Cast: Lucia Bosé, Maurice Ronet, Stefania Casini, Eva Axen
Trama: Ambientato nella lussuosa dimora di due coniugi di mezza età, il film è l’estenuato racconto di una iniziazione sessuale: i padroni di casa ospitano un gruppo di giovani da introdurre ai misteri di ermetici rituali erotici.
Recensione: Pretenzioso, velleitario, disseminato di simboli oscuri e calato in una messa in scena barocca e soffocante, il film sfiora il ridicolo involontario a partire dal titolo.
Una risposta a Almayer con soli 14 anni di ritardo. La prima edizione italiana, intitolata LA PROFONDA LUCE DEI SENSI è stata bocciata due volte in censura. Quindi il film ha dovuto essere ripresentato, come da regolamento, con un nuovo titolo (NELLA PROFONDA LUCE DEI SENSI) e un nuovo montaggio più breve di 500 metri, praticamente un altro film! Poi nel 2019 il film è stato riproposto un’altra volta in censura per togliere il divieto, e questa versione dura 79 minuti. La copia che c’è al CSC è appunto quest’ultima, mentre anche in Francia credo che in video circolino solo versioni cut.
La mia copia, penso di tanti, è in francese sottotitolata. Dura 88’39’‘. Mi sembra di ricordare che il regista avesse disconosciuto lo scempio perpetrato dalle forbici italiche. Che poi la copia al CSC sia da 79’ è veramente assurdo…
Ma ‘ste cose tagliate vanno al macero o finiscono in un limbo inattingibile? Ricordi il caso di qualche film tagliato e di cui qualcuno ha poi riesumato la director’s cut? A parte R. Scott con Blade Runner, intendo un film così disturbante… Il sito di studio Canal riporta una versione da 95’…
Qui Beni Montresor parla per 26’ circa della sua esperienza riguardo a La messe dorée.
Segnalo che la copia italiana pre-censura è visionabile all’archivio della Cineteca di Bologna.
I fotogrammi (o interi spezzoni) tagliati dai negativi delle pellicole censurate venivano conservati in apposite buste negli archivi ministeriali. Alcuni anni fa Alfredo Baldi ha pubblicato un libro (Schermi proibiti) in cui ha esaminato proprio i tagli effettuati all’epoca dalle commissioni di censura e archiviati nelle suddette buste (solo che purtroppo ha fatto confusione e non ha sempre distinto i tagli originari da quelli effettuati per le successive versioni derubricate).
In moltissimi casi le società di produzione hanno conservato i materiali integrali (in primo luogo per la distribuzione all’estero) o hanno tenuto dei controtipi delle pellicole, per cui solo in alcuni casi si può parlare di versioni integrali perdute. Moltissimi sono stati i recuperi delle versioni integrali con i restauri effettuati nel corso di almeno l’ultimo trentennio (esiste un libro che li elenca tutti). Uno degli ultimi recuperi di cui mi è stata data notizia riguarda ad esempio la versione pre-censura di La ragazza in vetrina da parte della Cineteca di Bologna.
Aggiungo che nell’audio della BAMPFA che ho riportato sopra, con domande del pubblico e risposte di Beni Montresor dopo una proiezione del film, il regista risponde involontariamente, naturalmente, anche all’ottusa questione paracritica del pezzo di A. Pezzotta riguardo alla Bosè.