Gli Aristogatti - The AristoCats (Wolfgang Reitherman, 1970)

https://www.imdb.com/it/title/tt0065421/

Rivisto a distanza di tantiiiiissimi anni e NON piaciuto.
Bello lo stile grafico anni '70 che mi ricorda certi cartoni Hanna & Barbera, purtroppo però è sui contenuti che non ci siamo. È il classico film Disney che esporta nel mondo intero i valori sbagliati inculcandoli subdolamente nella testa delle povere creature.

L’ho visto in inglese ma poi le canzoni le riascoltavo in italiano, mi ha colpito l’adattamento liberissimo dei testi e dei dialoghi, ma anche la caratterizzazione stravolta del personaggio di Romeo rispetto all’originale Thomas O’Malley. Funziona bene per carità, ma filologicamente è un azzardo. Oggi non si fa più così, allora non eravamo ancora nel villaggio globale e si adattava guardando maggiormente ai propri riferimenti culturali.

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Per me è invece un Disney “minore” artisticamente, anche se è pur sempre un ottimo prodotto, ma delizia assoluta per il resto. E mi riferisco appunto alla versione nostrana, con uno strepitoso Montagnani a dar voce a Romeo, “Er mejo der Colosseo”. In originale era irlandese? E chi se ne frega, se l’adattamento italiano è di tale qualità e divertimento. Da vedere, e rivedere. Anche per i piu piccini, sì…:cocktail_glass::nerd_face::victory_hand:
P.S. Come a volte capita, Frank vede tanto. Forse troppo. Io o non vedo, o da vecchio porco cinico me ne frego di certe cose. Il “messaggio” ormai, mi scivola addosso. Più della vaselina…:grin::pig_face::face_savoring_food:

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Vi confesso che non lo vedo da oltre 40 anni, ANZI, era uno dei film che ci mostravano ciclicamente all’asilo proiettato in 8mm, che ne sanno i bambini di oggi!

Non ricordo nulla se non:

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Leggendo Wikipedia MI PARE di capire che il formato originale era il 4:3 (formato rispettato dalle varie edizioni in vhs), mentre le edizioni digitali per presentare il film in formato panoramico hanno tagliato via delle porzioni di immagine (il dvd in formato 1,75:1 e il bluray in formato 1,66:1).
A questo punto immagino che tutti i vecchi film Disney pubblicati in digitale (e probabilmente anche quelli sulla piattaforma Disney Channel) abbiano subito la stessa sorte.
Io queste cose proprio faccio fatica a digerirle…
Ma poi, su un BD50 c’è tanto spazio, non potevano presentare il film in entrambi i formati? O al limite fare una edizione speciale per collezionisti con 2 dischi, uno per ciascuna versione?
Mah…

Frank, non mi toccare gli Aristogatti! :grinning_face_with_smiling_eyes:
E’ stato il primo Disney che ho visto al cinema da bambino e mi sono divertito alla morte. Romeo doppiato da Montagnani è un culto totale ed anche le musiche sono azzeccatissime (oltre alla citata “Tutti quanti…” c’è la simpaticissima “Io so’ Romeo…”). Tante gag come le oche che insegnano a Romeo a camminare come un palmipede o la furia musicale della gang che la fa precipitare di piano in piano.
Il successivo Robin Hood mi lascio freddino e non perchè avessi qualche anno in più.

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Beh, mi pare chiaro che, soprattutto arrivando appena dopo il '68, il messaggio che il film lancia è un messaggio CONTRO la lotta di classe.
Gli altolocati restino altolocati, i sottoposti restino sottomessi, e se per caso alzano la cresta per cercare di ottenenre qualcosa in più, qualcosa che vivaddio gli spetterebbe, allora sono mazzate.
Il maggiordomo che per anni si è spaccato la schiena per la vecchia deve restare a guardare costei che nella sua demenza senile dà l’eredita ai suoi gatti (!) e restarsene zitto e buono. Accettare la sua posizione sociale inferiore e tacere, accontentandosi al limite delle briciole.
In quell’epoca turbolenta Disney ha ritenuto che il messaggio da inviare alle giovani generazioni fosse questo.

