Visto ieri sera in cineteca in greco con sottotitoli inglesi e sotto-sottotitoli italiani, e accidenti, sono stupito come ve la siate riuscita a cavare con “due parole” su un film così pregno di contenuti.
La storia, lo avete accennato, è quella di una famiglia (padre, madre e tre figli) tenuta segregata dai genitori, anche se poi è solo il padre a poter uscire dal recinto, per proteggerla da tutte le brutture del mondo esterno. Solo ad una guardia (donna, e c’è un motivo) della fabbrica dove lavora il padre sarà concesso saltuariamente di entrare nella casa, e sarà proprio lei a portare l’elemento destabilizzante che mette a repentaglio tutti gli equilibri posticci creati dal padre-padrone.
E’ per me un film sul Potere, declinato in tutti i suoi modi di applicazione, dal potere sul linguaggio stravolto in modo funzionale all’esercizio di tale potere, come esemplificava KK nel suo primo post, che invece di censurare alcune parole preferisce modificarne il significato per renderle accettabili. Un potere che concede come uniche immagini fruibili i filmini della stessa famiglia, visti e rivisti all’infinito, tanto che i “bambini” li conoscono a memoria. Un potere che crea superstizione, come per la storia del canino che da il titolo al film, che crea paura con la storia del fratello inesistente e che crea il nemico comune da cui difendersi, il gatto, terribile mangiatore di uomini. Il potere è maschio, anche se la madre aiuta ad esercitarlo anche lei ne è vittima, infatti l’unico a poter godere dei piaceri del sesso è l’unico figlio maschio. Il potere naturalmente si permette, nascondendosi, di concedersi tutto quello che agli altri è negato, sesso, pornografia, musica proibita, comunicazione con il mondo esterno, anche se poi, come si vede nella scena di sesso tra marito e moglie, tutto non è meno meccanico e asettico di quello che è concesso al figlio. Il potere addestra i suoi sottoposti come cani, ed è assolutamente esemplificativo il dialogo del padre con l’addestratore di cani, e come ai cani, ai tre “bambini” viene concessa una via per sfogarsi attraverso il gioco, anche se all’interno del gioco viene sempre inserita una competizione per compiacere il potere.
Sarà come detto Cristina, l’unico personaggio di cui conosciamo il nome, l’elemento esterno, a destabilizzare questi equilibri e guarda caso proprio tramite il cinema, scambiando delle VHS con la figlia maggiore in cambio di sesso orale. E la visione di questi film (direi Rocky, Lo Squalo e Flashdance) apre la mente alla ragazza che arriva al gesto estremo di staccarsi un canino a colpi di manubrio, in una scena horror assolutamente realistica, per poter trovare la forza di uscire dal recinto, in un finale apertissimo bello ma decisamente sadico nei confronti dello spettatore.
Personalmente non l’ho trovato “Pesante” da seguire, anzi, Lanthimos qua e la piazza momenti quasi divertenti, che strappano una risata (penso al disco di Sinatra spacciato come il nonno e tradotto ad hoc dal padre, ad esempio) nel loro essere grotteschi. L’uso delle immagini mi pare di poter dire subisca una specie di evoluzione durante la storia, con l’MDP che non segue gli attori di cui in alcune inquadrature si vedono solo parti di corpo. Via via si aggiungono movimenti, carrelli, zoom mano a mano che vengono minate alcune certezze
Per me filmone, e sono certo che sedimentando ulteriormente, porterà a galla altri aspetti che ho sicuramente dimenticato. Peccato davvero che non abbia ricevuto nessuna distribuzione italiana, ma forse non è così strano nel paese del Family Day