Il segreto del vestito rosso (Assassinio made in Italy) (Silvio Amadio, 1965)



Anno:
1963
Regia: Silvio Amadio
Con: Manuel Alexandre, Gianni Baghino, Memmo Carotenuto, Carlos Casaravilla, Cyd Charisse, Alberto Dalbés, Alberto Closas, Mario Feliciani, Benny Dues, Franco Giacobini, Philippe Lemaire, Gina Rovere, Eleonora Rossi Drago, Juliette Mayniel, Hugh O’Brian
Musiche: Armando Trovajoli

http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm.jsp?codice=9818&completa=si

Trattasi di film raro? o si trova da qualche parte?

FILM COMPLETO

Io ne avevo letto da qualche parte percui non penso sia così raro.
Presumo che si possa trovare nel circuito “scambisti”. se lo trovi batti un colpo.

Il film è raro da trovare,ne circola una copia da cassetta ntsc.

Visto stasera in un riversamento vhs ignobile (anche se l’audio è buono). E’ un giallo (in parte spionistico) classico del '63 ancora debitore probabilmente del modello anglosassone con un omicidio iniziale che dà il via alle varie indagini, anche se c’è da dire che in certi punti traspare qualcosa di quello che diventerà il genere negli anni a venire. Trama intrigante anche se certe cose non si spiegano, ad esempio: perchè Bill doveva consegnare il microfilm proprio all’amica di Roma, per giunta mascherata per sembrare un altro? O i debiti di gioco li aveva proprio con lei? Ma in quel caso che bisogno c’era di mascherarsi? E poi questo vestito rosso che trovano casualmente non dice granchè! Boh!
Bel colpo di scena finale, e segnalo che il prefinale con l’inseguimento dell’assassino sui tetti e la conseguente morte mi hanno ricordato abbastanza il finale de Il gatto a nove code.

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C’è il dvd della Code Red ( in inglese)

http://thrauma.it/dettaglio.php?dettaglio=dvd&id=32504

Domani notte su TOP CRIME alle 3:05
(da registrare solo per i titoli in italiano)

oggi hanno cancellato il film dal palinsesto, trasmetteranno Caramelle da uno sconosciuto! :mad:

Nella guida interattiva di sky lo mette ancora in programma, io nel dubbio programmo e registro, poi vediamo…
Confermo che in effetti hanno fatto caramelle, peccato, speriamo che lo rimettano in programmazione.

link al film ( questo canale e’ una figata ci sono molte cose belle! la serie venerdi 13 ,la cripta serie e un bel po’ di film

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Probabilmente l’unico vero motivo di interesse è quello di sentire gli attori italiani che recitano in inglese (semmai recitano in inglese), altrimenti non faccio mistero nell’affermare che è uno di quei film buono solo per il cestino della spazzatura.

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Ho letto che questo film ha avuto una prima distribuzione regionale nel 1963: per caso qualcuno ha modo di confermare la notizia o l’uscita nelle sale è avvenuta solo due anni dopo nel 1965?

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Il film si intitolava in origine ASSASSINIO MADE IN ITALY, ma la società produttrice è presto fallita, addirittura prima del passaggio in censura. A causa di una trafila burocratica, soltanto 4 anni dopo i diritti sono stati acquisiti da un’altra società. Cambiato titolo in IL SEGRETO DEL VESTITO ROSSO, il film è stato finalmente distribuito nelle sale pubbliche italiane (per la prima volta) a fine '67. L’uscita in Spagna, la prima in Europa, ha quindi preceduto quella italiana.

Qui sotto c’è il ritaglio della recensione di quando il film è uscito a Siviglia nel maggio 1965. Come si può vedere, i critici spagnoli dell’epoca erano molto meno snob della quasi totalità dei critici italiani. Una ricerca che sto conducendo sui quotidiani iberici riserva molte scoperte interessanti sul cinema italiano.

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Mi sia consentito postare alcune mie brevi chiose su un film troppo debitore di certi stilemi d’oltreoceano ma non privo di un certo fascino

Un Silvio Amadio d’annata in un giallo “alla Fritz Lang”

Produzione piuttosto importante per un giallo italiano pensato anche e soprattutto per i mercati esteri, realizzato nel 1963 e apparso sui nostri schermi soltanto due anni più tardi.

Shelley North (Cyd Charisse), ricca turista americana e figlia di un noto costruttore di aerei, è alla ricerca del marito Bill misteriosamente scomparso a Roma nel corso di una breve vacanza.

Dick Sherman (interpretato dall’attore di seconda fascia hollywoodiana Hugh O’ Brien), giornalista americano trapiantato nella città eterna ed ex fidanzato di Shelley, si mette sulle tracce dello scomparso con l’aiuto dell’amica giornalista Erica Tiller (un’elegante e algida Eleonora Rossi Drago).

La vicenda si complica ulteriormente con la scoperta del cadavere, accanto alla Fontana di Trevi, di un altro cittadino statunitense, legato in qualche modo al marito di Shelley e al quale viene trovata dell’eroina in tasca.

Si scoprirà che Bill si era recato a Roma non già per scopi turistici ma per contattare un certo Maturian, un misterioso individuo di origine siriana e naturalizzato italiano (sic!).

Un’ulteriore traccia viene rinvenuta da due scalcinati “topi d’appartamento” (Memmo Carotenuto e Franco Giacobini). Recatisi nottetempo nell’appartamento dell’americano ucciso, i due si appropriano di un paio di scarpe appartenute al defunto contenenti un microfilm all’interno del tacco.