Poi per carità, le gags sono divertentissime, le musiche azzeccatissime, il doppiaggio fenomenale, tutto quello che volete.
Ma è innegabile che il messaggio sia reazionario.

Come dicevo, Frank a volte vede cose che io non ho visto. Forse neppure altri forumisti. E magari nemmeno i critici, a dirla tutta.:wink: Comunque, in quanto a “messaggio reazionario” (ammesso ma non concesso che tale sia…), nel mio ormai discretamente lungo percorso cinefilo, ho visto di MOLTO peggio. In certo cinema yankee, ma pure in tanto cinema italiano. E da tale discorso lascio di sicuro fuori volentieri, un titolo come “Gli aristogatti”. Che allieta ancora mente e cuore dei suoi spettatori. Di ogni età…:cocktail_glass::heart::star_struck::partying_face:
P.S. Che poi, a pensarci bene…il maggiordomo sembra Maurizio Landini!! Ma di sicuro è mera casualità…:tongue::wink:

Frank, perchè ormai abbiamo l’abitudine a cercare messaggi dove non ci sono. E’ una favola, moderna ma pur sempre una favola. Nelle favole le situazioni sono solo lo sfondo per un racconto che ti prende per mano e ti avvince.
E’ chiaro che se faccio un’analisi puntuale del cartone animato oggi la tua considerazione è giusta ma alla fine le giovani generazioni (all’epoca ci rientravo) non coglievano un messaggio classista. Anzi, vedevano la possibilità che i muri sociali in qualche potessero essere abbattuti ed il povero potesse essere amato dal ricco. Un Pretty Woman ante litteram (che è un’altra favola).

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Non sono psicologo ma sono sicuro che se si facesse analizzare il film a qualcuno che ha fatto studi di questo tipo, ciò che verrebbe evidenziato sarebbe sicuramente questo.
Oltretutto alla fine c’è un passaggio in cui la vecchia dice al suo avvocato qualcosa tipo “Se il maggiordomo avesse saputo che gli sarebbe bastato aspettare…”, criticando di fatto l’operato di chi fa rivendicazioni, suggerendo che chi è povero deve avere fiducia nell’ordine sociale e non attivarsi direttamente per sovvertirlo. Prima i benefici ai ricchi, poi ai loro eredi, ed infine forse, se non schiattano prima, pure ai poveri.

Il messaggio mi sembra così chiaro ed evidente che non capisco proprio come qualcuno, nell’adultità, possa non coglierlo. Poi è chiaro che ai bambini non salta all’occhio e non è questo ciò che del film li colpisce e li ammalia.
Tuttavia inconsciamente, subdolamente, il messaggio si insinua…
Che poi non è detto che attecchisca, siamo d’accordo, però il semino viene depositato nelle coscienze infantili…

Ma non sto dicendo niente di nuovo e niente di strano, Disney è noto per questo meccanismo, sicuramente ci sono studi a riguardo, non capisco come mai queste mie dichiarazioni destino “scalpore”.

Personalmente, è la prima volta che mi imbatto in una simile “lettura”. Ed è una lettura molto “vecchio stile”. Più che Frank 2026, mi pare roba da Goffredo Fofi 1970. Per inciso, considero il defunto Fofi uno dei critici cinematografici più perniciosi e in un certo senso “pericolosi” che l’Italia abbia mai avuto. Del resto, ancora anni fa, parlando con amici, dissi una cosa che penso ancora oggi: se si dovesse applicare il marxismo ad ogni analisi di un film, magari perfino un “Arancia meccanica” ne uscirebbe distrutto. Ed è appunto un “gioco” a cui non ci sto. I film, nel bene e nel male, me li voglio godere il più possibile. E se devo stroncarli, ha da essere innanzitutto per ragioni cinematografiche. Anziché per motivazioni ideologiche, più o meno campate per aria, o fantasiose, o frutto del senno di poi…:smirking_face::smiling_face_with_sunglasses::victory_hand:

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Tra l’altro il film doveva essere realizzato nei primi anni 60, molto prima del 68. Penso alle pugnette del processo politico a De Gregori, non abbiamo imparato molto. Anzi sì, che gli scalzacani del processo sono spariti, De Gregori è ancora lì (per fortuna).

