Giuseppe Marotta

Scrittore e sceneggiatore napoletano, responsabile - tra le altre cose - del soggetto del film L’oro di Napoli. Penna raffinatissima, dedicò parte della sua produzione a Milano, città nella quale si trasferì da ragazzo e che amò molto.

Quello che sapevo solo di sfuggita è che Marotta fu anche critico cinematografico, e che critico. Sto recuperando i tre volumi editi negli anni '60 da Bompiani che raccolgono una congrua parte dei suoi articoli. Finora ho trovato Questo buffo cinema e Marotta ciak, mi manca ancora il terzo volume Facce dispari.

Sto leggendo il primo dei due ed è splendido. Al di là dei giudizi spesso sferzanti (stronca senza troppi problemi Walsh, Sturges, Matarazzo) la sua prosa è godibilissima.

A volte penso a quante pippe ci facciamo sui vari kezich, morandini, rondi eccetera e poi in quel periodo avevamo gente come Marotta, Moravia e lo stesso Pasolini che scrivevano di cinema, facendo scomparire dalla vergogna gli altri mestieranti.

Chi altri di voi apprezza Marotta? Ho letto in passato Le milanesi, A Milano non fa freddo e qualche altro libro che non ricordo più.

Marotta si era occupato di cinema già dagli anni '30, scrivendo sulle riviste “Film” e “Cinema Illustrazione”.
Nei primi anni '40 lavorò anche come addetto stampa della Germania Film, occupandosi della promozione del cinema nazista in Italia. Attività che come puoi immaginare si tende spesso a insabbiare…

Questa mi mancava, in effetti.

Anche su Antonioni e Fellini non ci va giù leggero, debbo dire.

Tanto per dare un’idea di cosa scriveva Marotta quando un film proprio non gli andava giù, ecco la breve scheda su Spionaggio atomico di Lewis Allen, 1955.

Un trapianto di cornea ridà la vista a un cieco e, supponiamo, gli mostra anzitutto questo film di Lewis Allen. Tre ore dopo, Allen riceve un astuccio contenente gli interi globi oculari dell’uomo risorto alle immagini, più il cucchiaino servito per enuclearli, più un biglietto che dice: “Mai, signore, il mio cane e il mio bastone mi avevano rivelato orrori simili. Non consideratemi, perciò, né un matto né un dissipatore. Cordialmente vostro, eccetera”. Edward G. Robinson, George Raft, Audrey Totter, qualcuno preghi per voi.

Applausi :smiley:

Mica male come stile, “moderno” ancora oggi. Chissà cosa avrebbe scritto dei “capi d’opera” di Neri Parenti. .
P.S. Forse proprio i nazisti gli hanno insegnato ad essere “spietato”…

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