I fotofilm sono immagini dal film. Poi spesso sulle stesse riviste capitano anche foto di scena, diciamo.
Possiedo alcuni GinFizz, ed in uno vi è il foto film di “Giovani belle e probabilmente ricche” che viene rinominato come “le fichissime”
Come dice bene Lindo, in massima parte sono fotogrammi tratti dalla pellicola e opportunamente ingranditi o modificati nel formato, e in parte sono foto di scena scattate sul set (non dai redattori della rivista, ma dal fotografo di scena del film).
Qualche anno fa a Torino c’è stata una bellissima mostra (con ricco catalogo) dedicata appunto ai fotoromanzi, ai cineracconti e ai fotofilm italiani (questi tre termini hanno significati diversi, vedi sotto), e c’erano anche alcune fotografie di un macchinario che veniva utilizzato per stampare i fotogrammi della pellicola su carta.
Il valore di questi fotofilm d’epoca sta anche nel fatto che spesso contengono immagini tratte dalle versioni pre-censura o dalle versioni per il mercato estero, comprensive quindi di immagini più spinte, assenti dalle copie distribuite in Italia.
Sì, esatto. Anche quello è un segnale di trasandatezza e di poco rispetto per lo spettatore. Al costo di una sola scena pornografica si sfruttavano due ricavi: quello del film e quello del mercato delle riviste cartacee.
P.S.:
CINERACCONTI o CINEROMANZI sono quelle pubblicazioni, in voga tra gli anni 30 e gli anni 50 che raccontavano le trame dei film in forma di racconto in prosa (oggi si chiamerebbero “novelization”). La più famosa è la rivista Novellefilm, cessata nel 1959.
FOTOROMANZI sono le storie raccontate attraverso le fotografie (i vari Bolero, ecc.), ma si tratta di storie originali, ideate appositamente, senza riferimento a film preesistenti.
FOTOFILM è invece il termine specifico per le riviste che pubblicavano le foto tratte da un film. Negli anni 60 c’era Malìa per i film horror, negli anni 70 c’erano le riviste incentrate sulla componente sessuale (Cinesex, Cinestop, eccetera), negli anni 80 c’erano i giornaletti che pubblicavano le immagini dei film porno.
Poi, come per tutte le regole, ci sono state anche alcune trasgressioni. Ad esempio sia Malìa che qualche Cinesex e Cinestop hanno pubblicato anche storie non tratte da film, ma sono stati casi relativamente rari.
Veramente veramente veramente Le fichissime è il titolo alternativo con cui è circolato, o cmq probabilmente quello di lavorazione (in risposta a “I fichissimi”).
Succede la stessa cosa al foto-film di Labbra avide che viene ribattezzato Parrucchiere per signora (titolo di lavorazione).
grazie dell’interessantissima risposta, quella mostra l’avrei visitata volentieri perchè mi piace molto anche la parte tecnica con cui si gira un film, i macchinari usati negli anni , il passaggio da super8, 16mm etc.
I flash durante il girato sono abbastanza imbarazzanti in effetti, sono presenti praticamente in tutti i loops della Color Climax che infatti aveva anche diverse riviste
che dire..sono annichilito dalla meraviglia di uno scatto del genere,straordinario,sublime,il cavallo si fa attore a 360 gradi ,non solo fornitore di minchia,ma recita in una scena con tanto di scopettone appoggiato al deretano dell attrice..sublime,geniale,manco jodorwski
straordinario lindo..bruna lewis è identificata?
Seee… nome totalmente di fantasia, il grafico compone questo pseudo-film-fantasma utilizzando foto tratte da diverse pellicole della serie Lucky Faar Delly e dà libero sfogo alla sua immaginazione. Forse Bruna Lewis era la figlia del regista Bob Lewis? Anche lui mai sentito nominare.
Minchia!.. ops, scusate… per dindirindina!
Era una mania proprio! Ma tu guarda che collana ti andava a lanciare la Videottanta nel maggio dell’87:
Me la ricordo questa pubblicità! Ovviamente vista su una pubblicazione “del settore”. E credo proprio di sapere chi è la bionda impegnata col quadrupede. La cosiddetta INNOMINABILE…
oltre non si puo’!!
Oggi avrebbe fatto la gioia di Drew Pritchard.