Capisco la tua analisi Frank, ma concordo che sia molto vecchio stile. La vecchia e i suoi gatti sono aristocratici e allora? Che si godano la loro agiatezza. Se al cameriere non sta bene liberissimo di cercarsi un altro lavoro.

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Se posso darti un consiglio Frank, non decontestualizzare. Non sono certo gli Aristogatti che hanno perpetuato determinate dinamiche classiste inquinando la mente dei piccolini. E’ come dire che siamo diventati tutti razzisti perchè in quegli anni avevamo lo stereotipo nel “negro” che così veniva chiamato.

Con gli occhi di oggi quello che vedi, ripeto, ha senso però, avendo vissuto quel tempo, ti dico che la tua lettura a mio avviso è frutto di tempi troppo recenti. Hai citato le critiche a Disney ma io ricordo quelle su degli stereotipi (pellirosse, donna servile, anche lo stesso gatto siamese del film) che in realtà sono stati costruiti successivamente. Fidati: Gli Aristogatti è un innocuo capolavoro.

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Bah, alzo le mani, mi arrendo. Sarà come dite voi.

Eppure non mi ritengo marxista, né aderisco per partito preso ad una visione ideologica.

A me il film mi arriva proprio così, è questo ciò che più mi è restato della visione, ciò che emotivamente più mi ha colpito.

Non c’è nessuna intenzionale volontà di interpretare l’opera sotto una certa ottica, il mio vissuto è totalmente spontaneo ed autentico.

Non l’avevo mai visto, anche se di nome lo conosco da decenni. Probabilmente vedendolo da adulto non ha tutta la magia di quando si guarda qualcosa da bambini, però devo dire che nel complesso mi è piaciuto solo a tratti (le scene coi cani le ho trovate lunghissime) ma certamente ho adorato Bizet, Minou e Matisse e le voci di Emanuela Rossi, Riccardo Rossi e Cinzia De Carolis! Mi è piaciuto meno il romanesco di Montagnani…non potevano prendere uno tipo Proietti?
Simpaticissimo anche l’avvocato Hautecourt (visto oggi somiglia in maniera impressionante ad un avvocato che nell’ultimo anno è apparso spesso in tv :rofl:)

Da oggi una scena culto per me sarà questa:

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Voglio lanciare un commento provocatorio e schierarmi, in parte, con la lettura politica di @Frank_n_Furter . :grin:

Proprio con gli Aristogatti, io ed un mio amico, eravamo soliti prendere in giro un altro caro amico militante marxista, dicendogli come nel film era ovvio che il messaggio fosse che l’aristocrazia è meglio del proletario invidioso e diabolico, perciò quando ho letto questo post non ho potuto non sentirmi chiamato in causa

Ovviamente, era solo una provocazione anche quella, sono d’accordo che vedere un messaggio politico reazionario dietro gli Aristogatti è veramente molto tirato per la giacchetta. Dopotutto, Romeo è un proletario anche lui, ed è alla fine tra gli eroi della storia… così come la banda di gatti randagi jazzisti. E se proprio vogliamo c’è anche il superamento delle barriere di classe, con Duchessa che si innamora e scopre il loro mondo di strada.

Detto ciò, però secondo me è anche innegabile che la visione del film vira decisamente su una impostazione conservatrice/rassicurante… l’élite benevola e quasi ingenua, chi sta sotto è mosso da avidità, invidia e risentimento e però alla fin fine tutto ritorna in ordine e al suo posto.

Direte voi, grazie al c*** , erano i classici Disney, non la New Hollywood. Vero, però oh se accusano i puffi di propaganda comunista perché non divertirsi anche con letture più politiche di questi cartoni? :grin:

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Se è solo per il gusto di sghignazzarci e ironizzarci sopra, mi unisco volentieri alla “squadraccia della risata”. Ogni occasione, si sa, è buona.:nerd_face::tongue::clown_face:Del resto, non scordiamo che a suo tempo, dei poveri dementi privi del benché minimo senso dell’umorismo (quindi per definizione gente “di sinistra”? Chissà…:grin:) bollarono il fumetto dedicato a un certo piccolo gallo (nel senso di abitante della Gallia) come “gollista”. A proposito di “letture politiche” a dir poco fantasiose, o demenziali. :scream::smirking_face::woozy_face:
P.S. Che poi, fra le altre cose, il defunto nasuto De Gaulle mi sta pure simpatico, tutto sommato. Attualmente neppure Oltralpe, a livello di classe politica sono messi granché bene…:clipperton_island::broken_heart::face_without_mouth:

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Ma no, quale resa. Si fa per argomentare. Quello che tocca la sfera emotiva è assolutamente ed originalmente personale. Chi non ti segue nella lettura, me compreso, lo fa solo per provare ad aprire una finestra laterale per far entrare una luce diversa ma se chiudi gli scuri non succede niente.

