Karmalink (Jake Wachtel, 2021)

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Ultimo film visto al BIFFF, passato pure lo scorso anno a Venezia.

Un’esperienza affascinante, una sorta di rivisitazione della dottrina buddista in chiave cybernetica.
Il film avrebbe già in sé un valore intrinseco, essendo una produzione cambogiana di respiro internazionale (anche se cooproduzione USA), che usa attori e maestranze locali e lancia nel mondo una cinematografia che deve ancora rinascere e fiorire.

Poi è meritevole il fatto che gli elementi al centro della vicenda (il karma, il nirvana, la reincarnazione) non siano dei concetti presi e buttati lì alla bell’e meglio per costruire una sceneggiatura intrigante. Nonostante gli autori siano occidentali è evidente come costoro conoscano in modo approfondito ciò di cui parlano, davvero si parla in modo autentico e competente della filosofia buddista, sfruttando però come pretesto una rilettura in chiave tecnologica del tutto.

In sostanza si assiste allo scontro tra tecnologia e tradizione, al fallace tentativo di raggiungere l’illuminazione attraverso delle scorciatoie tecnologiche, mentre invece il percorso per giungere alla chiusura del cerchio deve essere autentico, il nirvana dev’essere frutto del proprio lavoro su di sé stessi.

Tante intuizioni felici e tanta cura in questo anomalo film di fantascienza dal sapore spirituale, che non può non affascinare.

Il ragazzino protagonista purtroppo è morto durante la postproduzione del film, è a lui che l’opera è dedicata.
Speriamo di vederlo nuovamente all’opera in qualche blockbuster cambogiano in una delle sue future reincarnazioni!

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