La isla de las cabezas (Nicola Lazemberg, 1979)

Un film sui generis, del quale sicuramente ho colto solo una parte dei significati e dei messaggi nascosti sotto una superficie singolare e bizzarra, tanto scanzonata quanto a tratti inquietante, caratterizzata da un mood di nonsense e da un’estetica che tende a privilegiare marginalità e personaggi insoliti, senza però mai però sfociare nell’eccesso.
Diversi personaggi si ritrovano su un’isola, della quale si dice che chi vi si rechi non possa più tornare indietro. Sono tutti alla ricerca di un nano, che doveva arrivare con la nave delle 19.30 e che portava con sé una misteriosa scatola contenete qualcosa di molto prezioso. Così la sua amante afroamericana obesa, il suo gemello ed altri due poco raccomandabili ceffi (di cui uno gira sempre in perizoma) si mettono alla sua ricerca, agli ordini di una vecchia megera chiamata “Madre di tutti” che possiede metà dei terreni dell’isola.
In questa vicenda verrà coinvolto suo malgrado un giovanotto appena sbarcato sull’isola per sfuggire alla giustizia, in quanto ricercato come presunto assassino della sua fidanzata.
Si fatica a capire chi siano i buoni e chi i cattivi, quali siano i moventi che spingono i personaggi ad agire e quali siano gli scopi ultimi che vogliono perseguire, assistiamo sbalorditi alle loro strane vicende che si dipanano tra predicatori con qualche rotella fuori posto e millantati tesori che giacciono nascosti nell’isola.
Un film che trasmette sicuramente anche dei messaggi politici e sociali, che celati per bene da questa vivace allegoria devono essere individuati ed sviscerati dallo spettatore caparbio.

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