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Capisco che per molti il richiamo del pastellinculismo(1) è troppo forte per accettare che il nostro @Frank_n_Furter possa decostruire un classico disney spogliandolo degli strati di innocenza che come una chiffonade di culatello si posano sugli occhi cisposi e astigmatici di noi vecchi di merda mai guariti dall’adultolescenza, ma vaccadè(2) se la crociata di Frank Miguel non solo è legittima, ma che dico legittima, sacrosanta!

Gli aristogatti: trionfo della old money o catalizzatore di sentimento di rivalsa da parte del grindset contro lo europemaxxing? Sarebbe un ottimo tema per un dibattito da bar, ma siccome l’invito ad “argomentare” nella maggior parte dei casi è seguito da una chiusura totale dell’audio e una frenetica attesa che l’argomentazione finisca per poter iniziare il proprio monologo, salto a pié pari al monologo e della vostra opinione (escluso @Frank_n_Furter s’intende) me ne sciacquo allegramente le palle.

Ora che Walt Disney umanamente fosse uno stronzo siamo tutti d’accordo, no? D’altra parte era quello che sputtanava i suoi animatori alla House Unamerican Activities Committee non appena vedeva che si alzavano troppe volte a temperare le matite, sia mai che sviluppino una coscienza di classe! Quindi se si può celebrare la superiorità (anche fisiognomica) di una rentier come Madame Adelaide contro il lavoro duro di Edgar. E qui salta fuori la peculiarità di Edgar come cattivo Disney: Edgar è il cattivo meno cattivo di tutti i cattivi Disney, che prima furono mostruosi e terrificanti con i primi film (dalla strega di Biancaneve al demonio della Notte Sul Monte Calvo), per poi essere degenerati a macchiette e tornare mostruosi e terrificanti col cosiddetto “rinascimento disney”. (nell’era della Disney-Pixar, ora non so dirvi, ma d’altra parte non faccio il critico di professione, alhamdulillah).

Edgar, oltre a essere una macchietta, non è fondamentalmente cattivo, e vi dirò anche di più, non è nemmeno comunista nel senso in cui avrebbe inteso quell’uranista del senatore Joseph MacCarthy: nella mia idea è solo un mediocre coglione che fa il fenomeno su linkedin frignandosi addosso con frasi lapidarie intervallate da punti e a capo, auspicando “meritocrazia” e lamentandosi del destino crudele che gli impedisce di realizzarsi come le sue fantasie di potenza . Non mi meraviglierei anche se lo stesso Disney, nei suoi ultimi rantoli prima di farsi ibernare lo trovasse simpatico. Non a caso, la fine da villain che gli viene riservata non è la classica caduta in un abisso infinito, e non è nemmeno la palla al piede e i lavori forzati che vengono riservati al principe Giovanni, Nottingham e Biss. Semplicemente Edgar viene deportato a Timbuctù dove magari, privo di lacci e lacciuoli imposti dalla società del vecchio continente, farà uscire il superuomo aynrandiano che è in sé e aprirà una piadineria (classico sogno ricorrente dei travet del mondo dell’IT aprire una piadineria a panama), o magari organizzerà una compagnia di mercenari che supporterà la giunta locale al posto di quei fallitazzi incapaci dell’Africa Corps (precedentemente Wagner PMC). Chi lo sa! Le ciel est la limite!

