Kirikù e gli animali selvaggi - Kirikou et les bêtes sauvages (Michel Ocelot e Bénédicte Gsalup, 2005)

Proseguono le avventure di Kirikù. Come in qualsiasi epos che si rispetti, un grande eroe ha diverse vicende nelle quali è stato coinvolto, la tradizione orale lo rende protagonista di tante storie che formano un corpus (più o meno eterogeneo) che però ha degli elementi in comune che ritornano sempre (le caratteristiche morali, fisiche e psicologiche dei personaggi, il rito della canzone che gli abitanti del villaggio gli dedicano al termine di ogni episodio che lo ha visto trionfare, la morale implicita che insegna sempre qualche piccola o grande verità agli spettatori, …).

E così Michel Ocelot ritorna a narrarci altre avventure del Kirikù bambino, altre situazioni che lo hanno visto fare sfoggio della sua saggezza, della sua curiosità, della sua bontà d’animo, della sua innocenza e del suo coraggio. Questa volta a narrarle abbiamo un vero e proprio cantastorie, il suo nonno onnisciente e saggio che abbiamo conosciuto nel primo lungometraggio.

La formula è leggermente diversa rispetto al film d’esordio del bambino nudo e nero, la qualità del prodotto però è la medesima.