacting da parte di nessuno. Personalmente sono rimasto magnetizzato dal personaggio di Mia Goth, questa donna inquieta alla ricerca dell’anima intesa come essenza della persona. La seconda parte del film però fa emergere il carisma della creatura di Jacob Elordi che non può non far empatizzare con il dramma di chi si sente completamente fuori posto.

I temi sottostanti sono quelli già proposti in passato (l’egocentrismo, la paura del diverso, il valore dell’amore) ma in mano a Del Toro riescono a risultare ancora freschi e contemplabili.

I critici hanno sottolineato dei difetti di scrittura, con personaggi non approfonditi o sfruttati come si doveva piuttosto che un certo squilibrio narrativo non legato all’espediente del punto di vista. Personalmente credo che i critici abbiano una vita piuttosto triste se non sono riusciti a fruire pienamente di queste due ore e mezza di goduria cinematografica.

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Veramente un ottimo film, non me lo aspettavo. A parte una serie di cambiamenti della storia nei confronti dei due classici di James Whale si nota un devoto amore per queste pellicole, vi sono molti omaggi ed alcuni personaggi, anche se in narrativa diversa, come il vecchio cieco e la bambina Maria, che nei classici erano di contorno, sono presenti. Poi le tematiche non sono banali ma approfondite e sensibili.

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Anche a me è piaciuto molto.

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Bello, forse il più fedele al testo letterario fra i tanti adattamenti che ho visto. Comunque Del Toro ci mette giustamente del suo, bellissimi i dialoghi e memorabile l’interpretazione della creatura. Taglio narrativo e atmosfere che ricordano molto la saga hammeriana con Peter Cushing. E bravissima la Goth.

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Vero, c’è anche il riferimento ai classici Universal. Il dottore, invece, è vicino al personaggio impersonato da Cushing per la Hammer, nella sua megalomania sociopatica.

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IMHO alla critica non é piaciuto perché é oleografico e col testo che affrontava c’erano alte aspettative. Visivamente é meraviglioso, costumi, architetture, effetti speciali… La fotografia IMHO é eccellente, con un effetto di lieve grandangolo che ho trovato piacevolissimo. La prima ora horror é uno spasso, le due scene dei semicadaveri che si animano sono fortissime (il primo mi ha ricordato la metà donna zombi che parla in Ritorno dei morti viventi). Del toro sa far spaventare e si diverte a inserire dettagli ultraspatter (mandibole strappate dalla faccia, dettagli macabri dei cadaveri di guerra, protesi in lattice ultrarealistiche di arti tagliate a seghetto…).

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