Il Mostro (Stefano Sollima, 2025)

“Sensazioni contrastanti”. Mi sento di iniziare il commento in questo modo perché Il Mostro era uno dei titoli che più attendevo del 2025 e ora, dopo la visione delle quattro puntate, devo ancora capire se lo considero soddisfacente o una mezza delusione.

Dalle voci di corridoio in rete mi ero fatto l’idea di un “pretesto”, ovvero l’uso della storia del Mostro per raccontare in realtà un drammone infarcito degli argomenti politically-correct più in voga al giorno d’oggi.

Purtroppo non si va tanto lontani da questo assunto: pronti-via e la PM Della Monica esordisce con un “questi sono delitti contro le donne” e da lì si capisce subito la piega -sfalsata-degli eventi. è lei infatti ad avere la magica intuizione di collegare i primi omicidi ottantiani al delitto del '68, un falso in quanto ci fu in realtà o una soffiata (lettera anonima) o, più probabile, un depistaggio per distogliere le indagini e incanalarle verso la pista sarda.

Passando a quest’ultima, è francamente irritante il profilo che viene restituito di Barbara Locci, l’ape regina, la mangiauomini qui divenuta una sorta di proto-femminista che si oppone con tutte le sue forze al patriarcato dei sardi e per questo finirà per pagare con la vita.

L’idea di frammentare la narrazione secondo molteplici punti di vista (assegnando veri e propri capitoli ai vari personaggi) è invece positiva anche se potrebbe risultare non poco ostica per chi non avesse una conoscenza pregressa degli eventi. Ad ogni modo, il veder ricomporre man mano le tessere di puntata in puntata è una scelta che mi sento di approvare e il puzzle della pista sarda alla fine è stato ben sviscerato tranne per la non menzione della chiusura definitiva del 1989.

Tirando le somme, come giudizio numerico mi assesterei intorno al 6,5-7: da un lato, questa miniserie ha il clamoroso merito di riportare in auge nella cultura mainstream il giallo/thriller italiano, dall’altro indugia troppo su una ricostruzione fittizia degli eventi (la sposa in abito bianco che scappa nei campi inseguita dai “cavernicoli” sardi…) che toglie spazio alle indagini per elaborare un contorno drammatico non essenziale nel terribile eppure fascinoso enigma del Mostro.

Visto l’incredibile riscontro di pubblico, non fatico a credere che almeno una seconda stagione si farà, con protagonisti i compagni di merende e in particolare il Vampa a spadroneggiare sulla scena.

Chiudo dicendo che la pista sarda qui trattata è una delle ipotesi che meno mi convince, tuttavia se la fiction vuole essere solo un punto di partenza direi che il risultato complessivo è accettabile ma, detto sinceramente, un argomento del genere meritava una componente thriller ben più marcata e incisiva.

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Beh, è un dato di fatto. Chi veniva deturpato? Non certo gli amanti maschi. Poi lo è anche in generale, il 90% degli assassinii sono compiuti da maschi, non da donne.

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non sono del tutto d’accordo ,l obbiettivo era la coppia,anche su alcune vittime maschi sono trovate coltellate in zona pubica,senza subire escissioni,e nel 83 vengono uccisi 2 maschi,forse ,ma non è sicuro omosessuali

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Siamo nel ramo delle ipotesi visto che il mostro né è mai stato preso ne ha mai confessato, ma la dinamica mi sembra abbastanza chiara, ha sempre colpito prima che il maschio si spogliasse, dovevano essere in macchina/tenda ma non aver ancora consumato, poi ammazzava lui e sfregiava lei. I due tedeschi erano quasi sicuramente gay, è infatti si fermò, probabilmente aveva male interpretato i capelli lunghi.

No, nessuna. Coltellate sì, ma in altri posti. Il mostro mutilava solo le donne, era forte la componente misogina e sessuofobica.

Per cui quando leggo di argomenti “politically correct che vanno di moda oggi” mi si rizzano i capelli, l’Italia era un paese retrogrado pieno di trogloditi. E leggendo le cronache ce ne sono ancora molti.

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Coltellate alle vittime maschili si, eccome, spesso in zona pubica. E no, non tutte le coppie erano in procinto dell’amplesso, ad esempio a Baccaiano avevano già fatto, a Rabatta 74 invece passarono molto tempo in macchina probabilmente a discutere, nulla ci dice che stavano consumando/in procinto di consumare.

