La mala - Banditi a Milano (Sky, 2022)

Sollecitato dal prode @Renato mi sono guardato questa docuserie su Sky, uscita nei giorni scorsi

una carrellata sui più roventi anni di piombo milanesi, per cui soprattutto da metà anni 70 a metà anni '80, col focus centrato sulla malavita comune che fa il salto di qualità, in fondo nè più nè meno che un romanzo criminale allo zafferano

inizio subito da ciò che non mi ha molto convinto, che è stata la struttura narrativa

una pseudodivisione del racconto per argomenti non particolarmente rispettata e per come la vedo io neanche particolarmente riuscita, un susseguirsi di avanti e indietro nel tempo con di cui e off topics che spesso mi hanno fatto perdere il filo

poi una serie di ricostruzioni iniziate con il primo episodio che poi sono sparite nei successivi

e per finire una serie di immagini e filmati di repertorio per la maggior parte visti e stravisti ma lì ci si può fare pochino giacchè il fondo del barile è stato ruscato già da tempo

per cui la parte migliore di tutto restano le interviste, alcune (tipo a Davigo) praticamente solo accennate, altre invece a livello fiume e che reggono di fatto tutta la serie

di buono o ottimo in queste testimonianze lo sviluppo di alcuni personaggi, come Turatello o Epaminonda, che tutti magari conoscono genericamente senza mai avere approfondito tutto il cazzo che hanno combinato, con punte di surrealismo vero tipo gli indiani di Epaminonda che ci sarebbe quasi da ridere se non avessero lasciato dietro di sè un torrente di sangue per le strade

nel bene e nel male l’esperienza di alcuni personaggi monumentali, uomini di Stato come si diceva una volta, come Serra o il vicedirettore di S.Vittore che non mi ricordo come si chiama, riconosciuti come tale per primi da chi lo Stato da un certo punto di vista lo combattevano, e viceversa delinquenti allo stato puro come Vallanzasca o i superstiti della sua batteria riconosciuti come uomini dagli uomini dello Stato, ed era tutt’altro che scontato

non riesco a cambiare idea sul fatto che dietro ai suoi 4-5 morti ammazzati Vallanzasca continua a essere un personaggio non spendibile ma allo stesso tempo assolutamente incredibile, persino forse seppellito dal suo personaggio che da 50 anni, quasi senza soluzione di continuità, lo tiene dietro le sbarre, quando altri con condanne decisamente peggiori di carcere se ne sono fatti la metà di anni e adesso sono praticamente liberi solo per essersi comportati con educazione

chilosà

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Io ho visto per ora le prime 4 puntate di questa serie. Il mio giudizio riassunto in una parola è il seguente: SMARZISSIMA.

Il mio parere è senz’altro parziale, essendo milanese e avendo letto molto materiale negli anni sui vari Turatello, Vallanzasca e compagnia brutta. Comunque è fatta benissimo e sia il materiale d’archivio che - soprattutto - le interviste sono meravigliose.

Il personaggio TOP che emerge è a mio avviso Lello Liguori, uno che per la vita che ha fatto meriterebbe un’altra serie di 12 puntate soltanto su di lui. O quantomeno un’autobiografia, che sarebbe in automatico libro dell’ANNO a casa mia.

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Alla fine l’ho visto anch’io, e ringrazio Frank per avermelo passato. Si stava meglio quando si stava peggio? No, in parte mi ricordo, in parte le ho vissute di persona. 150 assassini all’anno a Milano in quegli anni, 34 sequestri solo nel 77 e solo dei calabresi. Non erano cose distanti, era la tua realtà quotidiana. Solo nel palazzo dove abitavo, c’era la moglie del Commissario Calabresi, uno che fu arrestato per l’assassinio Tobagi, e il nostro gioielliere di fiducia era Torregiani. Da allora il telefono non è sull’elenco, causa minacce di morte ricevute perché mio padre scriveva su Candido. Molto, molto bella.

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Dal web:

Lo sapevate che…
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Luigi Calabresi, 50 anni fa l’omicidio del commissario

17 maggio 1972. Mercoledì. Ore 9.15. Milano. Via Cherubini 6.
Il Commissario Capo della Polizia di Stato Luigi Calabresi, addetto all’ufficio politico della Questura di Milano, esce di casa. Sta per entrare nella sua Fiat 500 blu quando viene raggiunto alle spalle da colpi di rivoltella che lo centrano alla schiena ed alla nuca.
Crolla sull’asfalto tra la sua macchina ed una Opel Kadett bianca. La corsa dell’ambulanza è disperata, arriva già morto all’ospedale San Carlo.
Un omicidio avvenuto tra le auto, con le auto.
Per raggiungere la sua Fiat 500 Calabresi attraversa la strada. Da sinistra arriva una Fiat 125 blu. Alla guida una donna. Scende un uomo alto in giacca blu e maglione scuro a collo alto. Il sicario.
Un testimone cruciale è in un’Alfa Romeo 2000, un altro in un’Alfa Giulia.
L’auto degli assassini, risultata rubata nella notte, nell’accelerare per la fuga, urta col parafango una Simca 1500. Schizza via senza fermarsi per poi essere abbandonata con il motore acceso. La coppia sparisce a bordo di una vecchia Alfa marrone.
Sono passati 50 anni da quel giorno. E’ cambiata l’Italia, è cambiato il mondo. Ma è ancora vivo il ricordo del giovane commissario di polizia romano, colto e gentile. Aveva 34 anni. Lascia la moglie Gemma incinta e due figli piccoli, Mario e Paolo.

#ciaopovery qua eh

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Cioè, Torregiani stava alla Bovisa, mica in Vincenzo Monti…