ricordo di averlo percepito come una sorta di crasi tra una cripto-biografia di moana pozzi (quasi a mo’ di amami ma con più ambizioni autoriali) con bio-riferimenti all’allora situazione critica medica di mara redeghieri di cui ferrario era molto amico (a riprova, kemiospiritual venne se non erro usata nei titoli di coda) - peraltro anche la pozzi morì per tumore al fegato. ricordo una partecipazione straordinaria delle mai abbastanza rivalutate officine schwarz, che per un decennio buono ho seguito ovunque si muovessero, in un centro sociale romano - il forte prenestino, se non ricordo storto. fu la cosa che più mi sorprese del film, anche perché totalmente scollata dal resto, che ho per inciso totalmente rimosso. come il suo sodale chiesa (anch’egli a un certo punto satellitare alla parabola dei CSI), ferrario è artefice di un cinema che non mi va granché a genio.
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