Quella dell’mdf è una storia molto complicata, diciamo che se l’intento era quello di far credere che ci fosse un sk che seguiva delle pulsioni o manie sue, ci sono riusciti alla grande, lo testimoniano le infinite discussioni che anche oggi animano la rete e non solo.

Per quanto riguarda la serie, uno degli errori che ho sopportato di meno è quello di dare per scontato che l’obiettivo fosse solo la Locci, che di amanti ne aveva e aveva avuti molti, ignorando completamente il Lo Bianco, che invece il giorno prima di essere ucciso disse alla moglie che avrebbero iniziato a fare dei bei soldi (forse sfruttando la Locci? Ad ogni modo voleva inserirsi in un racket che evidentemente infastidiva qualcuno) mostrandole anche una pistola.

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devo verificare ma mi sembra che qualche vittima maschile abbia subito delle coltellate in zona pubica o basso ventre,senza ovviamente escissioni.sui tedeschi:1 - che fossero gay non vi è certezza 2 - che invece non fosse un errore del mostro (nel credere uno dei due una donna),ma un delitto voluto ,eseguito in fretta per scagionare uno sospettato che era in carcere,insomma anche qui ipotesi ma certezze no

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l’aspetto bellissimo di sollima è che ormai gira sempre tutto con le medesime timbriche di gomorra: tempi marmorei, colori desaturati e tendenti al tetro, fotografia crepuscolare, cupi drones dark-ambient (il bellissimo tessuto sonoro granulare a opera di cortini - uno che ha prodotto di tutto da jovannotti a ladytron passando per collaborazioni con trent reznor - è notevole ma non troppo lontano parente umorale dei mokadelic), riprese aeree grandangolari come se gli spazi fossero osservati in tralice da una qualche deità malvagia, carrellate lente ma inesorabili, personaggi scolpiti nelle scene, interpretazioni naturalistiche etc, ma ogni volta è un distinto giro di boa.

stavolta rispetto a gomorra e ZZZ c’è un sovrappiù di negata spettacolarità a buon mercato, di anticlimaticità, l’umorismo e l’epos stanno a zero, il che rende tutto fosco e contratto ma a suo modo tesissimo. il controllo sul rigore formale è assoluto, la regia è granitica, l’attenzione filologica non sbaglia una virgola. inutile aggiungere che anch’io me lo son visto un episodio via l’altro senza accusare una scena di troppo o di meno (non c’è un filler, ma non ci sono neanche dei buchi o dei vuoti narrativi) e fatico a capire chi lo demolisce (a dire il vero neanche me ne curo granché, ma sarei sempre per sondarne analisi e presupposti), ma lo scrivo lo stesso. davvero un ottimo combinato di macchina affabulatrice e ricapitolazione criminologica.

rispondo ad argento che lamenta la mancanza di un accento tonale più thriller: sono contento che abbia evitato questo scivolone che l’avrebbe reso ovvio involgarendolo, rischiando di farlo finire dalle parti della miniserie di 10-15 anni fa con giallini (che difatti era una mezza schifezzuola). non credo che a sollima interessasse abbracciare il genere o resuscitare un certo modo di fare cinema instant-exploitativo applicato al caso (per queste cose, se si vuole, tanto vale rispolverare teti), quanto piuttosto esaminare una pista poco sondata e cinematograficamente battuta evitando di dare risposte categoriche come anche di alludere su una tot deduzione rispetto a un’altra e offrendo se mai angolazioni, prospettive tutte diverse ma tutte equamente plausibili perché in ciascuno dei 4 spostamenti dell’asse indiziario ogni personaggio è un mostro - chi in latenza chi meno - con validi motivi personali per prender parte al primo omicidio. che peraltro da solo mostra come il caso sia in partenza destinato a restare insoluto sine die e come dietro il caso locci potrebbe esserci stato chiunque come nessuno, rendendo difficile anche allo spettatore propendere per una pista piuttosto che un’altra.

secondo me sta qui la forza della serie. passare al pettine una prima complicatissima pista coprendo comunque tutto l’arco omicidiario, la cui esposizione fa più da prisma per i diversi nodi narrativi e caratteriali che da assetto formale per rispolverare le coreografie visionarie di argento o gli eccessi di macelleria di fulci.

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