Capisco che per molti il richiamo del pastellinculismo(1) è troppo forte per accettare che il nostro @Frank_n_Furter possa decostruire un classico disney spogliandolo degli strati di innocenza che come una chiffonade di culatello si posano sugli occhi cisposi e astigmatici di noi vecchi di merda mai guariti dall’adultolescenza, ma vaccadè(2) se la crociata di Frank Miguel non solo è legittima, ma che dico legittima, sacrosanta!
Gli aristogatti: trionfo della old money o catalizzatore di sentimento di rivalsa da parte del grindset contro lo europemaxxing? Sarebbe un ottimo tema per un dibattito da bar, ma siccome l’invito ad “argomentare” nella maggior parte dei casi è seguito da una chiusura totale dell’audio e una frenetica attesa che l’argomentazione finisca per poter iniziare il proprio monologo, salto a pié pari al monologo e della vostra opinione (escluso @Frank_n_Furter s’intende) me ne sciacquo allegramente le palle.
Ora che Walt Disney umanamente fosse uno stronzo siamo tutti d’accordo, no? D’altra parte era quello che sputtanava i suoi animatori alla House Unamerican Activities Committee non appena vedeva che si alzavano troppe volte a temperare le matite, sia mai che sviluppino una coscienza di classe! Quindi se si può celebrare la superiorità (anche fisiognomica) di una rentier come Madame Adelaide contro il lavoro duro di Edgar. E qui salta fuori la peculiarità di Edgar come cattivo Disney: Edgar è il cattivo meno cattivo di tutti i cattivi Disney, che prima furono mostruosi e terrificanti con i primi film (dalla strega di Biancaneve al demonio della Notte Sul Monte Calvo), per poi essere degenerati a macchiette e tornare mostruosi e terrificanti col cosiddetto “rinascimento disney”. (nell’era della Disney-Pixar, ora non so dirvi, ma d’altra parte non faccio il critico di professione, alhamdulillah).
Edgar, oltre a essere una macchietta, non è fondamentalmente cattivo, e vi dirò anche di più, non è nemmeno comunista nel senso in cui avrebbe inteso quell’uranista del senatore Joseph MacCarthy: nella mia idea è solo un mediocre coglione che fa il fenomeno su linkedin frignandosi addosso con frasi lapidarie intervallate da punti e a capo, auspicando “meritocrazia” e lamentandosi del destino crudele che gli impedisce di realizzarsi come le sue fantasie di potenza . Non mi meraviglierei anche se lo stesso Disney, nei suoi ultimi rantoli prima di farsi ibernare lo trovasse simpatico. Non a caso, la fine da villain che gli viene riservata non è la classica caduta in un abisso infinito, e non è nemmeno la palla al piede e i lavori forzati che vengono riservati al principe Giovanni, Nottingham e Biss. Semplicemente Edgar viene deportato a Timbuctù dove magari, privo di lacci e lacciuoli imposti dalla società del vecchio continente, farà uscire il superuomo aynrandiano che è in sé e aprirà una piadineria (classico sogno ricorrente dei travet del mondo dell’IT aprire una piadineria a panama), o magari organizzerà una compagnia di mercenari che supporterà la giunta locale al posto di quei fallitazzi incapaci dell’Africa Corps (precedentemente Wagner PMC). Chi lo sa! Le ciel est la limite!
Detto questo, che Edgar sia un coglione lo ha capito pure mio figlio che quando ha visto il film (penso avesse 4 o 5 anni) ha notato che sarebbe bastato tenere i gatti, dargli le scatolette del discount e tenere il resto dell’eredità, villa inclusa, tutta per sé. In effetti è infinitamente più sensata la versione ridotta della storia nella famosa collana “ANNI 80” chiamata “Imparo a leggere con Topolino” di cui mia nonna non mi faceva mancare un volume: lì è semplicemente scritto che Edgar odiava i gatti. Semplice! Lineare! Poi però specifica, per non turbare la psiche di noi giovani aspiranti lettori: “Ovviamente non voleva ucciderli: voleva solo che se ne andassero”. E allora niente, è un coglione anche lì. Oh, sentite.
Insomma, il messaggio di fondo qual è? Nel 1970 sono d’accordo con l’interpretazione reazionaria e pro-old money (non è specificato comunque se Madame Adelaide l’abbia data via in qualche squallido lupanare prima di passare alla lirica, ma onestamente, importa? Pur essendo anzianotta è frenologicamente molto più regolare di Edgar e dell’altro vecchio pervertito, quindi per me appartiene alla nobiltà di spada). Traslato al giorno d’oggi, la definizione di “conservatore” è stata appropriata dai sovramenzionati lunatici di linkedin, che difendono il grindset libertario, e se la prendono con gli europei perché osano avere la sanità pagata e giorni di ferie e non ammazzarsi di lavoro: non a caso, già nel successivo Robin Hood, il malvagio principe Giovanni si strugge di piacere dicendo “Tasse! Taaaasssse!! Bellissime, meravigliose tasse!!!” . È proprio vero che il passato è un pianeta alieno.
Detto questo, per il resto del film: le due oche inglesi e lo zio alcolizzato mi stanno abbastanza sulle palle, Montagnani fa la voce di Romeo mille volte più charmant di tanti sfigati che ripiegano sulla parlata romanesca come lasciapassare a impegno zero per la simpatia (un po’ come Zerocalcare ora che la routine delle nevrosi dei millennial è diventata lievemente stantia). Duchessa e Minou sanno solo sospirare in una maniera che farebbe morire Alison Bechdel del famoso “Bechdel Test” per autocombustione, Matisse fa pastrocchi inguardabili (e originariamente si chiama Henri, come il noto nano affetto da priapismo Toulouse-Lautrec) e l’unico che ha uno straccio di talento è Bizet. Menzione speciale per Scat Cat, che con la mia attuale mente sporca non posso associare a certe composizioni poetiche sulla merda che hanno per anni decorato questo locupletato e preclaro (e anche un po’ obsoleto) forum.
Grat Cat
Infine, sempre a proposito della mia mente sporca, non posso non pensare al fatto che un esercizio di stile di molti stand up comedians è una barzelletta chiamata “The Aristocrats”, una barzelletta solo nel nome risalente all’epoca del vaudeville, in cui la premessa e la fine sono sempre la stessa: una famiglia va da un impresario teatrale chiedendo di essere scritturata perché hanno preparato uno spettacolo. L’impresario chiede loro di mostrargli n esempio di questo spettacolo, e a questo punto il ruolo attanziale del joke (come direbbe quel coglione di luttazzi) sta nel raccontare gli atti più scandalosi, offensivi e pornografici commessi da parte della famiglia. Alla fine, la punchline senza senso sta nel fatto che l’impresario scioccato chiede come si chiama questo spettacolo e la famiglia in coro dice “The Aristocrats!”. Ecco, quasi quasi spiace che non sia stata fatta una parodia in cui Romeo, Duchessa e i tre gattini si dedicano a pratiche di coprofagia, incesto, necrofilia e compagnia cantante. “The Aristocats!” Ci avrei visto bene Bakshi a farla, no?
(1) Pastellinculismo è il sentimento di chi rimpiange i tempi in cui alle elementari ci ficcavamo i pastelli nel culo, come da noto meme
(2) @Marcello, ci manchi