Silvio Amadio, dopo un lungo apprendistato come aiuto di Raffaello Matarazzo, dirige con una certa eleganza formale un giallo sino a quel momento anomalo nel panorama cinematografico italiano.

Lontano dagli archetipi che caratterizzeranno il filone del decennio successivo, Amadio, pur non essendo Fritz Lang, tradisce le premesse iniziali sottolineate da alcune inquadrature da far invidia agli opulenti sets hollywoodiani (memorabile è la sequenza iniziale che riprende una Cyd Charisse dormiente nella suite del Grand’Hotel in cui è alloggiata).

Mal coadiuvato da un raffazzonato copione vergato dallo stesso Amadio in collaborazione con il prolifico Giovanni Simonelli (sceneggiatore più di quantità che di qualità), il film si incanala in una storia che, nel ricercare il colpo di scena a tutti i costi, affastella in maniera confusa e fumettistica scontati stereotipi di certa letteratura “hard boiled” ispiratrice dei noirs americani degli anni quaranta. Il tutto sino a un finale caratterizzato dall’ennesimo colpo di scena a onor del vero piuttosto prevedibile ma che non può non aver ispirato il futuro “gatto argentiano”.

Recitato da tutti in lingua inglese a favorire il doppiaggio della versione d’Oltreoceano, la produzione si affida a vecchie glorie dai nomi altisonanti (…e dal cachet non esagerato) ma decisamente sul viale del tramonto: la “star” Cyd Charisse, doppiata dal “birignao” di Tina Lattanzi, evidenzia la malinconia di chi, dopo aver ballato con Fred Astaire, ha assistito passivamente al declino dei grandi musicals per trovare ruoli in pellicole di genere non all’altezza della sua fama; in quest’occasione deve pure accontentarsi come partner di un mediocre Hugh O’ Brien, troppo impostato e fuori tempo massimo.

A capo della quota italiana e una spanna su tutti, la raffinata Eleonora Rossi Drago; nel rivestire il ruolo dell’emancipata e dinamica giornalista americana Erica Tiller fa quasi da contraltare alla figura della tipica donna italiana ancora troppo sottomessa al focolare domestico.

Se Memmo Carotenuto e Franco Giacobini, nella parte dei due ladruncoli, scimmiottano svogliatamente stilemi da avanspettacolo, piace segnalare, nei panni di una prostituta popolana, la “bonona” Gina Rovere, bellezza volgare dal fisico da pin-up, non nuova a parti del genere.

Per il resto, la musa della “nouvelle vague” Juliette Maynel, forse in procinto di partorire il figlio Alessandro che avrà da Vittorio Gassmann, dà l’impressione di essere capitata lì per caso; il serioso e compassato Mario Feliciani, anzichè rivestire un personaggio d’alto profilo, è un imbarazzante mafioso da fumetto. Nel suo contorno di truci sgherri, ancorchè non accreditato, non possiamo non riconoscere il canuto e inquietante Calisto Calisti, futuro e indimenticato sicario delle mosche argentiane.

A parziale riscatto di una trama che decisamente costituisce il punto debole della pellicola e al di là di interpretazioni in parte non azzeccate e in parte scolastiche, Amadio sembra non accontentarsi degli scontati paesaggi da cartolina della capitale, forse imposti dalla produzione come facile espediente per accattivarsi le platee al di là dello “stivale”. Di straniante interesse sono infatti certe inaspettate incursioni nella Roma delle baracche (all’epoca ancora troppo vergognosamente numerose) e delle “case minime” del Partito Nazional Fascista, ancorchè la fotografia acquarellosa dello spagnolo Mario Pacheco ne esalti aspetti quasi bucolici e poco documentariamente veristi.

Come una sorta di “cinema nel cinema” ci aspetta anche una curiosa e simpatica sortita nella Cinecittà del periodo con le nostre produzioni intente con gli economici “sandaloni” a banchettar sui resti della “Hollywood sul Tevere”. In una versione consapevolmente povera dei grandi studios americani, le nostre comparse sono costantemente minacciate dai registi con impareggiabili “guardate che oggi nun se magna!” e con Cleopatra che manda a “…morì ammazzati!” i centurioni di turno, dopo aver da questi ricevuto prosaici apprezzamenti.

Noto anche con il diverso titolo de “Assassinio made in Italy” e distribuito nei cinema parrocchiali grazie al catalogo della “Sanpaolofilm”, la pellicola, recuperata da un mux americano è oggi disponibile in ottimo master su “Youtube”, ancorchè carente, sia pure in piccola parte, della traccia italiana.

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Questo film è il perfetto esempio di come un Hugh O’Brien qualsiasi solo per via del nome straniero in Italia poteva ottenere il suo prima del titolo cosa che in patria non gli sarebbe mai accaduta. Riguardo la Rossi Drago nonostante si avvicinasse ai 40 (che per l’epoca era come averne 60 oggi) era ancora molto richiesta nel cinema tanto che per almeno un altro triennio lavorò ad alti livelli. Purtroppo, pur essendo sempre una bellissima donna, decise di rifarsi il naso (fu una delle prime a farlo). Questo in Svizzera. Ma all’epoca la chirurgia non era ancora stata messa a punto col risultato che dopo un po’ tendeva a cedergli perciò ogni tot doveva tornare nella clinica e farsene togliere un altro po’. Alla fine non dico che era ridotta come Michael Jackson ma poco ci mancava tanto che dopo Nelle pieghe della carne, in cui si può vedere il risultato dei continui ritocchi, fu costretta al ritiro definitivo.

p.s.: Le baraccopoli a Roma vennero smantellate definitivamente solo a metà/fine anni 70.

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