Detto questo, che Edgar sia un coglione lo ha capito pure mio figlio che quando ha visto il film (penso avesse 4 o 5 anni) ha notato che sarebbe bastato tenere i gatti, dargli le scatolette del discount e tenere il resto dell’eredità, villa inclusa, tutta per sé. In effetti è infinitamente più sensata la versione ridotta della storia nella famosa collana “ANNI 80” chiamata “Imparo a leggere con Topolino” di cui mia nonna non mi faceva mancare un volume: lì è semplicemente scritto che Edgar odiava i gatti. Semplice! Lineare! Poi però specifica, per non turbare la psiche di noi giovani aspiranti lettori: “Ovviamente non voleva ucciderli: voleva solo che se ne andassero”. E allora niente, è un coglione anche lì. Oh, sentite.

Insomma, il messaggio di fondo qual è? Nel 1970 sono d’accordo con l’interpretazione reazionaria e pro-old money (non è specificato comunque se Madame Adelaide l’abbia data via in qualche squallido lupanare prima di passare alla lirica, ma onestamente, importa? Pur essendo anzianotta è frenologicamente molto più regolare di Edgar e dell’altro vecchio pervertito, quindi per me appartiene alla nobiltà di spada). Traslato al giorno d’oggi, la definizione di “conservatore” è stata appropriata dai sovramenzionati lunatici di linkedin, che difendono il grindset libertario, e se la prendono con gli europei perché osano avere la sanità pagata e giorni di ferie e non ammazzarsi di lavoro: non a caso, già nel successivo Robin Hood, il malvagio principe Giovanni si strugge di piacere dicendo “Tasse! Taaaasssse!! Bellissime, meravigliose tasse!!!” . È proprio vero che il passato è un pianeta alieno.

Detto questo, per il resto del film: le due oche inglesi e lo zio alcolizzato mi stanno abbastanza sulle palle, Montagnani fa la voce di Romeo mille volte più charmant di tanti sfigati che ripiegano sulla parlata romanesca come lasciapassare a impegno zero per la simpatia (un po’ come Zerocalcare ora che la routine delle nevrosi dei millennial è diventata lievemente stantia). Duchessa e Minou sanno solo sospirare in una maniera che farebbe morire Alison Bechdel del famoso “Bechdel Test” per autocombustione, Matisse fa pastrocchi inguardabili (e originariamente si chiama Henri, come il noto nano affetto da priapismo Toulouse-Lautrec) e l’unico che ha uno straccio di talento è Bizet. Menzione speciale per Scat Cat, che con la mia attuale mente sporca non posso associare a certe composizioni poetiche sulla merda che hanno per anni decorato questo locupletato e preclaro (e anche un po’ obsoleto) forum.


Grat Cat

Infine, sempre a proposito della mia mente sporca, non posso non pensare al fatto che un esercizio di stile di molti stand up comedians è una barzelletta chiamata “The Aristocrats”, una barzelletta solo nel nome risalente all’epoca del vaudeville, in cui la premessa e la fine sono sempre la stessa: una famiglia va da un impresario teatrale chiedendo di essere scritturata perché hanno preparato uno spettacolo. L’impresario chiede loro di mostrargli n esempio di questo spettacolo, e a questo punto il ruolo attanziale del joke (come direbbe quel coglione di luttazzi) sta nel raccontare gli atti più scandalosi, offensivi e pornografici commessi da parte della famiglia. Alla fine, la punchline senza senso sta nel fatto che l’impresario scioccato chiede come si chiama questo spettacolo e la famiglia in coro dice “The Aristocrats!”. Ecco, quasi quasi spiace che non sia stata fatta una parodia in cui Romeo, Duchessa e i tre gattini si dedicano a pratiche di coprofagia, incesto, necrofilia e compagnia cantante. “The Aristocats!” Ci avrei visto bene Bakshi a farla, no?

(1) Pastellinculismo è il sentimento di chi rimpiange i tempi in cui alle elementari ci ficcavamo i pastelli nel culo, come da noto meme
(2) @Marcello, ci manchi

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Beh, mi pare chiaro che al posto di Marcello, ci sei tu. Meno narciso, e decisamente più “tarantiniano” nella scrittura.:nerd_face::wink: Inoltre, grande sorpresa del 2026, stai tirando su la “next gen”. Non solo con Disney, spero…:grin::cocktail_glass::heart:

Ma certo, chi non ne conosce la versione musical intitolata “Sarà capitato anche a voi di avere una strana famiglia…”

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