I DUE PEZZI DA 90
Cast: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Enzo Andronico, Franco Balducci
Anno: 1971
Regia: Osvaldo Civirani
Produzione: Cine Escalation S.r.l
DVD: Surf Video
VHS: Techno Film
Devo dire che i film di Franco e Ciccio diretti da Civirani sono deludenti.
Parecchie gag banali, ritmo lentissimo e regia improvvisata.
Ma siccome sono un fan sfegatato di Franco e Ciccio (da bambino) ho acquistato il DVD SURF proprio per collezione.
Forse, l’unico film di Civirani che si salva è proprio I DUE PEZZI DA 90.
Civirani purtroppo non era proprio un regista, ma un fotografo che si improvvisò regista. Anche in questo film la cosa è evidente: storia banalissima e sceneggiata in modo dilettantesco, gente che guarda in camera, ombre in campo (la scena della piuma sul naso di Ciccio), montaggio elementare, lunghe sequenze senza stacchi quasi teatrali… insomma una sofferenza. Io l’ho abbandonato prima della fine, cosa che solitamente non faccio mai, ed ho detto tutto.
Tutto vero, di Civriani salvo comunque “i due gattoni a 9 code e mezza ad Amsterdam” per la patina e le atmosfere 70’ ed “i due figli dei trinità” a suo modo un piccolo cult.
Film decisamente trascurabile, anche se il punto di forza della coppia è di solito l’equivoco qui la carta viene giocata male.
Non mancano gag divertenti forse fin troppo surreali, ma comunque nettamente inferiore ad altre pellicole.
Non ricordo dove vidi un intervista al regista che non parlava in modi lusinghieri di Franco Franchi.
A dirla tutta non sopportava il verso che si era inventato con il gomito.
Lo vedrete nel finale della reclame del lamarasoio Bic.
La Cine Escalation, casa produttrice del film, era di proprietà di Civirani stesso e di Sergio Cosmai. Aperta il 7/7/69 con un capitale sociale di sole 500.000 lire produsse comunque 5 film tra il 70 e il 71, anno in cui chiuse. Aveva sede legale in Via Varese al 23 per poi trasferirsi in via Italo Carlo Falbo al 18 al Tiburtino forse per la vicinanza con i De Paolis che a piedi stanno una chilometrata.
Nel 1967 Civirani aveva già aperto la Denwer (!) Film (67/68) sempre a Via Varese, 23 con cui produsse quattro film tra cui quello tragico con Ric & Gian e dopo la C.E., la Production International Films (stessi indirizzi) con sempre 500.000 lire di c.s., in questo caso in società col figlio Walter che era direttore della fotografia e che so trattare malissimo davanti a tutti, per concludere con la Wonder Films (ancora a Via Varese, 23 - forse casa sua) con c.s. di ben 30.000.000 di lire che, testuale, ‘proseguiva l’attività della precedente Wonder Films Produzione Cinematografica’ aperta il 19/9/62 (!) con come soci Alberto Tavani, prima, e Marisa Manici, poi, che chiuse nel 1976. L’indirizzo? Sempre Via Varese, 23.
E se pensate che certe cose riguardassero solo certi, diciamo così, maneggioni del sottobosco sappiate anche grandi nomi (alcuni molto grandi) hanno aperto e chiuso produzioni a ripetizione.
E mi torna in mente il personaggio, chissà quanto inventato, del libro di Paolella il cui protagonista Toni va in cerca di una scrittura da un produttore come regista e scopre che invece l’uomo se ne sta tornando a casa sua (mi pare a Udine). Il ragionamento era più o meno questo: come produttore ho fallito, i miei film hanno incassato molto poco e non sono riuscito a rientrarci delle spese, però con i pochi soldi guadagnati sono riuscito a ripagare tutti i debiti. Perciò gli attori, i registi, i fornitori, i tecnici, le imprese di pulizie. Tutti. Mostra i tre poster dei gli ultimi tre film che ha fatto e che sono ancora nei cinema ancora per poco e un David di Donatello, vinto come miglior produttore emergente che gli regala a mo’ di portafortuna (che il protagonista non avrà). Nell’ufficio non è rimasto più niente eccetto una scrivania vuota e una sedia. E poco prima di lasciarlo gli dice ‘mi sono rimasti soltanto i soldi per tornare a casa dove mi aspettano mia moglie e i miei figli, ma mi faccio vanto del fatto di non aver lasciato neanche un soldo di debito: ho pagato tutti’.