“Sensazioni contrastanti”. Mi sento di iniziare il commento in questo modo perché Il Mostro era uno dei titoli che più attendevo del 2025 e ora, dopo la visione delle quattro puntate, devo ancora capire se lo considero soddisfacente o una mezza delusione.
Dalle voci di corridoio in rete mi ero fatto l’idea di un “pretesto”, ovvero l’uso della storia del Mostro per raccontare in realtà un drammone infarcito degli argomenti politically-correct più in voga al giorno d’oggi.
Purtroppo non si va tanto lontani da questo assunto: pronti-via e la PM Della Monica esordisce con un “questi sono delitti contro le donne” e da lì si capisce subito la piega -sfalsata-degli eventi. è lei infatti ad avere la magica intuizione di collegare i primi omicidi ottantiani al delitto del '68, un falso in quanto ci fu in realtà o una soffiata (lettera anonima) o, più probabile, un depistaggio per distogliere le indagini e incanalarle verso la pista sarda.
Passando a quest’ultima, è francamente irritante il profilo che viene restituito di Barbara Locci, l’ape regina, la mangiauomini qui divenuta una sorta di proto-femminista che si oppone con tutte le sue forze al patriarcato dei sardi e per questo finirà per pagare con la vita.
L’idea di frammentare la narrazione secondo molteplici punti di vista (assegnando veri e propri capitoli ai vari personaggi) è invece positiva anche se potrebbe risultare non poco ostica per chi non avesse una conoscenza pregressa degli eventi. Ad ogni modo, il veder ricomporre man mano le tessere di puntata in puntata è una scelta che mi sento di approvare e il puzzle della pista sarda alla fine è stato ben sviscerato tranne per la non menzione della chiusura definitiva del 1989.
Tirando le somme, come giudizio numerico mi assesterei intorno al 6,5-7: da un lato, questa miniserie ha il clamoroso merito di riportare in auge nella cultura mainstream il giallo/thriller italiano, dall’altro indugia troppo su una ricostruzione fittizia degli eventi (la sposa in abito bianco che scappa nei campi inseguita dai “cavernicoli” sardi…) che toglie spazio alle indagini per elaborare un contorno drammatico non essenziale nel terribile eppure fascinoso enigma del Mostro.
Visto l’incredibile riscontro di pubblico, non fatico a credere che almeno una seconda stagione si farà, con protagonisti i compagni di merende e in particolare il Vampa a spadroneggiare sulla scena.
Chiudo dicendo che la pista sarda qui trattata è una delle ipotesi che meno mi convince, tuttavia se la fiction vuole essere solo un punto di partenza direi che il risultato complessivo è accettabile ma, detto sinceramente, un argomento del genere meritava una componente thriller ben più marcata e incisiva.