Johnny Minotaur (Charles Henri Ford, 1970)

https://www.imdb.com/it/title/tt0222068/

Mi sono accostato a questo film perché fa parte della sexploitation Usa realizzata nella fase di trapasso tra il soft e l’hard. E mi sono imbattuto in una strana operazione che possiamo senz’altro definire sperimentale, o d’avant-garde come dicono i francesi.

Un regista (che si presume l’autore stesso, ma non è scontato) racconta in voce off di essersi recato nell’isola di Creta per girare un film sul mito del Minotauro. Niente trama, perché tutto ruota intorno agli incontri con i ragazzi locali che partecipano o sono presenti a vario titolo durante la realizzazione del film stesso (ma anche qui c’è un velo di ambiguità: un progetto reale o solo immaginario?).

La vera protagonista di tutta l’operazione è l’attrazione sessuale per i corpi di questi ragazzi, con una particolare ossessione per gli organi genitali maschili, inquadrati in primissimi piani ripetuti, atti di autoerotismo o incontri omofili (c’è anche qualche immagine hard). Come contorno l’autore ci propina interpretazioni assurde e ridicole (in chiave fortemente intellettualistica e psicoanalitica) del mito del Minotauro e del Labirinto, con addirittura la partecipazione, in voce, di personaggi come Salvador Dalì e Allen Ginsberg.

Nonostante l’omosessualità sia qui contestualizzata in una dimensione estetica, letteraria, e appunto mitologica, si ha tuttavia l’impressione, come accade anche in altre operazioni analoghe, che tutto ciò sia solo un alibi culturale per proporre immagini che all’epoca della realizzazione del film (1969-1970) erano ancora considerate proibite.

Il film in oggetto non mi ha lasciato alcuna emozione particolare, e provvedo a ricollocarlo subito nel museo polveroso di quelle operazioni “X” che di lì a poco, con l’arrivo dell’hard conclamato, avrebbero infranto - e senza più alibi - tutti i residui tabù relativi alla rappresentazione del sesso su grande schermo.

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Film che ho iniziato a guardare con un certo interesse ma che ho terminato - lo dico con un po’ di imbarazzo ma senza rimorsi - con l’utilizzo del fast forward. Come ben dice @A_N , con l’alibi dell’estetizzazione del mito del Minotauro in realtà si assisteva, volendo estremizzare il concetto, a dei filmati pressoché “home movies” (seppur dotati di intenti pseudo-artistici) di una vacanzina a Creta dell’autore con scopi forse più simili ad una sorta di turismo sessuale che al genuino atto generativo di un’opera.

Resta una pellicola curiosa, bizzarra e rappresentativa della sottocultura che l’ha generata (e se vogliamo avere un approccio più ad ampio raggio, anche di alcuni aspetti peculiari di quell’epoca storica).

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