Un film d’animazione delicato che è quasi una speculazione filosofica sull’animo umano e sulle innate pulsioni che lo guidano, sulle dinamiche relazionali e i meccanismi emotivi. A questa dimensione più intima e introspettiva si alternano anche una riflessione sulla storia recente e uno sguardo socio-antropologico sull’ incontro/scontro tra occidente e oriente.
La pellicola racconta la vicenda della piccola Amélie, dalla sua nascita agli anni della sua prima infanzia, raccontata dal punto di vista interno di un bambino che all’inizio è autocentrato ed autoreferenziale e poi pian piano inizia a rendersi conto dell’alterità, del mondo intorno, dell’esistenza di altre soggettività con cui si trova ad interagire.
Con un tocco leggero e poetico si trattano argomenti profondi ed importanti senza che lo spettatore percepisca peso o fatica durante la visione. Anzi, guardare quest’opera particolare è un’esperienza estremamente piacevole.
Il film è tratto da un racconto autobiografico di Amélie Nothomb, nota scrittrice di origine belga che ha vissuto la sua infanzia in Giappone. Sicuramente non era facile trasporlo in immagini in movimento e gli autori hanno fatto davvero un ottimo lavoro.