Per altro, rivedendo il film ieri sera, ho notato che è esattamente la stessa location usata in Piccolo Diavolo, nella scena in cui Matthau cerca di abbandonare Benigni, con il conseguente sketch di Giuditta e le chiavi sul tavolo…quando Calà accompagna a casa Giulietta in taxi, c’è proprio un inquadratura identica…ma magari era già stato detto…
Sì il posto è quello, senz’altro lo avranno scritto sul sito di Zender ma qui non penso…
Film di fine anno per me, sempre grandioso e regala sempre grandi risate anche se ormai conosco tutte le battute
Avevo saltato la notizia del personaggio con l’accento milanese fortissimo, curiosamente conosco davvero uno che si chiama così.
ma anche in sapore di mare. la schiavone qua fa proprio le prove generali per il ruolo-contesto di due anni dopo, pressoché identico.
e c’è anche zardini pre-radames in versione strozzino
“ma dove l’hai trovato quetto? nel tetersivo?” ![]()
calà mimicamente sbrigliatissimo (omaggia persino gli skiantos e fa tanto di verso allo stesso abatantuono!), diego forse al suo meglio. una coppia meno strana di quanto possa sembrare in apparenza. con qualche sforzo sceneggiaturale extra sarebbe stato un caposaldo.
ho anch’io un quesito di individuazione attoriale: chi è la ragazza in basso a sx (nel monitor; per specula sta alla sua destra) di jerry, all’angolo del biliardo, quando duella verbalmente con diego in sala biliardi? non credo sia la focardi, ma per un attimo me l’ha ricordata tantissimo.
Un dettaglio che mi ha colpito quando l’ho rivisto: il proprietario del banco dei pegni (Pietro Zardini, famoso come il collega anziano di Fantozzi) che viene chiamato ‘strozzino’, mi pare sia inequivocabilmente caratterizzato come ebreo. Ha una vistosa kippah (che pare più lo zucchetto di Lucio Dalla) e la moglie per non lasciare equivoci, si chiama Sara. Sono fissato come il Walter di Lebowski, o notate anche voi questi stereotipi che adesso sarebbero improponibili?
Ci sarebbe, peggio ancora, la battutaccia di De Sica in “Vacanze di Natale”, giusto un paio di anni dopo, sempre a cura dei Vanzina.![]()
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Per quanto mi riguarda, stereotipi e battute aberranti, ma non taglierei nulla. Affinché certi errori, non vengano dimenticati e soprattutto non vengano ripetuti. Almeno a livello cinematografico. E chi vuole capire…![]()
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Hei! Ho invocato Walter e mi ha risposto in persona ![]()
Al di là di questo, “I fichissimi” mi piace e diverte, oggi come ieri. Forse è anche colpa/merito del fattore nostalgia: il regista è morto, Di Francesco e Grossi idem. Mentre Abatantuono e Cala’, sono ormai canuti signori…![]()
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P.S. Benché sia SHABBAT, rispondo lesto e volentieri…![]()
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Si lo strozzino è una estremizzazione, così come ibrido stesso oggi sarebbe improponibile o riproposto in veste più “naturale”.
Un’ altra cosa BRUTALE del film che comunque passa in secondo piano date le grasse risate è il finale.
Un “Romeo & Juliet” in versione ultratamarra. Battute, becerume e volgarità d’altri tempi in cui non ci si stava troppo a pensare a quel che si diceva ma in fondo chi se ne frega. Trattavasi di pura goliardia oggi irripetibile!
Quoto. Parliamo pur sempre di un’epoca più spudorata. Talora, imbarazzante. Ma almeno, poco ipocrita. E qui scatta il proverbiale, INELUTTABILE “Ai miei tempi…”.![]()
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Segnalo un curioso anacronismo presente nel film: verso la fine, durante il processo a Calà-Romeo, Mauro di Francesco esce dall’aula e commenta una sentenza di un altro processo con un ‘minchia signor tenente’. Il film è del 1981, secondo wikipedia il titolo dell’omonima canzone di Faletti del 1994 è una citazione di una frase detta da Abatantuono in ‘Mediterraneo’ del 1991. Viene il dubbio allora che il ‘minchia signor tenente’ sia una frase in codice a uso interno del giro degli amici di Abatantuono, già ben prima di ‘Mediterraneo’. Una curiosità, però fa pensare.




